Integrarsi in Francia

mani-uomo-donna

Essere immigrati in Francia non è facile.

I francesi non sono persone con cui si riesce ad entrare in confidenza facilmente e non esiste quel clima mediterraneo e quella “caciaroneria” tipica invece di altri paesi.

E io non ero pronta a questo.

Sono passati sei mesi dal mio arrivo e di francesi all’università ne ho conosciuti, ma allo stato attuale non posso dire di avere alcuna amica francese.

Al contrario, in Italia, il primo giorno di università, ho conosciuto delle amiche speciali, con cui ho poi condiviso tre splendidi anni a suon di lacrime, lamentele, tanto Bonarda e Despacito nelle casse.

E ahimè sono troppi i paragoni che continuo a fare, più o meno inconsapevolmente con la mia vita precedente, arrivando a sorprendermi per questo.

Sono partita dall’Italia con un livello di francese molto buono e, a parte le prime settimane, non ho avuto grosse difficoltà a esprimermi.

Di conseguenza, non dovrei avere difficoltà, timidezza a parte, nemmeno ad iniziare una conversazione con le persone.

Eppure è strano.

Loro sono estremamente cortesi: entri nei negozi e ti salutano sorridendo, in modo dolce e con tono pacato, sono delicati e tranquilli. Esci e ti salutano nuovamente con lo stesso sorriso, la stessa dolcezza, augurandoti buona giornata. Sempre. Che sia dall’estetista, dal panettiere o in qualche ufficio pubblico (eccezione fatta, manco a dirlo, in posta, lol).

E’ una cortesia quasi estenuante che qualcuno chiama ipocrisia. E forse non ha tutti i torti. Ora vi spiego perché.

Situazione numero 1: Sono in banca ed espongo all’impiegato il mio problema.

Se è vero che il mio francese è a un buon livello, è anche vero che non sono madrelingua e quindi succede di avere difficoltà e non riuscire a farsi capire totalmente. Finché parlo, infatti, l’impiegato mi guarda con una faccia perplessa, seccata e quasi con aria di superiorità, facendomi suscitare mille dubbi su quello che sto dicendo, arrivando a mettere in dubbio il fatto che io possa aver mal compreso, a causa della lingua, quanto mi è stato detto in precedenza dai suoi colleghi. Risolviamo la questione e passiamo alla fase dei saluti. Come da copione sfodera un sorriso a 36 denti, salutandomi gentilmente e con la solita frase di rito “Au revoir Mademoiselle et bonne journée”.

Situazione n.2: Entro nel negozio della compagnia telefonica.

Mi accoglie una ragazza e comincio ad esporle il fatto che voglio cambiare piano tariffario. Finché sto parlando, si ripete la scena di cui sopra. Mi guarda perplessa inarcando le sopracciglia senza fare alcuno sforzo per aiutarmi quando non mi escono le parole, facendomi sentire incapace e stupida.

Situazione n.3: le compagne di corso sono, manco a dirlo, molto gentili e disponibili.

Si offrono spontaneamente di passarmi i loro appunti. I primi giorni mi lanciavo chiedendo loro di scambiarci i numeri e uscire a bere qualcosa. Erano sempre molto entusiaste, salvo che poi l’uscita non andava mai in porto. Non è nel mio stile ma al terzo tentativo e con persone diverse, mi sono arresa…

 

Situazione n.4: Chiacchierando con una compagna di corso le chiedo se dopo la lezione si ferma a studiare alla biblioteca e mi dice di sì.

A quel punto le chiedo se le va di andare insieme. Panico. Shock. Fermi tutti, che starà mai dicendo questa qui?! Mi guarda un po’ stranita chiedendomi se voglio studiare assieme. No, le dico, non proprio così, mentre cerco di capire cosa non le è chiaro.

Le spiego che potremmo andare insieme per farci compagnia, motivarci nello studio e fare due chiacchiere durante la pausa. E nel mentre cerco anche di trovare una spiegazione alla spiegazione, ovvero capire il perché le devo spiegare la mia richiesta di studiare assieme dato che in Italia veniva così spontaneo. Finisce che lei mi guarda stranita e poco convinta…

Alla fine assieme ci studieremo, ma continuerò a percepire quel senso di solitudine e individualismo anche se siamo sedute allo stesso tavolo, una di fronte all’altra.

ritratto-ragazza-perplessa

Ecco, i francesi sono così: strani!

Poco aperti e socievoli, mancano di quel calore mediterraneo che tanto mi è stato d’aiuto nelle precedenti esperienze all’estero.

Oserei dire che sono anche ben poco internazionali perché oltre a non sapere le lingue (e in questo ci somigliano) non hanno quella flessibilità mentale per poter comprendere il diverso. Eppure suona come un paradosso, data l’eredità coloniale e il pullulare di stranieri, soprattutto africani.

Sono anche molto solitari nel senso che raramente li vedi girare a gruppetti che superino le tre persone (e già vederli in tre è cosa rara!): a lezione la maggior parte di loro siede da sola, arrivano da soli e se ne vanno da soli. Lo stesso nelle aule studio. Se In Italia si vedono gruppi ben consolidati anche per studiare o semplicemente per fare due chiacchiere durante una pausa, qui non è così.

Hanno riso più o meno maliziosamente dei miei errori linguistici, hanno strabuzzato gli occhi, hanno sbuffato, hanno sorriso ma solo per circostanza.

Si sono addirittura permessi di sparlare, senza che nessuno li interpellasse, del mio paese davanti a me facendomi giungere alla conclusione che no, ad ora non posso affatto dire di sentirmi integrata. Mi sento semplicemente un’immigrata.

12 commenti
  1. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Ciao Silvia,

    mi dispiace che tu abbia avuto quest’esperienza negativa, ma considera che Aix è, a quanto pare, una città piccola e un po’ chiusa che spesso ai francesi stessi sta stretta. Ho degli amici francesi che si sono trasferiti là per lavoro e che inizialmente hanno avuto le tue stesse impressioni! Soprattutto perché erano abituati a Parigi, città in cui non mi sono mai trovata nelle situazioni da te descritte, semmai il contrario!

    Se posso darti un consiglio: sebbene tu ti senta trattata come “diversa”, non cadere nella trappola della generalizzazione. 6 mesi non sono tanti, bastano appena ad adattarsi alle cose nuove. Anche se ti sembra di essere trattata sempre con freddezza, tu lanciati. Continua a proporre uscite, se qualcuno ti dovesse proporre una festa o una serata (ancora meglio una festa Erasmus), partecipa senza esitazione. Gradualmente vedrai tutti uscire dal loro guscio, è solo questione di tempo 😉

    Bon courage !!

    Chiara – Parigi

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    • Silvia
      Silvia dice:

      Cara Chiara,

      come dici tu Aix è una città a se, un gioiellino borghese…e questo rende ancora più difficile il tutto.
      Sicuramente nelle città si respira un’aria diversa e più aperta e infatti così è stato nelle mie precedenti esperienze.
      Il problema è anche che a quanto pare qui le uscite vanno programmate giorni prima e non esiste il “passo per un caffé quando sei a casa”.
      Ma come si dice.. comunque vada, sarà un successo!

      ti ringrazio per il tuo supporto!
      Un abbraccio, Silvia

      Rispondi
      • Chiara - Parigi
        Chiara - Parigi dice:

        Se ti può consolare anche io devo segnare caffè, aperitivi e cene sull’agenda 😃 ma mi sono abituata anche a questo, penso solo al piacere di rivedere gli amici 😊

        A prestissimo!

        Chiara – Parigi

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        • Silvia
          Silvia dice:

          Da quello che mi risulta è un’abitudine dei popoli “nordici”.

          Però si, alla fine quello che conta è la compagnia, indipendentemente dal modo in cui si programma. 🙂

          Un abbraccio 🙂
          Silvia

          Rispondi
  2. Luisa
    Luisa dice:

    Marsiglia è completamente diversa, oddio considera che a Marsiglia i francesi sono una minoranza, ma qui ti riesci a fare amiche di ogni genere, razza e colore, il bello di vivere nella grande città sta proprio nel fatto che la gente è più aperta… Oddio ipocrisia ce n è tantissima soprattutto negli uffici pubblici ma almeno c è vita e in un modo o in altro qualche amicizia la fai…. Poi tu andando a scuola sei fortunata hai modo di confrontarti con diverse persone e diverse realtà… Ogni intanto uan scappatella a Marsiglia falla 😍

    Rispondi
    • Silvia
      Silvia dice:

      Ciao Luisa,

      si conosco un po’ Marsiglia e infatti ogni tanto è proprio li che vado a prendere aria! Avevo anche valutato di vivere li e fare la pendolare su Aix ma poi per una serie di motivi pratico-logistiici l’ho escluso.
      Beh Marsiglia è unica nel suo genere: sembra una piccola colonia nordafricana!hahaha ma forse è proprio questa sua caratteristica che la rende vivace e multiculturale

      Silvia

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  3. Giulia
    Giulia dice:

    Non ti arrendere! É molto difficile fare amicizie in Francia é vero. I miei primi due anni qua avevo solo amici stranieri, i francesi si conoscevano già d avevano già formato i loro gruppi e avevano già le loro amicizie. Poi ho cambiato citta e ho iniziato un nuovo ciclo di studi insieme ai francesi e anche loro erano nuovi arrivati e la le cose sono andate meglio. A volte il modo migliore per fare amicizie e fare attività. Partecipare ad uno dei tanti club che sicuramente esistono all’universita e fare sport. Quello mi ha aiutato tantissimo! Mettersi in gioco alla francese.. facendo fare  »attività » più che passare il tempo come piace a noi italiani!

    Rispondi
    • Silvia
      Silvia dice:

      Ciao Giulia,

      grazie per il tuo incoraggiamento.
      a me sembra che loro preferiscano avere tutta la giornata ben scandita e programmata dalle varie attività, io, noi invece siamo più rilassati e meno “calendarizzati”. Il problema è anche che sono più grande di qualche anno rispetto a loro, ho parecchie esperienze all’estero e ho “visto e fatto cose che voi umani non potete immaginare”.. questo a volte mi si ritorce contro, soprattutto se le persone sono più chiuse e carburano lentamente, come in questo caso.

      Silvia

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  4. Michela
    Michela dice:

    CarA Silvia, io un francese me lo sono sposato, e nonostante ormai la lingua ha raggiunto un livello quasi pari all’italiano, e all’inglese, non ho mai avuto problemi ad integrarmi. Non so se dipende dall’eta, tu sei giovane e timida hai scritto, ma io tutta questa diversità non l’ho mai vista. A maggior ragione che nonostante il posto che hai scelto è piccolo, è vicino al mediterraneo ed ho molti amici in côte d’az, nessuno dei quali è mai stato freddo, superficiale o ha mai riso del mio accento, neanche all’inizio della nostra amicizia.
    Forse sei tu che ti poni male, ma è solo un’impressione visto che non conosco te né la tua situazione.
    Continua a buttarti e cerca amici con interessi in comune, non solo correlati all’università.
    In bocca al lupo

    Rispondi
    • Silvia
      Silvia dice:

      Ciao Michela,

      sicuramente è anche un fattore di età. Io ho qualche anno in più di loro, ho fatto già molte esperienze all’estero e tutt’ora ne sto facendo una e questo mi pone in una posizione di vantaggio/svantaggio.
      Ti garantisco però che tutti gli italiani e gli stranieri che ho conosciuto qui hanno avuto esperienze simili alle mie (tra cui il ridere in faccia quando si fanno errori nel parlare…) e sono della stessa opinione. Quello che un po’ gioca a mio sfavore è probabilmente il fatto che Aix è una cittadina di provincia, considerata dagli stessi francesi una bolla dorata e un po’ borghese…

      Crepi il lupo!
      Silvia

      Rispondi
  5. Laura
    Laura dice:

    Ciao Michela,
    Scrivo perché sono in Francia, a Parigi e dintorni, da 10 anni ormai e sono naturalizzata francese. Sono sposata con un francese e abbiamo due bambini piccoli. Capisco quello che vuoi esprimere con il tuo “biglietto”, ma veramente il fatto di legare con le persone dipende da tanti fattori. Mi sembra tu dica che sei un po’ più grande degli altri studenti e che le tue esperienze di vita sono diverse. Questo è già molto importante per comprendere che non potete avere gli stessi punti di vista. Sarebbe bene che tu provassi a integrare altrove delle amicizie “francesi” (o non francesi). Ricordo che, i primi tempi (anch’io studentessa e anch’io in Erasmus), riuscii ad avere delle relazioni amicali soprattutto con le persone che, come me, erano immigrate o con francesi che avevano vissuto altrove, da immigrati. Ai corsi di francese, erano soprattutto immigrati di varie nazionalità e, quasi sempre, più grandi di me (che non ero, nonostante tutto, giovanissima). Sempre ai corsi di francese, trovai amicizia presso gli insegnanti della scuola di francese che frequentavo (sempre più grandi). Ai corsi di M2, invece, avevo stretto amicizia con persone che avevano fatto l’esperienza di emigrare in altri paesi prima che io le incontrassi e, in genere, anche queste persone erano più grandi di me o comunque coetanee (poco più giovani, talvolta). In questo caso, trovai una grande empatia e mi insegnarono molto sul modo di pensare e di vivere dei francesi. Adesso, ho delle amicizie di lavoro o legate alla scuola materna dei miei bimbi (altre mamme). Talvolta, francesi di nascita, talaltra immigrate anche loro (soprattutto “arabophones”). Oppure, ancora, amici di mio marito. Infine, da non sottovalutare le amicizie con altri italiani che sono arrivati da più tempo e che, quindi, conoscono dei francesi. Fu sempre il mio caso all’inizio. Bref, per tentare di creare dei legami, è meglio, almeno secondo la mia esperienza, aggirare il problema e non prenderlo “frontalmente”. Ovvero, non ti intestardire a voler a tutti i costi far amicizia con dei francesi. Cerca “giri” alternativi. Partecipa a eventi culturali o a gite, se l’università le propone. Iscriviti a un corso di pronuncia francese. È vero che tu dici di conoscere bene la lingua, ma se ti fanno un’espressione strana quando parli, significa che capiscono che tu non viva da molto tempo in Francia. La pronuncia è tutto! Quando sono arrivata a Parigi, non parlavo praticamente francese, ma anche dopo un anno, i francesi capivano subito che ero un’ “immigrata” recente. Talvolta, nei negozi, mi rispondevano in inglese. Puoi ben immaginare il mio disappunto!!! Ora, invece, a parte domandarmi da dove viene il mio “petit accent” (che rabbia! Ma vabbè), mi guardano in viso e sono attenti a quello che dico, al contenuto, per intenderci, e non alla forma. Potresti provare a fare corsi di teatro. O iscriverti a non so quale altra attività (piscina, danza, fai tu). All’inizio, uscivo spesso con un gruppo ecologista, per esempio. Facevano delle lunghe, lunghissime, “promenades” in bicicletta. Ne facevano parte degli italiani, ma anche degli inglesi e dei francesi. Per concludere, non ti precludere alcuna possibilità e, soprattutto, non metterti dalla parte dello “spirito latino” contro lo spirito “gallo-romano”. A ognuno il suo percorso, a ognuno il suo spazio. Come ti è già stato detto, si può essere soli anche in un’altra città italiana che la propria. Ricordo quando mi trasferii ad Arezzo, per esempio. Fu lì, un anno prima di partire per Parigi, che mi resi conto che si poteva vivere l’amicizia differentemente rispetto a come ero abituata, a Roma. Ma, ad ogni modo, che sia ad Arezzo o a Parigi, ho imparato che l’amicizia ha tante sfaccettature. Che ad Arezzo prima e a Parigi poi, ho incontrato persone, all‘apparenza distanti, che mi sono state di enorme aiuto. Un po’ quelle amicizie che “il vero amico lo riconosci nel momento del bisogno”. Non demordere. In bocca al lupo! Sei solo all’inizio di una fantastica avventura (6 mesi – hihihi! sono niente)!

    Rispondi
    • Silvia
      Silvia dice:

      Cara Laura,
      ti ringrazio per i i tuoi preziosi consigli e incoraggiamenti. é sempre confortevole sentirsi compresi 😉
      Sicuramente l’età gioca un ruolo importante, così come il mio bagaglio di esperienze. Infatti non sono alla prima esperienza all’estero ed è proprio questo che mi ha fatto giungere alle conclusioni del post, ovviamente considerando tutte le variabili che ogni situazione comporta. Nelle precedenti esperienze, tra cui l’Erasmus, non ho mai avuto difficoltà a fare amicizia e sono amicizie che continuano tutt’ora, con persone straniere e a distanza di anni.
      Ahimé, non sono l’unica straniera ad avere questi problemi con questo popolo, italiani, malgasci, colombiani riscontrano le stesse problematiche. Da qui le mie riflessioni.
      Ma darmi per vinta non è tra le mie attitudini perciò crepi il lupo!

      Silvia

      Rispondi

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