La mia quarta tappa in Africa: Gibuti

Djibouti Palace Kempinski

Djibouti Palace Kempinski

Qualche settimana fa sono andata a Gibuti per alcuni giorni e ho piantato la mia quarta bandierina sul continente africano.

So che in Europa c’è gente che farebbe carte false per poter viaggiare, ma sinceramente tutti questi tamponi a me fanno passare la voglia di muovermi, benché ne abbia la possibilità, vivendo in questa parte di mondo senza grandi restrizioni.

Gibuti città non la consiglio per turismo, a meno che non si abbia il tempo per le escursioni ai laghi salati, per lo snorkeling o per andare a fare il tour in barca per vedere gli squali. Non è cara, è carissima! Io ci sono stata per questioni burocratiche, non è stata esattamente una scelta.

Tampone ad Addis prima di partire, tampone rapido all’arrivo in aeroporto, due ore e mezza di coda per fare il tampone il primo giorno, altre due ore e mezza di coda per ritirare il risultato del tampone il giorno dopo e scoprire che non ero stata registrata né col mio nome, né col numero di passaporto.

Mi chiedono che numero di provetta avessi il giorno prima, niente.

Proviamo un numero simile, niente. Scorriamo la lista dei nominativi e trovo un nome che potrebbe vagamente ricordare il mio, specifico che il risultato del tampone mi serve per viaggiare e che nome e passaporto devono coincidere. Andiamo bene!

Anche l’arrivo in aeroporto è stato abbastanza traumatico, al ritiro bagagli mi avvicino al mio e un uomo lo afferra al volo e mi accompagna verso l’uscita. Io non avevo soldi con me e già sapevo questo dove voleva andare a parare. Gli dico di non preoccuparsi, che me lo potevo portare da sola, ma niente, non mollava!

Provo a connettermi al wifi ma non esiste wifi all’aeroporto.

La scheda etiope non funziona all’estero, così provo con quella italiana, accendo e arriva l’sms: benvenuti a Gibuti, siamo spiacenti ma la compagnia telefonica locale non ha preso accordi con noi quindi non è possibile accedere al servizio.

Bene, sono arrivata in anticipo di un’ora, devo farmi venire a prendere e non so come avvisare. Il tizio che si è preso il mio bagaglio mi dice di chiamare dal bar, io ripeto che non ho soldi e lui mi dice non fa niente. Faccio la mia chiamata e vado fuori ad aspettare, mi vengono a prendere dopo mezz’ora e il tizio è rimasto lì tutto il tempo abbracciato al mio bagaglio per prendersi la sua mancia e si è messo anche a litigare perché voleva più soldi. Welcome to Djibouti!

Il giorno successivo mi preparo per uscire. La persona da cui stavo mi ha fatto cambiare, perché “i pantaloncini in un paese musulmano non sono raccomandabili”. Mi metto i leggings e mi dice che forse erano meno “indecenti” i pantaloncini. Insomma ci sono 30 gradi, cosa dobbiamo fare?

Djibouti

Djibouti

Mi sono fatta una passeggiata in centro da sola ed è stato un susseguirsi di Bonjour madame, Hey pussy, Hey sexy, Ça Va, e infinite strombettate di claxon. 30 gradi, sole cocente, coi pantaloni lunghi, lo zaino di pelle, sudata marcia che mi facevo schifo da sola, e loro a dirmi cose che suonavano più come una presa per i fondelli che per dei complimenti (o qualsiasi fosse il loro intento).

Mi è salito un infinito odio per il genere umano e il genere maschile.

Non avevo internet, non sapevo bene dove stessi andando, ma avrei voluto fare volentieri il tragitto sotto terra, di modo che non mi vedesse nessuno e che nessuno potesse dirmi niente! In quel momento mi è mancato veramente l’harassment all’acqua di rose di Addis, avrei voluto poter diventare invisibile o nascondermi in un sacco nero. Quella passeggiata mi ha fatto proprio passare la voglia di vedere la città e probabilmente ha influito sulla mia opinione sul posto.

Durante il pomeriggio del giorno uno, quando mi hanno chiesto come stesse andando, la risposta è stata: bene, mancano 27 ore alla partenza.

Questa citta mi è stata ostile fino all’ultimo e vi posso assicurare che non ci tornerò mai più.

Giunto finalmente il momento di tornare “a casa” (Addis ancora non la sento proprio casa, però casa è dove vivo, quindi tecnicamente Addis è casa senza virgolette), faccio il check in, poi passo al controllo visa e mi ritrovo in un atrio con un sacco di gente che aspetta, ma non capisco cosa.

Un poliziotto mi attacca bottone, hello how are you, what’s your name, approfitto per chiedere se c’è un duty free, un bar, qualcosa per passare le 3 ore successive e lui mi dice “sì sì, è bello, è grande e c’è di tutto”. Ringrazio per l’informazione, passo l’ulteriore controllo per andare a vedere questo stupendo piano superiore e mi ritrovo in un corridoio stretto, pieno di sedie. L’impiegato dice di aspettare, mano a mano entrano più persone e ci fanno sedere in fondo al corridoio. Io stavo morendo di sete, ma dopo un’ora intuisco che il poliziotto mi ha presa in giro, non esistono né bar né duty free, mi devo tenere la fame, la sete e le bestemmie verso quel tizio.

Io dico, hai addosso una divisa, rappresenti il tuo Stato, perchè devi comportarti così con la gente durante il tuo lavoro? Boh, i misteri di Djibouti.

Finalmente arriva il momento di salire sull’aereo, pieno tra l’altro, altro che Covid!

Dopo un’ora sono ad Addis. Saliamo sulla navetta che ci porta all’entrata dell’aeroporto, davanti ce n’è un’altra che apre le porte prima della nostra e vedo la gente fiondarsi giù correndo, manco ci fosse un allarme bomba. Non capisco, di nuovo!

Arriviamo alla fila dei controlli passaporto e lì capisco tutto… era pieno pieno di gente e ho fatto una coda di un’ora e mezza per uscire dall’aeroporto. Mi sono veramente chiesta cosa ci facesse tutta quella gente lì.

C’è mezzo mondo bloccato e ad Addis la gente va e viene come se non fosse successo niente.

Ok che da noi non ci sono restrizioni, ma tutti i fuggiaschi che arrivano, come hanno fatto a scappare dai loro paesi, per andare in vacanza? Misteri della vita!

Se tra un paio di mesi avessi la necessità di uscire dal paese di nuovo, quale meta mi consigliate? Madagascar? Dubai? Kenia? Si accettano consigli.

PS:

Mi sono fatta prestare queste due foto da un amico, in quanto durante il mio viaggio sono sempre stata arrabbiata e non ho fatto neppure una foto!

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