Io in pausa non so stare

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Da qualche settimana continuo a svegliarmi pensierosa.

Ieri però, in particolare. Sarà che ho appena tagliato i capelli, sarà che sono di nuovo in moto per capire dove andare.

Dal parrucchiere le donne si mettevano le mani sul viso, come se fossero sofferenti per me. Ho tagliato 45 cm di capelli: li ho donati ad una associazione che fa parrucche per le persone malate di cancro che non possono permettersi di comprarne una.

Sì, mi ha fatto male tagliarli, ma l’ho fatto per una giusta causa e non me ne pento. E poi non voglio affezionarmi a niente. Le cose cambiano nella vita e nulla è per sempre. La chioma lunghissima e voluminosa ti fa nascondere da te stessa. Stai in pace e in una comfort zone. Io non ci sto stare nella comfort zone per molto tempo.

Stamattina, quando ho aperto gli occhi, ho avuto un flash di quando mi sono trasferita in Germania nel 2014.

Non sapevo nulla di quel paese, niente di niente. Pochi mesi dall’esito positivo del colloquio di lavoro, e un biglietto Easyjet di solo andata.

Mi era venuta a prendere all’aeroporto una ragazza che poi sarebbe diventata mia collega, l’azienda aveva organizzato questo pick up.

Sempre questa collega mi aveva poi accompagnato nella casa dove sarei andata a vivere. Avevo preso una stanza da una ragazza portoghese. Bella casetta, sperduta e vicino ad una foresta. Vedevo sempre tanti animaletti che camminavano tra i cespugli.

Iniziava la mia avventura. La prima notte avevo dormito su un materassino per il mare sgonfio, in un sottotetto con la finestra senza oscuranti, alta. Nella stanza non c’era nulla e pagavo 400 euro. Potevo solo affacciarmi con il collo ed ero all’altezza degli uccelli sugli alberi.

Il treno era in vallata e se per un minuto scendevi in ritardo lo perdevi, perché non c’era un sottopasso, e quindi non potevi attraversare i binari chiusi.

Avevo iniziato a lavorare il giorno dopo essermi trasferira. Non si capiva niente con il software che dovevo usare, la grafica era tremenda e aveva molti bugs. Beh, non c’è molto altro da aggiungere, visto che dopo 6 mesi ho iniziato a lavorare altrove.

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Ora sono in Italia da qualche mese, periodo durante il quale ho iniziato a lavorare per una compagnia britannica ma abbiamo divorziato velocemente.

Da testarda voglio sempre portare a termine quello che inizio, anche quando le cose non sono proprio facili, ma stavolta ho dovuto lasciare andare.

Ma non mi abbatto, e cammino ancora.

Sono in bilico con la burocrazia italiana per alcuni documenti. Aspetto da novembre ma niente, non c’e’ verso. Questo sì che mi fa disperare. Ho chiamato il numero verde, spiegando la mi situazione e mi sono sentita dire che nel mio caso non posso ricevere assistenza ma solo aspettare. Perche’ sono nata in Italia?

A proposito di questo, recentemente sono andata all’ufficio postale e ho trovato un cartello con su scritto “oggi chiuso”. Mi chiedo, ma in Germania o in Svizzera potrebbe mai succedere una cosa del genere che all’improvviso dichiarano un giorno off alle poste? Credo che sarebbe alquanto impossibile.

Così penso e ripenso e mi mancano quei paesi, tanto.

All’inizio può essere complicato vivere in Nord Europa, ma alla fine trovi un’organizzazione sociale senza paragoni.

Così ho deciso di andare in vacanza in Germania. Sì: devo ritornarci. Voglio vedere pulizia, compostezza ed efficienza.

Non resisto più qui dove ovunque la gente urla quando parla, ci sono delle buche enormi sull’asfalto e la posta chiude solo perché è stato deciso così.

So per certo che questo viaggio sarà un’apertura.

Forse nel mio cuore già so cosa significhi e cosa succederà, ma ne avrò la conferma quando sarò lì.

Devo essere coraggiosa e non aver paura dei cambiamenti. Nessuno deve aver paura dei cambiamenti.

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