regno-unito-e-irlanda

Sono un’ irlandese d’adozione ormai, visto che vivo qui più o meno da 10 anni, da quando il mio futuro e i miei progetti si sono schiantati in curva, in sella ad una moto Kawasaki 750 che mio marito guidava un caldo lunedì di luglio.

Da subito ho supplicato Dio, un Dio che fino ad allora non avevo scomodato un granché, di non farmi incattivire e di aiutarmi a costruire un altro futuro, perché io a quella vita che mi aveva appena preso a schiaffi, in fondo in fondo ci tenevo lo stesso.

Quindi dopo 4 mesi di elaborazione del lutto ho preso il mio angelo e i miei 48kg di bagaglio, coi quali ho arricchito le casse della Ryan Air e mi sono trasferita a Dublino, lasciando il mio lavoro, la mia casa i miei cari, grazie anche all’ aiuto del mio ex boss che si è’ fatto carico di trovarmi un posto di lavoro nel Bar di un Hotel al centro di questa meravigliosa città.

E quel svuotare posaceneri e lavastoviglie, con contratto casual di un solo mese per me è stato fondamentale, il primo passo verso l’accettazione e la ricostruzione di un futuro diverso in un paese straniero e una lingua quasi totalmente sconosciuta, quasi a provare ciò che la mia vecchia manager mi disse dopo l’incidente di mio marito” la serenità sta nell’accettare le cose che non puoi cambiare”. E io quel brutto incidente non lo potevo cambiare, potevo solo accettarlo e imparare a  vivere diversamente, ma sempre con il mio angelo vicino.

Da subito ho respirato aria di libertà, in pochi conoscevano cosa mi avesse  portato li e anche di quei pochi mi è sembrato che nessuno sezionasse,  quantificasse o giudicasse il mio dolore in base al volume del mio stereo  piuttosto che al numero di risate che facevo al giorno etc etc, perché c’è tanta  ipocrisia dietro queste tragedie. Quando il tuo compagno muore qualcuno (parentado o anche qualche pseudo amico/a) si aspetta che tu viva –  anzi sopravviva –  solo consumandoti nel tuo dolore o, peggio ancora, che ti seppellisca in casa da viva.

Margheirta selfie con occhialiMa io son sempre stata un po’ “restia” a questo genere di impalcature, e comunque il mio angelo, la mia famiglia ed i miei veri amici facevano il tifo per me, un tifo genuino e a me bastava questo.

Quel contratto di un mese poi è diventato a tempo indeterminato e mi ha permesso di prolungare il mio soggiorno dublinese, frequentare il mio nuovo meraviglioso partner e mettere al mondo due bimbi che sono la gioia della mia vita.

Dal sud dell’Irlanda ci siamo trasferiti in Italia x quasi due anni ma la disastrosa situazione economica ci ha riportato in Irlanda stavolta nel Nord, precisamente a Derry o Londonderry, come la parte protestante ama chiamarla.

Siamo sotto il regno di sua maestà, guadagniamo e spendiamo sterline e anche noi aspettiamo che questa crisi abbia un termine, ma con un occhio un po’ più speranzoso rispetto agli  italiani perché gli irlandesi, anche quelli british, sono un popolo pragmatico, spendaccione e anche ben protetto dallo Stato: c’è un grande senso e rispetto per la famiglia da parte proprio delle Istituzioni.

Sono arrivata qui con tanti pregiudizi riguardanti il loro standard igienico sia personale che domestico, l’eccessiva simpatia verso l’alcol sia maschile che femminile, la loro organizzazione sanitaria e via dicendo, e ho avuto modo e tempo di confermarli tutti questi pregiudizi e sono pure arrivata alla conclusione che “Ma chi se ne fotte?”

Il mondo è bello perché è vario come diceva la mia amica Miss.

Io casa mia la pulisco, non bevo tanto –  anche perché al secondo bicchiere di pinot grigio son in trans – e il medico cerco di evitarlo o di concentrarlo durante le vacanze italiane.


Sono arrivata anche ignara di tanti lati positivi della loro cultura, primo fra tutti: qui non ci si vergogna di essere grasse, obese, scheletriche, brutte, di non potersi permettere le borse Gucci, o le scarpe Hogan, di uscire coi bigodini in testa o col trucco sfatto perché nessuno ti giudica, qui infatti sono molto easy going e regna davvero il “Vivi e lascia vivere…”

Ma sono sempre pronti a correre le maratone x beneficenza nei confronti di chi è più sfortunato: non li spaventa di certo la pioggia, che qui regna più della Regina.

6 commenti
  1. Francesca
    Francesca dice:

    Che gioia leggerti! Anche un pezzetto del mio cuore è verde smeraldo e sorrido a leggere i tuoi pensieri, così ben condivisi. Un abbraccio virtuale, Francesca

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  2. Katia
    Katia dice:

    Io di questa tua vicenda personale non sapevo, cara la mia Ghita. Conosco il tuo modo di essere aperto e senza fronzoli, il sorriso aperto, il tuo entusiasmo per la vita che adesso ancora meglio mi spiego. Mi piace il pensiero sulla felicità espresso dalla tua ex capa e quello che dici a proposito dell’ipocrisia sulle tragedie. C’è un maleficio sulle persone che non sanno che augurarsi che qualcosa di tragico accada anche agli altri, giacché spesso quando è così, è perché in loro la tragedia, mancanza di amore per l’esistenza, si consuma ogni giorno. L’Italia è un luogo straordinario ma decisamente troppo drammatico. Anche io avrei dovuto strapparmi le vesti per un bimbo cui era stata diagnosticata una malattia rara e grave, irrisolvibile. Invece me ne sono andata in Francia per cominciare, innanzitutto per cercare parole e toni diversi. A quelli che abbracciano il proprio destino è dato il calore della ricompensa di saper gustare ogni attimo, veramente come se fosse l’ultimo. Questo è un dono che se sappiamo farcelo, vale la “pena” di tutto. Buona vita a te, cara Margherita💚💚💚

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    • margherita
      margherita dice:

      Katia, grazie mille per questo amorevole commento. Come da anni sostengo, penso sia fondamentale circondarsi di persone positive, tenendo a distanza (non solo sociale) quelle che ti vogliono vedere infelice e triste. Gli angeli poi ti aiutano anche in questa selezione, quasi, naturale. Un abbraccio a te e alla tua meravigliosa famiglia. In bocca al lupo a tuo figlio! Margherita-Derry

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