Grazie 2020!

Brema

Di sicuro sarò in controtendenza a dire questo, ma io al 2020 un po’ gli voglio bene. Intendiamoci, non lo rivivrei – neanche per sogno! – ma un po’ mi fa tenerezza, bistrattato da tutti.

I primissimi giorni dell’anno scorso

vagavo per la Germania con lo zaino in spalla, alla scoperta di Amburgo e Brema e prenotavo un biglietto areo per Milano, per fine febbraio.

Nel giro di pochi giorni, un mio amico sarebbe partito per la Cina, per poi tornare prima del previsto. Non volevamo vedere cosa stava per succedere, era divertente scherzarci su, ma intanto l’Australia era in fiamme, avevamo rischiato una nuova guerra mondiale e la situazione in Cina non prometteva bene. A febbraio me ne sono scesa a Milano, per un po’ di tempo con la famiglia, e neanche a farlo apposta, sono atterrata proprio il 21, giusto in tempo per la pandemia! Sembrava un film di fantascienza. Ricordo gente allontanarsi all’improvviso, in strada, vedendo persone in lontananza, scene di panico e pianto, ma anche molto sconcerto per quello che ancora non era stato capito fino in fondo. Quando sono atterrata a Tegel, mi aspettavo che mi rivoltassero come un calzino, tra tamponi e moduli da compilare. Niente.

Nel giro di poche settimane

è iniziato il primo lockdown e, arrivando da un periodo pesante, per me, passati i primi giorni da ansia da apocalisse, è stato rigenerante – non voglio passare per cinica, ma quando è finito stavo molto meglio di quando è iniziato, semplice verità.

Mi sono potuta dedicare di nuovo ai miei lavori in legno, ho fatto puzzle, imparato a usare nuovi programmi, seguito corsi online: sono rifiorita!

Uno dei pannelli fatti durante il primo lockdown

Dopo il lockdown

è tornata una qualche forma di normalità. Pur sempre con delle rinunce, ma i berlinesi sono adattabili e se non possono fare feste al chiuso, le fanno nei parchi. Sono stati mesi di passeggiate, conversazioni e birre all’aperto. Ho scoperto parti di Berlino che non conoscevo, come Teufelsberg e ad agosto mi sono addirittura concessa un piccolo viaggio – treno e zaino, ovviamente.

Dopo l’estate

ho deciso che era il momento di trovare casa, un posto finalmente per conto mio. Il lockdown mi era servito a capire che se devo stare bloccata in un posto, quel posto non voglio che sia Berlino. Però ha reso anche altrettanto chiaro che la cosa più intelligente da fare è godersi il presente, senza programmare troppo e spostarsi in piena pandemia è una sfida a cui non mi andava e non mi va di sottopormi: quando cambierò città, voglio godermi il momento appieno. Quindi tanto valeva mettermi comoda.

Le mie esperienze con la ricerca della casa erano state estenuanti ed estremamente frustranti, ma finalmente ero pronta! Ho visto una sola casa: la mia! Eh sì, il 2020 mi ha regalato quello che molti a Berlino non raggiungono mai (ho sentito anche di gente che lascia la città per questo): uno spazio tutto per me, dove poter girare in mutande, come pure in abito da sera, se voglio e quando voglio!

Non so davvero come avrei affrontato il nuovo lockdown se non avessi avuto questa fortuna!

casa mia a berlino

La mia casetta

Il 2020 mi ha anche dato una consapevolezza maggiore di quello che voglio fare nel futuro,

di dove voglio farlo e di come arrivarci. Mi ha fatto tirare fuori le unghie, capire che non c’è un’età massima per cambiare strada ed essere felici e mi ha ricordato che, anche se al supermercato spesso ho bisogno di aiuto per prendere i cereali, nella vita posso arrivare dove voglio. Ci si sente persi a volte, soprattutto nell’affrontare cose nuove, ma è in quei momenti che si impara che a volte le persone, se chiedi, ti tendono una mano (dopo averla disinfettava, ovviamente), che si può fare rete e diventare invincibili. Berlino non è una città cordiale e con lapandemia di certo non è semplice costruire nuovi contatti, però ci sono molti luoghi virtuali (International Women in Berlin oppure Swap Your Skills Girls Berlin only) pieni di persone con storie da condividere e pronte ad aiutare.

Questo forse è il regalo più grande che mi ha fatto il 2020: la generosità di persone assolutamente sconosciute, che sono diventate parte del mio cambiamento e mi hanno dato la spinta di cui avevo bisogno, quando io ero l’ultima a crederci.

Nessun anno è stato mai così duro. Nessun anno è stato mai così utile. Grazie 2020!

2 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi