I gruppi, noi e loro? Odio o Amore?

gruppo di persone

Un gruppo adatto può aiutarci a stare meglio anche secondo la psicoanalisi.

Anche per questo post servono delle nozioni iniziali. Allora si parte spesso dall’idea che il gruppo risvegli un aspetto degradante della nostra personalità. Questa presa di posizione è tipica di studiosi importanti per la teoria psicoanalitica fra i quali Wilfred Ruprecht Bion, britannico.

Esploriamo prima l’idea del gruppo e della brutalità poi passiamo all’importanza del gruppo per stare meglio. Logicamente in questo post si semplifica molto. L’esperienza di Bion ha inizio presso l’ospedale militare di Northfield durante la II Guerra Mondiale dove lavorò con gruppi di soldati traumatizzati. Bion pensa che la psicoanalisi è un elemento conoscitivo, serve a capirsi ed è anche il processo attraverso il quale noi diveniamo noi stessi. Se si passa al gruppo, Bion ha due teorie, ma prima di guardare a questi punti di vista guardiamo un’altra distinzione, quella fra gruppo e aggregato, l’aggregato è formato da persone, che si trovano in un insieme, osservabile direttamente, mentre il gruppo è qualcosa di diverso: è il prodotto di un’attività mentale

L’idea di base è che il gruppo rende l’individuo brutale.

Si parla di mentalità primitiva – io non sono d’accordo con l’espressione – ma comunque sono qui per riportare il pensiero, poi in un altro luogo potremmo discutere l’espressione. Bion sostiene che nel gruppo ci sia una tendenza ad agire impulsivamente, lo spazio dell’individuo è limitato in un gruppo. In poche parole per Bion ci sono stati mentali collettivi, si agisce in maniera impulsiva, abbiamo fallimento dei fini personali ma l’atmosfera è incoraggiante ed esaltante. In realtà, la questione è estremamente più complessa perché i gruppi non sono solo qualcosa di negativo. Infatti attraversi i gruppi si cresce anche, si diventa più umani. Infatti, siamo animali sociali e nel gruppo sperimentiamo un’apparente contraddizione: nei gruppi perdiamo la nostra individualità ma nello stesso tempo appaghiamo i nostri bisogni individuali. In un gruppo possiamo attivare due stati mentali, quello pulsionale e incosciente e quello mentale, coscienze e razionale, di lavoro. Nel gruppo di lavoro gli studenti realizzano un obiettivo comune, quindi sono disposti a apprendere norme e funzioni.

Vediamo come questa tendenza è diversa nel caso della seconda modalità del gruppo, già descritta.

Nel gruppo funziona una regressione inconscia; attraverso questa le emozioni individuali vengono adeguate a quelle del gruppo. Detto questo, lo stesso Bion riconosce ai gruppi la capacità di comunicazione istantanea delle emozioni e delle ipotesi di base. La psicoanalisi considera il gruppo anche un modello di cura. In Italia uno degli studiosi che si è occupato maggiormente delle dimensioni collettive della cura è stato Neri. Nel gruppo del modello psicoanalitico, si attiva la dimensione interpersonale, i membri entrano a far parte di un campo e instaurano una relazione. Si sviluppa la risonanza che è il fenomeno di contagio emotivo, una persona risuona all’unisono con un’altra. Per Francesco Corrao il gruppo assorbe l’ansia che l’individuo non sa elaborare, anche l’ambiente stesso che viene creato dal gruppo fa stare l’individuo meglio. Queste abilità hanno un nome bellissimo, la funzione gamma. La funzione gamma non è altro che la funzione elaborativa del gruppo.

Il gruppo è uno spazio di riflessione per l’individuo, quasi un ponte fra se stesso e i pensieri del gruppo.

Inoltre il gruppo ascolta come una madre sensibile, come un utero. Certo, ci sono anche dei momenti distruttivi.  Questo però è tutto un altro discorso.

Alla prossima volta!

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