Cosa pensano i genitori di noi expat?

Intervista ai miei genitori!

io- fratello

Io e mio fratello Stefano durante una cena ad Istanbul di anni fa.

Oggi vi propongo l’intervista che ho realizzato al mio papà e alla mia mamma, genitori di figli expat, con me a Barcellona dal 2012 e mio fratello maggiore in Messico, ma che in precedenza ha vissuto per oltre 15 anni ad Istanbul.

Se siete expat come me o aspiranti tali, fate leggere quest’intervista ai vostri genitori, oppure, rivolgete loro le stesse domande: chissà che qualche risposta non vi sorprenda, come è capitato a me!

Iniziamo subito:

  • Cosa hai pensato quando il tuo primo figlio (mio fratello) si è trasferito ad Istanbul?

Papà: All’inizio ho pensato che fosse un’esperienza di studio a tempo determinato, poi, quando ho realizzato che la sua scelta era quella di stabilirsi all’estero, l’ho accettata, anche se a malincuore.

Mamma: Ho avuto la consapevolezza che ci lasciava per andare a vivere in un Paese lontano, a me sconosciuto, che mi incuteva anche un po’di timore per le differenze culturali e gli stili di vita molto differenti dai nostri. Mi è stato chiaro che non sarebbe più tornato in Italia, se non per brevi visite.

  • Cosa hai pensato quando mi sono trasferita all’estero anche io?

Papá: La prima reazione è stata di sorpresa e sconcerto, dopo Stefano anche la sorella emigrava! Poi, quando ho realizzato che ciò la rendeva felice anche perché aveva trovato il compagno della sua vita, ho accolto serenamente la sua decisione.

Mamma: Devo precisare che erano trascorsi anni dalla partenza di tuo fratello ed avevo ridimensionato il tutto, anche grazie all’esperienza concreta fatta sul campo. La gioia di sapere che in Spagna avevi incontrato l’Amore e la consapevolezza che avresti potuto nutrirlo solo rimanendo a Barcellona, mi hanno guidata nel consigliarti con determinazione di restare accanto a lui.

Mamma- figlia- Spagna

Io e mamma durante uno dei nostri viaggi per la Spagna, in Navarra, nel Parque de las Bardenas Reales.

  • Come pensi che avrebbero reagito i tuoi genitori se tu stesso fossi emigrato?

Papá: Penso che mia mamma sarebbe stata molto dispiaciuta ma con il tempo avrebbe accettato la situazione; forse per mio padre sarebbe stato più difficile.

Mamma: Sono certa che, pur dispiacendosene molto dentro di sé, mia mamma avrebbe cercato di non far trapelare i suoi sentimenti reali, per non condizionare la mia scelta di partire.

  • Ti sarebbe piaciuto emigrare a tua volta?

Papá: A dire il vero, è una eventualità che in gioventù non ho mai preso in considerazione. Più avanti, ho avuto due opportunità di lavoro: la prima in California nei dintorni di San Francisco e la seconda  in Germania, a Ulm. Non ho accettato, mi ha trattenuto il timore della lontananza dai genitori anziani e dai parenti. Ora non rifarei più quella scelta.

Mamma: Penso di sì, ma non mi sono mai fermata a considerarlo concretamente, perché alla morte improvvisa di mio papà io e mia sorella maggiore ci siamo sentite responsabili della nostra famiglia di sole donne, privata in un attimo dell’importante figura del capofamiglia. Nostra madre, casalinga,  si diede molto da fare per poter contribuire a sua volta al miglioramento del nostro reddito, che ci dava forti preoccupazioni.

  • In che modo emigrare al tuo tempo è diverso dal mio?

Papá: Al mio tempo non esisteva ancora la cosiddetta globalizzazione,  i confini totalmente aperti e le opportunità di trovare lavoro all’estero, come oggi. Inoltre, non esistevano i social media come Whats app, Facebook, che rendono quotidiane le comunicazioni con il Paese natale.

Mamma: Forse a quell’epoca, negli anni 70, era più un salto nel buio, con molte incognite, mentre ora ci si può sentire parte di un movimento migratorio verso altri Paesi che viene praticato con maggiore naturalezza e facilità di inserimento. Entriamo in molti Paesi senza dover sottostare a controlli, con la medesima valuta del nostro, e questo contribuisce a farci sentire a casa.

  • I contro di avere i figli all’estero?

Papá: Senz’altro la lontananza e l’impossibilità di incontrarsi frequentemente, anche se l’uso dei social compensa questa mancanza.

Mamma: Vivere in Paesi diversi significa non avere la possibilità di vedersi regolarmente e, specialmente quando ci sono i nipoti, è triste non poter stare loro vicino e vederne la crescita constante. Mi mancano anche gli incontri quotidiani più banali, l’uscire per un caffè improvvisato, il passare a casa dell’altro, il pranzo della domenica, etc. Oggi siamo più fortunati rispetto a parecchi anni fa, possiamo incontrarci virtualmente on line, conversare amabilmente e ridere di alcune battute e, in qualche modo sopperire all’impossibilità di vedersi in concretezza.

  • Se ci sono, i pro di avere i figli all’estero? Cosa ti piace del Paese in cui vivono?

Papà: L’opportunità di viaggiare spesso per incontrarli e condividere con loro esperienze di vita quotidiana in un Paese straniero. Istanbul mi piaceva molto. Barcellona è una città moderna, giovane e aperta: adoro le sue spiagge, il mare, il quartiere dove dimoro, la gastronomia, le molteplici attività culturali. La cultura, gli usi e la storia presentano molte similitudini con l’Italia.

Mamma: Il desiderio e la possibilità di andare spesso a trovarli, cercando di conoscere sempre meglio il luogo e la Nazione nella quale hanno scelto di vivere. Cosí facendo ci si sente più vicini ai figli e si comprendono meglio le loro scelte di vita. Da un po’ di tempo, quando mi trovo a Barcellona, mi sembra di muovermi per la città come una del posto, non più come turista, e mi sento molto a mio agio, a “casa”. Del popolo spagnolo apprezzo l’accoglienza e la cordialità dimostrataci, oltre alla semplicità di concretizzare le cose. Parlando con loro è importante esprimersi con chiarezza e sinteticità, poiché sono molto diretti e possono rimanere sconcertati dal nostro eccessivo perbenismo che ci ostacola nel rispondere con sincerità un semplice ‘’Si’’ o ‘’No’’, quando interpellati. Anche ad Istanbul mi trovavo bene: ormai ci sapevamo muovere con abbastanza disinvoltura, avventurandoci anche in quartieri poco noti e lontani dai soliti percorsi turistici, ed ogni volta scoprivamo nuove bellezze della città. I turchi, poi, sono molto ospitali.

  • Cosa diresti alle mamme ed ai papà che hanno i figli che pensano di trasferirsi all’estero?

Papá: Di accettare la loro scelta di vita perché sarà un esperienza arricchente, non solo per i figli, ma anche per loro stessi come genitori.

Mamma: Di appoggiare le loro richieste, esaminando con loro le motivazioni ed i desideri che li spingono a trasferirsi in altri Paesi con serenità ed obiettività; ascoltarli con serietà e non demotivarli a causa delle proprie paure o incertezze. È importante che i genitori incoraggino i figli che desiderino volare lontano, pur vagliando insieme i pro e i contro della loro scelta.

Istanbul- vista-mamma

Mamma godendosi Istanbul dall’alto di un grattacielo.

  • Conosci casi di genitori che premono perché i figli restino in patria?

Papà: No, però penso che la maggior parte dei miei conoscenti avrebbero timori e preoccupazioni se i loro figli emigrassero.

Mamma: Conosco famiglie che hanno approvato la scelta dei loro figli con abbastanza serenità, e altre che invece si sono chiuse al dialogo non appena i figli hanno tentato di parlarne, non concependo un loro futuro’’ abbandono’’e facendoli sentire in colpa, qualora avessero insistito su questa posizione.

  • Come pensi che ti vedano le coppie di genitori che hanno figli vicini?

Papá: Ho spesso la sensazione che mi considerino sfortunato per non avere i figli vicini.

Mamma: Mi dà l’idea che possano commiserarci come coppia i cui  figli sono‘’volati via’’. Forse ritengono che non siamo stati capaci di trattenerli vicino a noi e lo vedono come indice di mancanza di affetto reciproco (NOTA dell’autrice: vi garantisco che non è cosí, ci vogliamo molto bene!)

  • Vai spesso a trovare i tuoi figli?

Papa: Almeno tre volte l’ anno per più di un mese.

Mamma: Da tre mesi nostro figlio si è trasferito in Messico con la sua famiglia e questo significa un cambiamento molto forte anche per noi. Quando viveva ad Istanbul cercavamo di mantenere un incontro con loro, specialmente per i nostri nipotini, due volte l’anno. Ora è presto per esprimerci su possibili viaggi in Messico, però sicuramente le ore di volo necessarie per raggiungerli avranno un forte impatto restrittivo sulle nostre scelte. A Barcellona, invece, veniamo per periodi lunghi due o tre volte l’anno.

polpo- papà- mangiare-barcellona

Mio papà in un ristorante Barcellona con il suo adorato pulpo a la gallega, il polpo alla galiziana.

  • Cosa non ti piace?

Papá: L’estremismo degli indipendisti catalani.

Mamma: Della Turchia non approvo il movimento di chiusura e la regressione che sta vivendo, che limita le libertà dell’individuo. Per quanto riguarda Barcellona, sono dispiaciuta per la rigidità manifestata più volte dal movimento indipendentista.

  • Ti piacerebbe che i tuoi figli rientrassero in Italia?

Papá: Ovviamente sì, ma non ne faccio un problema.

Mamma: Sì certo, ne sarei felice, ma solo se il loro rientro fosse dovuto ad una nuova attività lavorativa, che li soddisfacesse pienamente.

  • Avendo un figlio all’estero, ti senti un po’expat anche tu?

Papà: Sí, quest’esperienza mi ha dato l’opportunità di sperimentare la vita quotidiana in una città straniera e rimettermi in gioco nell’apprendimento di una nuova lingua, lo spagnolo.

Mamma: Sì, molto spesso. Grazie a loro ho conosciuto molto bene le loro città di ‘adozione’ ed i luoghi vicini. Il cercare di impadronirmi di alcune realtà del Paese dove vivono i miei figli mi ha fatto sentire più ricca e più aperta rispetto a prima, e la sensazione è stata molto piacevole per me.

  • Una cosa che vuoi dire ai tuoi due figli:

Papa e Mamma: Continuate a sviluppare la vostra vita nel Paese in cui avete scelto di stare, rimanendo sempre voi stessi, mentre vi arricchirete di tutte le conoscenze e le esperienze nuove che farete, giorno dopo giorno. Vi vogliamo molto bene!

Nonostante i miei genitori mi vengano a trovare abbastanza spesso, in questo periodo, per ovvi motivi, non era facilissimo.  In genere il Natale lo trascorriamo in Italia, ma quest’anno avevano deciso di venire loro; fino all’ultimo non eravamo convinti che ci sarebbero riusciti, anche perché il governo della Spagna ha emesso un decreto per cui richiede un test Covid PCR molecolare negativo da mostrare all’arrivo in aeroporto, scritto in inglese o spagnolo, ed effettuato nelle 72 ore precedenti. I miei sono impazziti per cercare un laboratorio che garantisse loro il risultato in inglese e in massimo 48 ore. Rispetto ad altri Paesi Europei, la Spagna non dà la possibilità di mostrare il risultato del test antigeno rapido, i cui risultati si ottengono più velocemente, ma la cosa davvero assurda è che chi si presenta senza il PCR molecolare realizzato incorre in una multa e viene obbligato a sottoporsi al test antigeno. Insomma, non ci si capisce niente.

Io ho deciso di prenderla sul ridere in questo video che ho realizzato sull’argomento:

Alla fine hanno trovato un laboratorio a un’ora di distanza da casa che ha consegnato loro il risultato in poco tempo, in inglese, e sono arrivati Barcellona venerdì scorso.

Buon Natale a tutti quanti, vicini o lontani dalle vostre famiglie!

14 commenti
  1. Chiara
    Chiara dice:

    BELLISSIMO RACCONTO,spiegando il periodo pre e post generazioni a confronto. Il mondo è meraviglioso e sarebbe da esplorare GRATIS per arricchire tutte le persone del Pianeta per capire che non esiste solo il luogo dove siamo nate. Che bella notizia per i tuoi genitori. MERAVIGLIOSO REGALO. 💖

    Rispondi
  2. Samanta - Jena DE
    Samanta - Jena DE dice:

    Un’intervista interessante e autentica che mostra, anche ai più diffidenti, che avere figli all’estero non è poi così male. 😉
    Bella l’apertura culturale dei tuoi genitori, splendida la loro voglia di viaggiare per venirti a trovare quando possono, meravigliosa la loro sincerità mai faceta e sempre di cuore.
    Grazie per aver condiviso con noi le loro impressioni!!!

    Rispondi
  3. Mariarosa
    Mariarosa dice:

    Come madre di una ragazza 26enne a Maiorca da quasi 2 anni mi sono riconosciuta molto nella figura della mamma. Sino serena perché vedo mia figlia felice. Anch’io vado 3 volte l’anno a trovarla..penso però che se in futuro avesse dei figli forse penserei a trasferirmi anch’io per essergli vicina

    Rispondi
  4. Silvia
    Silvia dice:

    Bellissimo articolo!
    Mi hai fatto venire voglia di intervistare i miei genitori.. chissà cosa direbbero 😂😂
    Grazie 😊

    Rispondi
  5. Cinzia Gallastroni
    Cinzia Gallastroni dice:

    Che meraviglia di genitori ! aperti, disponibili, simpatici.
    In alcune risposte mi hanno ricordato mia mamma, bello, bellissima famiglia che evidenzia che l’affetto non si misura in chilometri
    un abbraccione a tutti

    Rispondi

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