In attesa di rinascere

L’inverno è il momento perfetto per tenere al caldo il seme della nostra vita e aspettare che sbocci

Più o meno un anno fa, a quest’ora, ero su un aereo da Shanghai diretto a Roma. Avevo appena lasciato una calda Canton (al secolo Guangzhou) pseudo-primaverile e un mercatino di Natale visitato a maniche corte, la mia amica cantava “All I want for Christmas” e sudava. Nell’aria rarefatta e sempre uniforme del velivolo immaginavo la punta del treno che mi avrebbe portata a Venezia immersa in una coltre di “caigo”, caligine, l’acqua della laguna a galleggiare a mezz’aria avvolgendoci in un freddo osseo che non va via neanche al tepore dei bacari veneziani.

Questa mattina mi sono svegliata in una Kiev che sembra la laguna, dalla finestra non vedo in fondo alla strada e il manto grigio poggiato sui palazzoni del mio quartiere mi fa tornare in mente con nostalgia un mix di scene di fiori tropicali che sbocciano a fine novembre e notti nelle calli nebbiose. Quasi come se il mio cervello non potesse più seguire l’andare delle stagioni: viaggiando di qua e di là mi sono scombussolata tutta: il bagno nell’Oceano a Febbraio e subito dopo in un aereo che roteava sopra Mosca incastrato in una tempesta di neve; mi sono ritrovata a festeggiare il mio compleanno con vestiti di lana sulle fondamenta veneziane e ad essere catapulta, ancora mezza sbronza, nel calore infernale del gennaio Bengalese con una manciata di cioccolatini da parte della crew di Alitalia, una bustina di lavanda e tante benedizioni tibetane dall’occitano mio compagno di volo.

Una marea di sconvolgimenti meteorologici nel mio organismo da viaggiatrice.

Adesso invece, intorpidito ma felice, si gode per un attimo la quiete: un autunno e un inverno tutto d’oro, un ultimo sprazzo di energia insieme alla natura prima del sonno definitivo. Gli alberi hanno lasciato andare le loro foglie per conservare l’energia, per sopravvivere con questo po’ di sole che sorge tardi e sparisce troppo presto, lasciandoci orfani in un buio prematuro. Eppure noi non siamo alberi, non abbiamo giustificazioni: noi siamo umani e costretti a sfidare le leggi della natura che ci vorrebbe lì, a riposo, a concepire nuova vita che sboccerà in primavera. Lo stridio tra i ritmi della società e quelli della natura alla quale il corpo vuole tornare, mi spinge all’esaurimento, alla voglia di fuggire chissà dove. In questi mesi di buio vorrei solo lasciar andare le foglie a terra e i pensieri a fluttuare intorno alla testa, svolazzi di idee da covare e scaldare fino a che saranno pronte per uscire dal guscio.

L’inverno come quel momento di introspezione totale, in cui ci chiudiamo al mondo per fare un bilancio, un “sto bene o non sto bene”, per seminare progetti futuri, coprirli con la terra, annaffiarli e aspettare che diano i loro frutti. Un momento per stringersi insieme, per darsi forza e calore nel letargo apparentemente inutile ma necessario alla ricarica del corpo, della mente, dei progetti e, soprattutto, dei nostri legami, che sono il concime della vita.

Il mio vuole essere un inno alla lentezza, al dare al mio corpo il permesso di prendersela comoda: il suo anno l’ha fatto, il suo dovere compiuto. Può lavorare quelle poche ore di luce al giorno e poi scivolare nel letargo. Vuole anche essere un’incitazione al fermare il vorticare di diritti e doveri nel nostro cervello, a dire: stop, è il momento di bersi una tazza di tè e di capire insieme come si vorrà rinascere la prossima primavera, quali figli si ha in progetto di far sbocciare.

Un inno al chiudere fuori dalla porta “è bene far così…” e ad abbandonarsi sul divano con chi si ama, in attesa di rinascere.

2 commenti
  1. Fabiola
    Fabiola dice:

    Cara Ale,

    Adoro leggere i tuoi articoli: hanno sempre una musicalitá impressionante.

    Non sono un’amante dell’inverno peró, ora che mi ci fai pensare, tutte le decisioni piú importanti della mia vita, sono state prese in questa stagione.

    Persone tanto attive come noi, forse hanno bisogno di fermarsi ogni tanto per rifare il punto della situazione e, se non ci fermiamo noi da sole, è il Mondo che ci ferma con il suo gelo e la sua poca luce, per darci il tempo di riflettere e rinascere, una e un’altra volta.

    Un po’ come quando facciamo mille cose, piú del dovuto e ci viene la febbre, credo sia la stessa meccanica 😉

    Goditi questo letargo e sono sicura rifiorerai prestissimo, con tantissima energia.

    Un abbraccio.

    Fabiola – Mallorca

    Rispondi
    • Alessandra Cina/Ucraina
      Alessandra Cina/Ucraina dice:

      Ciao Fabiola,

      Innanzitutto grazie per avermi letta 🙂 poi si, hai ragione. Di quando in quando o ci fermiamo o è il corpo che lo fa per noi. Nell’articolo volevo mettere in evidenza come è proprio naturale rallentare in questo periodo dell’anno, lo fanno gli alberi, perché non potremmo farlo noi umani? E dedicarci solo all’introspezione. Un miraggio, nella nostra società. Ma con un po’ di attenzione e consapevolezza potremmo diventare più gentili con noi stessi.

      Rispondi

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