L’integrazione culturale è stata inventata a Londra

Londra internazionale

Londra, Settembre 2016

All’età di 23 anni e nel mood di “quasi laureata però, hey, voglio già iniziare a lavorare”, ho cominciato a guardarmi intorno e a chiedermi a cosa potessi dedicarmi dopo l’università.

La mia situazione era particolare: mi trovavo in erasmus a Malaga e la mia idea era di vivere all’estero un altro po’.

E così, armata di pazienza e buona volontà, ho cominciato a mandare i cv ovunque in Europa. E’ davvero buffo: non avevo mai considerato di trasferirmi a Londra o anche solo nel Regno Unito. Come la maggioranza degli italiani pensavo “fa freddo, la gente è fredda, e il cibo è immangiabile”.

Poi ho visto un’offerta di lavoro che ha attirato la mia attenzione e mi sono detta “Perchè no, proviamo”.

Avevo probabilmente così poche aspettative di essere assunta che alla fine sono stata assunta.

A settembre 2016 è cominciata la mia esperienza lavorativa nella city. Il primo giorno di lavoro sono entrata con altri 30 ragazzi, tutti della mia età e… e basta, non avevamo nient’altro in comune. Indiani, bulgari, tedeschi, australiani, armeni: vi nomino solo alcuni dei circa 30 passaporti diversi che stringevamo nelle nostre mani mentre ci guardavamo con aria interrogativa, seduti allo stesso tavolo quel primo giorno di lavoro.

“E io che pensavo di essere stata coraggiosa”, ho pensato.

Dietro quei passaporti, infatti, c’erano tante storie diverse, alcune davvero poco convenzionali, che non potevo immaginare avrebbero poi arricchito così tanto la mia visione del mondo.

Italia, Armenia, Cuba e Nigeria si incontrano ad Amsterdam

In quel clima così internazionale, dove la diversità era all’ordine del giorno, mi sono sentita non solo a casa, ma anche libera di essere esattamente come volevo essere, come mai prima di allora.

“L’integrazione culturale l’hanno inventata qui e avrebbero dovuto brevettarla”, pensavo spesso.

La mia esperienza di integrazione a Londra, quindi, è stata senza ombra di dubbio la migliore della mia vita. Ho conosciuto nuove culture, nuovi modi di dire e di pensare, somiglianze e differenze che non potevo neanche immaginare.

Ho scoperto che i nord europei non ti interrompono mai quando parli: l’interruzione è una grande forma di maleducazione.

Ho scoperto che sia  a Cuba sia in Nigeria si usa spesso la banana al posto del pane.

Che il gesto del “due” con le mani in Inghilterra è l’equivalenza del nostro dito medio.

Che in Grecia si definiscono “latin drama” quelle che noi chiamiamo tragedie greche.

Che se lasci la Cina e rinunci al passaporto cinese, non puoi più tornarci neanche per le vacanze.

E che, dalla Francia in su, la regione francese è considerata latina, quasi esotica, e Parigi una città del sud.

Sunshine a Londra

Ho scoperto questo e tante altre cose, che ripensandoci però dipendono per lo più dal contesto internazionale in cui ho avuto modo di trovarmi.

In conclusione, consiglio a tutti di cercar di vivere una esperienza simile, evitando i ghetti di italiani.

Scoprirete come nella vostra mente si abbatteranno automaticamente tutti quei pregiudizi che avevate sviluppato con il tempo senza neanche saperlo, solamente perché non avevate avuto la possibilità di ascoltare una opinione diversa prima.

3 commenti
  1. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Ho avuto un’esperienza simile a Parigi 🙂 nonostante delle differenze caratteriali giustamente legate alla cultura, conservo dei bellissimi ricordi legati a giornate e serate con francesi e stranieri 🙂 quante cose da dirsi e quanti pregiudizi infondati!!

    Fantastica Londra, spero di tornarci presto e magari chissà, proprio a viverci!

    Hugs,
    Chiara – Parigi

    Rispondi
    • Ilaria Notarantonio
      Ilaria Notarantonio dice:

      Grazie Chiara 🙂 è bello quando si hanno queste opportunità, e in un paese anglofono sicuramente il numero di internazionali aumenta.

      Rispondi
  2. Rossella
    Rossella dice:

    Che bello Ilaria! E come ti capisco! Io fin dall’università mi sono circondata di culture diverse, sia a lavoro che bella vita privata, ed è l’esperienza più bella che si possa fare, arricchisce e apre la mente. Sto per iniziare una nuova avventura in un’impresa multinazionale e multiculturale e non vedo l’ora!

    Rispondi

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