Dieci anni fuori dall’Italia: è tempo di bilanci

dieci-anni-barcellona-neve

Dieci anni fa, io e le mie Adidas, nella neve, arrivata da poche settimane a Barcellona

Quando ero piccola il tempo non passava mai e un arco di tempo di dieci anni per me rappresentava un’eternità.

Ma questa ultima decade (2010-2020) è volata in un soffio e non me ne sono neanche accorta. Sarà l’età adulta? Sarà che l’ho vissuta intensamente?  Sarà che mi sono successe tante cose? Mi chiedo come sarà il prossimo decennio: ancora più rapido e intenso di questo?

Ho lasciato l’Italia esattamente dieci anni fa, in un giorno qualunque tra gennaio e febbraio.

Avevo due trolley, uno grande e uno piccolo, oltre a un enorme bagaglio di emozioni contrastanti. Ansia, paure, dubbi si alternavano a curiosità, fervore e eccitazione all’idea di vivere una nuova vita in una bella città a me ancora ignota.

Barcellona, qualche settimana dopo il mio arrivo, mi accolse con una gran nevicata, una nevicata assurda, memorabile, di quelle che capitano una tantum a distanza di generazioni. La gente non capiva più nulla e il traffico era bloccato. A lavoro tutti mi dicevano che niente di ciò che vedevo era normale e che non avevano mai visto così tanta neve.

Ricordo che non avevo l’abbigliamento adatto, era difficile far entrare tutto in due valigie, avevo portato con me roba invernale pensata per una città mite del Mediterraneo, figuriamoci se mi pensavo di mettere in valigia i doposci!

Avevo solo un cappottino, una sciarpa bianca che mi ero comprata lì e due paia di scarpe.

Il primo paio di scarpe, degli stivaletti che credo di ricordare, si era già bagnato di neve e l’avevo messo ad asciugare vicino al termosifone. Il secondo era un paio di Adidas quasi primaverili che non avevo il coraggio di indossare in quei giorni lì per la paura di scivolare sotto una coltre di neve così spessa che sembrava di stare in Finlandia. Limitai le uscite a massimo, non scivolai, non mi comprai scarpe da neve.

Due o tre giorni dopo ritornò l’inverno “normale”, quello a dieci gradi.

Quella tormenta di neve, che da allora non è più tornata a farci visita, rappresentò l’inizio di una nuova vita e, metaforicamente parlando, rimescolò tutto, sogni, idee, amicizie, preconcetti, desideri, aspettative. Tutto il mio essere entrò in una fase di cambiamento profondo.

A distanza di dieci anni, ora vedo una donna laddove c’era una ragazzina, una scaltra laddove c’era un’ingenua, una persona concreta laddove c’era una sognatrice. Chi mi rivede spesso mi dice che non sono cambiata affatto e forse vuol farmi un complimento.

Ma un osservatore più sensibile stenta a riconoscermi. Ho lavorato molto su me stessa e mi sento un’altra.

In una cosa non sono cambiata, nonostante il pragmatismo e la concretezza con cui vivo oggi le mie giornate, continuo ad essere assetata di scoperta e a non avere idee chiare su chi sono e che voglio. La differenza è che ora sono una persona più felice e faccio sempre ciò che mi piace e non ciò che gli altri vogliono che faccia. Anche prima vivevo così, ma ora sono diventata ancora più brava in questo.

In questo decennio intenso ho conosciuto tanta gente, persone di tutto il mondo, colte e ignoranti, ricche e povere, alcune molto ricche sia spiritualmente sia materialmente, persone che mi sono ancora vicine e altre che si sono allontanate o che io ho distanziato da me.

Mi sono imbattuta in calcolatori e manipolatori ma anche uomini e donne meravigliosi su cui poter contare sempre.

Ho viaggiato, ho esplorato, ho scritto e pubblicato, ho imparato a pensare in altre tre lingue che non sono la mia, ho dimostrato a chi mi sfidava che posso farcela. Sono caduta tante volte e mi sono sempre rialzata. Tutto ha contribuito a farmi diventare chi sono. Mi sento una donna completa.

Tu che mi vedi e pensi che ho culo a stare a Barcellona… sappi che tutto è frutto di duro lavoro e fatica costanti.

Non è facile lavorare in un attico con vista in pieno centro in una delle città più belle del Mediterraneo. Non è facile vivere in una bella casetta arredata con gusto, sapessi che topaie ho visto! Non è facile avere una piccola cerchia di buone amicizie in una città dove la gente è di passaggio e dove le relazioni autentiche e solide sono sempre più un miraggio. Non è facile veder crescere una bambina meravigliosa senza l’appoggio di un familiare, la nonna che la prende dall’asilo o il nonno che le misura la febbre. Per non parlare del conciliare famiglia e lavoro o della paura che succeda qualcosa di brutto ai tuoi cari.

La vita è una lotta e chi se ne va è una guerriera sia nel paese d’origine sia in quello d’arrivo.

In quello d’origine perché intraprendi una lotta interiore contro tutto ciò che non ti rispecchia più.

Gente retrograda, conoscenti opportunisti che si autoinvitano, disservizi, aria irrespirabile, marciapiedi rotti. Ti dà fastidio tutto ma se lo dai a vedere passi per quella che è andata via e rinnega la propria terra. Allora tieni tutto dentro rassegnata.

In quello d’arrivo si lotta contro gli intoppi quotidiani che devi affrontare da sola e contro la nostalgia canaglia della tua infanzia, quando vivevi in una famiglia felice e chi se ne frega se l’Italia va a rotoli. “Tu fai i compiti e poi gioca, che più tardi si esce”.

Dieci anni fa avevo sempre mal di testa, ora no. Torno in Italia e mi si ripresenta il mal di testa. Sarà psicologico? Sto troppo bene in Spagna? O sarà che c’è una discarica a pochi km da casa dei miei dove bruciano spazzatura? So solo che dieci anni fa finirono i mal di testa frequenti. Eppure qui a Barcellona il livello di contaminazione dell’aria non è affatto basso…

I miei capelli, invece, sono meno belli di una volta; quando vivevo in Italia erano soffici e lucenti. Colpa dell’acqua di qua che è dura e calcarea. Ma non si può avere tutto dalla vita.

me-stessa-dieci-anni

Io, dieci anni dopo

 

7 commenti
  1. Lucia
    Lucia dice:

    Complimenti per il coraggio, condivido che l Italia posto meraviglioso in cui io ancora vivo è purtroppo retrogrado su tanti aspetti. Io sono stata un mese mezzo a Barcellona e me ne sono innamorata si respira un senso di liberta’. Spero di tornaci presto e magari riuscire a fare un esperienza di vita più lunga. Io sono un insegnante di arte e sono passata di ruolo quest ‘anno a verona , il mio desiderio era invece di partire e continuare la spelendida esperienza che avevo iniziato a Barcelloma ma chissa’ se questo desiderio non riesco ad avverarlo. É stato un piacere leggere il tuo articolo. Piacere lucia se hai piacere contattami. A presto.

    Rispondi
  2. Loredana
    Loredana dice:

    Bellissimo articolo. Mi ritrovo in molte delle tue riflessioni. Anche per me sono più di dieci anni che sto all’estero. Gli altri non immaginano quanto sforzo richiede ma poi sei ripagata. Brava. Continuiamo così.

    Rispondi
    • Maria Luisa Barcellona
      Maria Luisa Barcellona dice:

      Ciao Loredana, grazie per il tuo commento, sono contenta di non sentirmi sola. In bocca al lupo per tutto.

      Rispondi
  3. marco
    marco dice:

    bhe che dire io ci sono venuto 3 mesi fa dopo aver fatto la staggione in sardegna costa smeralda come pizzaiolo un amico che a 5 locali u a barvellona mi disse vieni a vedere come ti trovi risultato narcellona for ever

    Rispondi
  4. Nelly
    Nelly dice:

    Ciao Maria Luisa,
    anche io sono fuori dall’italia (Sicilia) da 10 anni e ti capisco in tutto e per tutto.
    Ho vissuto in Svezia, Svizzera e Stati Uniti, ma adesso vorremmo fare un ultimo spostamento e stiamo considerando Barcellona. Il mercato del lavoro sarebbe ottimo li’ per il mio lavoro specifico ma e’ una citta’ mediterranea.
    Vorrei sapere di piu’ sugli asili e su come funzionano. Io ho un bimbo di quasi due anni, quindi devo tenere in considerazione tanti fattori legati a lui!
    Grazie in anticipo!

    Rispondi
    • Maria Luisa Barcellona
      Maria Luisa Barcellona dice:

      Ciao Nelly, qui gli asili sono sia pubblici che privati. Quelli pubblici sono molto belli e attrezzati a livello di strutture, costano anche un po’ meno. Ma c’è un processo di selezione (un sorteggio) e bisogna avere fortuna. I privati comunque non sono niente male e ce n’è per tutti i gusti. Costano sui 400 euro al mese (mangiare incluso) e fanno orario 9-18. Sto parlando in linee molto generali poi bisogna vedere il caso specifico. Magari scrivo un articolo su questo tema più in là.

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi