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Barcellona: incontri tra expat

Quando lavori nel turismo sai che le vacanze sono a gennaio e le domeniche sono la mattina presto, in metro, con gli ubriachi del saturday night. L’altro giorno era una domenica così: alle 8 a.m mi trovavo già al Palau della musica per iniziare con le visite guidate, con uno stato d’animo facilmente riassumibile in: “ho una voglia matta di tornare a letto”. Il mio tour in inglese iniziava alle 9. E per chi? Generalmente per quelle tre, quattro persone, astemie, che hanno deciso di vivere la Barcellona diurna lasciando da parte sia la movida sia la sangria.

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Ho preso il mio solito caffè e un croissant di cioccolato per farmi una piccola coccola mattutina, mentre aspettavo colei che, secondo quanto mi era stato riferito, sarebbe stata l’unica a partecipare alla prima visita della giornata. Immaginatevi la sorpresa, il sollievo e, sì, anche la contentezza, nel vedere che, a dispetto di ogni mia previsione, avrei fatto il tour a una ragazza italiana. Chiara, così si chiamava la mia ospite, mi ha raccontato di avere 26 anni e di vivere in Australia, per cui per lei non sarebbe stato un problema seguire la visita in lingua inglese. Io invece contenevo la gioia di potermi esprimere nel mio amato, quanto spesso dimenticato, italiano.

La domenica mattina di lavoro ha preso subito un altra piega; ho condotto Chiara per i meravigliosi spazi modernisti del Palau, intervallando le informazioni didattiche a domande a tema personale, volte a condividere la nostra condizione comune di expat.

2015-05-14 16.07.56Quando la visita si è conclusa ho avuto la fortuna di non dovere fare quella successiva e ho potuto chiacchierare con Chiara per un’ altra ora intera. Ma che leggerezza, che bello sentirsi subito capite, in sintonia! Che facilità nel ritrovarsi compagne d’avventura! Grazie allo scambio delle mail, due giorni dopo ci siamo riuscite a incontrare per quello che doveva essere un caffè, ma si è trasformato in due birre (dico sempre che mi sono abituata alla tradizione spagnola della birretta nella terrazzina, ecco, qui abbiamo fatto il bis per far provare l’esperienza anche a Chiara). Tra i vari temi che abbiamo affrontato c’é stato anche quello della difficoltà di mantenere intatto il proprio italiano. Chiara e due suoi amici hanno inventato un metodo che credo proprio copierò: si crea un sistema di punti, per cui utilizzare una parola straniera parlando italiano vale tot. punti, mentre italianizzare una parola straniera, o viceversa, vale il massimo dei punti. Passato un po’ di tempo si fa un bilancio e chi ha accumulato più punti paga pegno e offre da bere! Sicuramente un ottimo deterrente! Chiara vive a Sidney da due anni; è arrivata con la working holiday, (il visto di 6 mesi per lavorare), e adesso frequenterà una scuola di formazione di babysitter che dà diritto al visto permanente, grazie al quale potrà finalmente a iscriversi alla scuola di osteopatia.

Quando le ho chiesto se in futuro si sarebbe voluta spostare ancora, per provare altri paesi e continenti per esempio, mi ha risposto così:< Sai, io giocavo professionalmente a basket, anche qui ho trovato la mia squadra e io, se trovo il basket, trovo casa>. E’ bellissimo potersi sentirsi a casa così, giocando il proprio sport preferito, esercitando il proprio lavoro o in mille altre cose magari anche più banali. A volte attraversiamo oceani per trasferirci in un altro continente e poi la nostra casa diventa quello che ci fa stare bene.Per me a Barcellona, “casa” sono le piccole viuzze medievali del barrio gotico, il suono delle campane di una chiesa, le volte che ho calcato un palcoscenico.

La settimana scorsa Chiara è partita per Madrid , poi sarebbe andata prima dalla famiglia in Italia e successivamente di nuovo ad Amsterdam, Londra, Dublino e forse Berlino, girando qua e là per il vecchio continente. Forza Chiara, continua così, spero che ci vedremo presto di nuovo nel vecchio o chissà, perché no, anche nel “tuo”nuovo continente!

 

 

 

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4 commenti
  1. Nel sud del nord
    Nel sud del nord dice:

    La perdita della lingua italiana la sto purtroppo vivendo sulla mia pelle. Sai quante insicurezze quando scrivo?! Si scrive così o cosà, si dice così o cosà?? Vabbé, però oggi so una lingua in più :-).

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  2. Simona Cumbria UK
    Simona Cumbria UK dice:

    Devo riscrivere molte frasi che scrivo in italiano, anche semplici. Non credo sia possibile (almeno alla mia età!) tenere in attivo tutte le lingue che si è imparato insieme… nemmeno la lingua madre! Devo chiedere aiuto a mia mamma a volte, perchè alcune parole le so soltanto in inglese!

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  3. Lucia
    Lucia dice:

    Ciao!!
    Scusatemi per il mio commento off topic ma mi piacerebbe tanto avere qualche informazione sulla scuola di formazione da baby sitter che da’ diritto al visto permanente in Australia.
    Grazie mille!!

    Rispondi

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