IL MONDO OLTRE LA FINESTRA

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Camera da letto del mio appartamento lionese, ore 18.42 di un giorno come tanti. Se così lo si può definire. Qui in Francia, dal 17 marzo scorso siamo in lockdown. Le nostre vite hanno acquisito nuove geometrie, nuove variabili. Vaghiamo da quattro settimane tra il salone, la cucina e il bagno. Senza soluzione di continuità. Ma il momento più atteso della giornata è, per me, quella mezz’ora poco prima delle 19 in cui riesco a vedere il sole. Il mio appartamento è in effetti piuttosto buio. Di norma, non è esposto alla luce solare, durante la giornata. Qualche raggio penetra nella mia camera da letto solo verso le 18.30. Un passaggio rapido, veloce. Poi, il sole scompare dietro i palazzi.

Il mio appartamento affaccia su un edificio che ospita uffici, quindi ormai completamente vuoto. Gli esseri umani che riesco a intercettare con lo sguardo, son solo quelli che passeggiano nel viale sotto casa. Credo che sian diventati la costante delle mie giornate noiose. C’è quel signore con i capelli scuri, lunghi e lisci, un po’ sovrappeso, che vedo tutte le sere poco prima di cena. Percorre sempre la stessa traiettoria, quasi la sua fosse una procedura automatica, meccanica. Come se deviare di qualche passo rappresentasse un pericolo. Il signore abitudinario transita rapidamente per poi scomparire oltre il mio campo visivo.

C’è poi quella giovane coppia, due ragazzi indiani dalla pelle ambrata. Scendono in cortile sempre alla stessa ora, per sgranchirsi le gambe e respirare un po’ di aria fresca. Rientrano dopo neanche un quarto d’ora. E poi, c’è il ragazzo-con-le-magliette-dallo-scollo-a-V. Non mi sta affatto simpatico. Innanzitutto: ho sempre odiato le magliette con scollo a V. E poi: indossa sempre dei vistosissimi e coprenti occhiali da sole. Mi domando quale sia il colore dei suoi occhi. E invece devo sciropparmi la sua collezione da culturista. Tutta sui toni del grigio, quindi ancora più noiosa.

Il martedì invece, sotto casa, c’è molto più movimento del solito. Ogni settimana i produttori locali vendono i loro prodotti agli abitanti del quartiere. Tutti rigorosamente a un metro di distanza, forse anche più. Mascherine sul viso, colorate e non, di stoffa e non. I miei vicini di quarantena scendono a riempire di verdure biologiche le loro buste colorate. I clienti sono aumentati a dismisura nel corso delle ultime settimane. Io credo che il martedì pomeriggio sia ormai anche e soprattutto una scusa per sentirsi ancora parte di una comunità tangibile, visibile. Dalle fattezze umane, per l’appunto.

D’altronde, i nostri scambi son diventati ancor più mediati. In tempi di epidemia, lo schermo prende il sopravvento sulle nostre vite. E il mondo oltre le finestre è diventato ciò che di più reale possa presentarsi al nostro sguardo. Mi chiedo se anche le mie finestre non siano diventate una sorta di schermo impercettibile. Ogni giorno spero che possa accadere qualcosa degno di nota, qualcosa che possa solleticare la mia curiosità. Qualche giorno fa, ad esempio, ho notato un insolito disordine nei pressi dei cestini della spazzatura. Cartacce, rifiuti scomposti, svolazzanti. Mi son detta: qualcuno rovisterà nella spazzatura, alla ricerca di cibo. Qualcuno più sfortunato di me. E avevo ragione, per certi versi. Qualche ora dopo, ho infatti colto sul fatto una cornacchia. L’ho vista agitare con veemenza i rifiuti ordinatamente riposti nel cestino dai passanti. Una ricerca spasmodica, il becco che setacciava freneticamente la spazzatura.

Martedì scorso, invece, ho assistito ad un’altra scena abbastanza curiosa. La consegna settimanale dei prodotti biologici: i cestini di verdure preparati con largo anticipo dagli agricoltori, rigorosamente posti a debita distanza l’uno dall’altro. E poi: un cane pelosissimo, color miele, diligentemente al guinzaglio. La padrona ha allentato la presa per un attimo, si è trattato di pochi secondi. Il cane-color-miele-pelosissimo ha addentato con voracità quello che dalla mia finestra appariva come un cespo di lattuga. Il fatto è che non so se qualcuno se ne sia accorto. E io non potevo di certo mettermi ad inveire dal balcone, su un povero quadrupede. Sarebbe stato scortese. Non pensavo che anche i cani potessero cedere, un giorno, alla moda del biologico. Martedì prossimo, mascherina nera sul volto, andrò a recuperare anche io le verdure. Mi auguro che i miei ortaggi non presentino anomalie sospette.

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