INTERVISTA DA EXPAT A EXPAT

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Io, Laura

Nome, Cognome.

Chiara, Benedetto

Città di nascita e  residenza.

Nata a Caserta, residente a Parigi.

Anni di espatrio sulle spalle.

6 anni.

Facci vedere, se ti va, una foto della tua casa (parigina) e raccontacela in due righe.

Vivo in un appartamento da 3 anni, ma la mia vera casa parigina resterà sempre la mia camera alla Cité Universitaire : minimalista, pulita, accogliente, luminosa, dotata di tutto il necessario in poco spazio. Un luogo rassicurante, che da subito mi ha trasmesso un senso di tranquillità, di casa, di calore.

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 Luogo preferito a Parigi (un caffè, un giardino, può essere anche una persona): raccontami anche perché lo è.

Domanda difficile. Ma potrei rispondere la Cité Universitaire di Parigi. Perché mi trasmette un senso di pace e serenità, perché è immersa nel verde ed è lontana dal caos e dal turismo di Parigi. In questo posto ho ricordi senza pari e ho vissuto esperienze ed incontri che mi hanno portata ad essere ciò che sono adesso.

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Dai, facciamo un gioco, fammi stare con te almeno un giorno nella tua vita parigina. Mi dai un dettaglio (fotografico o storytellato) della tua quotidianità a Parigi?

La mia quotidianità: camice bianco, occhiaie onnipresenti e sorriso che maschera la stanchezza. Non potrei parlarti del mio quotidiano senza dirti laboratorio di ricerca!

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Io, Chiara

Un pregio e un difetto di Parigi.

Pregio: stimolante.

Difetto: chiassosa.

Un pregio e un difetto dei parigini.

Pregio: pragmatici.

Difetto: frettolosi e lamentosi.

Gli uomini che vivono a Parigi (almeno quelli che hai incontrato tu). Me li racconti? No perché io immagino tanti Louis Garrel, spettinati, un po’ bohémien con un trench che sventola per il vento parigino.

Mah, ti dirò: il bello di Parigi è che puoi incontrare qualunque tipo di persona. Non hanno uno standard nel vestirsi e nel presentarsi, c’è un grosso cliché intorno a tutto ciò. Alcuni hanno trench, mocassini e capello al vento, altri vanno in giro in jeans e maglietta dell’équipe de France, altri in pullover. Non so dirti quale possa essere lo stile prevalente, e forse è ciò che amo di più di questa città!

E le donne parigine, le “parisiennes”? Qual è il loro segreto di bellezza? Basco e naso all’insù a parte.

Il basco? Mai vista una ragazza francese con quel cappello! Credo che il loro segreto di bellezza stia nell’attività fisica (ne fanno moltissima), nella cultura, nella semplicità nel vestirsi e in un buon calice di vino rosso. E solo un filo di trucco… troppo make-up invecchia la pelle!

Raccontami le tre cose più emozionanti vissute a Parigi da quando ci vivi.

  1. la giornata a Disneyland Paris
  2. il concerto dei The Cure al Rock en Seine Festival
  3. Il 29 giugno 2018

Cosa ti manca di più dell’Italia?

Il clima più mite e soleggiato, il capire al volo l’ironia, la spontaneità nell’organizzare uscite ed incontri senza star sempre con l’agenda in mano.

Adesso parlami del tuo cuore (liberissima interpretazione: dimmi pure quello che vuoi e senti di dirmi). Come sta? Dove si trova? Dove vuole andare?

Diciamo che sta bene: è ricucito, ha molte cicatrici, ma batte forte e sano. Si trova in Europa ma soprattutto in Italia, e talvolta vorrebbe tornarci; ma più di ogni altra cosa vorrebbe lasciare Parigi verso un luogo in cui sentirsi più a suo agio.

Ok, siamo in dirittura d’arrivo: guardati allo specchio e dici una frase a questa Chiara e alla donna che sei diventata.

Piccola NERD occhialuta, certo che ne hai fatta di strada! Sono molto fiera di te e devo dire che mi hai piacevolmente sorpresa!

Quest’intervista nasce come un guanto lanciato da Chiara al quale ho abboccato per prima: “Ti intervisto io”. Non ho mai incontrato Chiara dal vivo, ma qualche volta ci siamo scambiate delle parole scritte. Ho sempre letto i suoi articoli, mi sono interessata alla sua vita, ho seguito le sue storie.

Chiara è una di quelle donne che non si trattengono, che insistono, si rafforzano, rinascono e si riscoprono. Chiara è una di noi “donne che emigrano” che scrive seguendo il flusso di sé stessa e delle sue emozioni; lei racconta tutta la verità e si mette a nudo davanti a quel foglio bianco che ogni mese le chiediamo di riempire.

Sai Chiara, è stato facile farti queste domande.

Forse quello che non sai è che leggendo le tue risposte, un sabato pomeriggio nel silenzio della mia casa a Barcellona con il cielo grigio e il rumore leggero della pioggia, ho pensato che ero orgogliosa di te. Del tuo camice bianco, del tuo legame con Parigi, della tua voglia di cambiare e del tuo cuore che sa ancora battere.

Laura – Barcellona

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