Italiani non vi sopporto

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Sono  rientrata in Italia, in attesa di scoprire dove il futuro mi porterà.

Questi tragicomici nove mesi in terra straniera hanno dato una svolta e un taglio netto alla mia vita e alle mie priorità.

Il rientro è stato migliore del previsto; tuttavia, come mi aspettavo, ho avuto la conferma che il mio vero trauma da rientro siete stati voi.

Caro italiano che non vivi all’estero, è a te oggi che mi rivolgo.

Chiara-Parigi ha scritto un articolo in cui invoca un approccio più aperto di chi vive all’estero, nei confronti del paese ospitante. Io oggi invoco lo stesso atteggiamento in voi, italiani in Patria, nei miei confronti e verso tutti gli expats che rimpatriano per periodi più o meno lunghi.

Come era prevedibile, ho acuito le intolleranze nei confronti di alcune persone e delle loro affermazioni nonsense. La frustrazione regna sovrana nel nostro Paese così come il gusto per le lamentele senza, ahimé, giungere mai ad una soluzione.

Caro italiano che non vivi all’estero, ma lo sai che ti lamenti sempre di tutto? Fa troppo caldo, c’è troppo sole, piove troppo o troppo poco. Dovresti invece impiegare il tuo tempo a cambiare ciò che non ti permette di vivere bene.

Non ti sopporto perché pensi che io sia un’aliena, una magica creatura con i super poteri che ha avuto il coraggio di trasferirsi in un paese straniero e, come se non fosse abbastanza, anche di studiare una materia così complessa come – udite udite – il diritto internazionale.

Te lo dico una volta per tutte: non sono né un’aliena né tantomeno una ragazza con i superpoteri, purtroppo! Ho semplicemente saputo scegliere e avuto la tenacia di affrontare le mie scelte.

Succede di doverlo fare nella vita.

Non ti sopporto perché la tua idea di famiglia è equiparata a un legame di eterna dipendenza. E con questa affermazione già so di averti fatto venire i capelli bianchi.

Continuo a sentirmi dire “beh dai adesso i tuoi genitori ti hanno un po’ a casa. Meno male che sei tornata, sei sempre in giro”. I miei genitori mi hanno avuta a casa per 20 anni. Ora è giunto il momento che io cominci a costruire la mia vita e a disegnare il mio futuro. Quello che dovresti fare anche tu.

Continui a rendermi colpevole delle mie scelte, della mia vita, della mia libertà. Rispetto a quello che dici, sembra che sia tu ad essere tornato perché non vedevi l’ora di tornare.

Chiedimi se e dove sono felice, invece di credere che io non vedessi l’ora di rientrare.

Critiche. Critiche. Ancora critiche. Caro italiano, sei davvero pesante! Ci devi sempre mettere il becco e continui  a sostenere che io debba scegliere secondo le tue teorie sul trovare lavoro dopo la laurea o sulla dignità di quell’impiego, piuttosto che sulle mie inclinazioni e passioni. Non siamo tutti uguali. E meno male aggiungerei, sai se fossimo tutti come te…

E poi, ti prego, basta pensare che a una certa età bisogna per forza trovarsi un fidanzato!

Smettila di scegliere l’uomo giusto per me, perché a quello ci penso io. Sei ossessionato dall’idea di famiglia, di legami solidi e duraturi,  dal dover raggiungere una stabilità entro una certa età, altrimenti si finisce nel girone dei dannati.

Là fuori c’è un mondo, sappilo.

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E sì, lo so che dovrei imparare a fregarmene, che queste sono frasi che lasciano il tempo che trovano, ma proprio non ce la faccio! Non sopporto chi spreca tempo a lamentarsi della propria condizione senza poi fare nulla per stare meglio, così come non vedo di buon occhio la compassione che usi ogni volta che ti rivolgi a me usando toni di finta comprensione e provando a immedesimarti nella mia situazione, ovviamente senza riuscirci. Basta!

Quella che ha scelto di sobbarcarsi di sacrifici emotivi e di avere distanti gli affetti, le amicizie, i piatti caldi pronti in tavola, di ricostruirsi una vita in una città straniera, di lottare ogni giorno in una lingua diversa, sono io.

Pochi sanno cosa significa tutto ciò e, tra quei pochi, tu non sei incluso. Così come stai alla larga dall’immedesimarti nelle situazioni che non ti appartengono: non serve a nulla.

Non ti sopporto perché “signora, sua figlia poteva fare di più, le ho messo 6 ma si meritava 7 per stimolarla e invogliarla”. Ma insomma! Se si merita 7, diamole ‘sto 7! Ah no, scusate… la meritocrazia non abita in Italia!

Caro italiano, possibile che non tu non sia mai contento e non riesca a vedere la bellezza in quello che hai?

Ecco, dovresti calarti di più nella tua realtà, non quella altrui. Piangerti meno addosso e non colpevolizzare le persone che sono capaci di scegliere e di vivere la loro vita.

Renderti conto del fatto che con un po’ di sacrifici e di intraprendenza è possibile realizzare i tuoi sogni.

Che noi non siamo quello che studiamo e il lavoro che facciamo.

Che le scelte non devono avere per forza un senso, una continuità logica.

Nella vita si cambia, per fortuna, ci si evolve, così anche le aspirazioni e le scelte dentro di noi che ci portano a intraprendere nuove e diverse strade.

Ma poi smettila di chiedermi se mi è mancata la cucina italiana. Ho vissuto in Turchia, Grecia e Francia, scoprendo e gustando i sapori locali; e anche se ogni tanto mi mancava, l’Italia non è al centro del mondo. Rassegnati!

E comunque, i ristoranti italiani all’estero esistono: alcuni sono fake, ma altri fanno venire l’acquolina in bocca anche dall’Italia.

Caro italiano, trattami da persona normale. Evita di stupirti continuamente delle mie scelte, dei miei viaggi, del mio continuo essere in movimento e vivere in bilico da un luogo all’altro, perché la vita è già abbastanza incasinata così: se mi fai sentire ancora più strana, di certo non mi fai un favore.

Ancora una volta: sono un essere umano come te, con pregi e difetti. Se proprio vuoi vedere una differenza tra noi, io ho scelto. Scelto per me stessa. Mi sono presa la responsabilità di scegliere quello che volevo, che mi fa stare bene. Guarda e impara!

Per non parlare della questione ‘accento’.

Dopo un anno e svariate esperienze all’estero, un totale di più di quattro lontani da casa e a contatto con altre lingue, la pronuncia delle parole è cambiata. E’ stata una trasformazione del tutto naturale. Quindi ti prego di non farne un problema, ogni volta che mi senti parlare. Le differenze aprono la mente. Coglile e sfruttale.

Dulcis in fundo: quando mi chiedi “Ma sei tornata definitivamente?”, concedimi di risponderti con una bella pernacchia.

Questo avverbio non è contemplato nel mio vocabolario. E poi sappi che quel posto che per te è casa e che continui a credere che lo sia anche per me, solo perché ci sono nata e cresciuta e perché ci vive la mia famiglia, beh potrebbe non esserlo.

Non abbiamo tutti le stesse necessità, le stesse aspirazioni, gli stessi sogni.

Gli altri non cambiano la tua vita. Sei tu che la devi cambiare. Ti devi costruire il tuo futuro o per lo meno ci devi provare, inserendoti nei giusti binari.

Non aspettare che ti crolli il mondo addosso, fallo crollare. Ma soprattutto fa crollare il tuo, non quello altrui.

E poi ricostruiscilo. Un pezzo alla volta come lo vuoi tu.

Come recita Fiorella Mannoia, “Siamo la voce che può arrivare dove vuole. Siamo il confine della nostra libertà. Siamo noi l’umanità. Siamo il diritto di cambiare tutto e di ricominciare”.

Abbi coraggio, sii curioso e non soffermarti sulle apparenze. Non accontentarti. Vai oltre, sempre. Mettiti in gioco, continuamente. Osa, sperimenta, tuffati.

E ora, dopo questo brutale sfogo, permettimi di porti una domanda: tu come la vuoi, la tua vita?

10 commenti
  1. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Cara Silvia,

    Io ormai me ne sono fatta una ragione. Per quanto possiamo fare del bene, questi esseri geniali continueranno a criticare criticare e criticare. Lo hanno fatto al momento del mio espatrio e non so se stanno continuando a farlo, ma poco mi importa: quelle persone le ho eliminate dalla mia vita.
    E per quanto possano dare fastidio, certi commenti ad capocchiam ho imparato ad ignorarli. Perché alla fine è inutile negarlo: certe realtà, con tutta l’empatia del mondo, soltanto chi all’estero ci vive può capirle!

    Rispondi
  2. Silvia
    Silvia dice:

    Io pure ho eliminato gente (frustrata) perché non meritava.
    Hai ragione, vanno ignorati anche se è (parecchio)dura dato che sono ribelle fino in fondo e se devo risponderti, rispondo. E poi fa male, continuamente. Perché son sempre tutti pronti a criticare ma poi nessuno ad aiutarti. E alla fine della fiera sei tu sempre, comunque e costantemente sola a dover affrontare tutto.
    Amen.

    Un abbraccio mega❤️
    Sil

    Rispondi
  3. Giulia - Norimberga
    Giulia - Norimberga dice:

    Ciao Silvia,
    leggendo il tuo articolo, mi sono in qualche modo ritrovata. Mi ha fatto ripensare ad un episodio accaduto a 25 anni, quando dopo essere tornata a casa dall’Erasmus, mi sono ritrovata a persare delle persone con cui stavo condividendo una pizza e che fino a 6 mesi prima frequentavo ogni fine settimana…”ma cosa ho più da spartire con questi qui?” Mi sentivo così profondamente cambiata, mentre loro mi sembravano sempre gli stessi, le loro vite erano andate avanti sugli stessi binari di prima mentre la mia era come se avesse cambiato binari.
    A posteriori, credo che nella vita si cambi, che ci siano età ed esperienze che facciano da spartiacque tra quello che eravamo prima e quello che siamo diventati o siamo in potenza di diventare. Le altre persone, sia amici sia parenti che non hanno vissuto qualcosa di paragonabile al tuo, sarà difficile che ti capiscano e che evitino di vederti come una “marziana” perché in qualche modo tu, con la tua esperienza fuori dal'”ordinario”, sei difficilmente collocabile, incasellabile e quindi capibile. Non le voglio giustificare, ma la mia esperienza mi dice così. Quindi segui le scelte che senti giuste per te, senza troppo preoccuparti del giudizio degli altri che tanto ti criticheranno comunque, che tu rimanga nel tuo luogo natale o che tu te ne vada via. 🙂

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  4. Ernestina
    Ernestina dice:

    Ciao Silvia, dopo aver letto con molto interesse il tuo racconto, posso solo concordare con quello che scrivi, io ho lavorato per 7 anni all’estero, nel quale ho imparato tantissimo sia a livello lavorativo che umano, ho sbagliato e ancora mi pento di essere rientrata in Italia, perchè ho riscontrato tanta povertà mentale. Ho fatto un repulisti di amicizie che mi consumavano solo energie e preferisco stare da sola e tranquilla.
    Detto ciò, mi sento molto vicina al tuo racconto e ti auguro il meglio.
    Buon proseguo.

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    • Silvia
      Silvia dice:

      Ciao Ernestina,
      Hai proprio trovato le parole giuste: povertà mentale.
      Sono felice di non essere la sola (italiana) a pensarla così. Sarebbe bello se riuscissimo insieme a dare una scossa a questo Paese. Ce n’è tanto bisogno.

      Ti auguro di poter ritornare a guardare oltre confine.

      Un caro saluto,
      Silvia

      Rispondi
  5. Silvia
    Silvia dice:

    Ciao Giulia,
    mi fai tornare in mente quando dopo il mio di Erasmus tornai dalle mie amiche e faticai non poco a reinserirmi nella loro routine consodalita al punto da sentirmi spesso tagliata fuori. Ci è voluto molto molto tempo per recuperare.
    Credo però che se l’amicizia è ben solida e sincera è in grado di resistere ai cambiamenti profondi.

    Come dici tu, le critiche sono all’ordine del giorno e della situazione. Cerco sempre di mandarle giù ma non è facile perché poi nel nostro Paese, queste persone sono la maggioranza.
    Che poi quello che più non tollero non sono tanto le critiche, quanto proprio la finta compassione ed empatia.

    Un caro saluto,
    Silvia 😊

    Rispondi
  6. Dalila - Rotterdam
    Dalila - Rotterdam dice:

    –quando mi chiedi “Ma sei tornata definitivamente?”, concedimi di risponderti con una bella pernacchia.– Ho riso con gusto. Annuivo a ogni tua Frase. Grazie per lo sfogo, ha fatto bene pure a me.
    Dalila

    Rispondi
    • Silvia
      Silvia dice:

      AHAHAHAH mi vengono i capelli bianchi ogni volta che me lo chiedono!

      È gratificante sapere che ti sono stata di supporto. Scrivere serve anche a questo.

      Un abbraccio,
      Sil

      Rispondi
  7. Giulia - Giappone
    Giulia - Giappone dice:

    Ce l’ho fatta a leggere questo articolo, ce l’avevo salvato per la lettura da quando è uscito.

    Bellissimo.
    La maggior parte di queste cose non mi vengono chiesto (non ancora?) ma alte si’, soprattutto ora che sto rientrando in Italia per un mese prima di cambiare paese di nuovo.
    Ho ancora persone che mi mandano annunci di lavoro a Milano (la m ia città) dicendomi “vedi che puoi lavorare anche qui?” e non importa quante volte io abbia detto “Sì, ma io voglio vivere all’estero”, loro continuano. Adesso ignoro quei messaggi perché mi sono stufata di sprecare fiato.
    Perché la gente non riesce a sostenere le nostre scelte? Perché vogliono che facciamo le loro?

    Ti dedico un pezzetto di una canzone della Mannoia, dato che l’hai messa in tavola:
    Io non ho paura
    Di quello che non so capire
    Io non ho paura
    Di quello che non puoi vedere
    Io non ho paura
    Di quello che non so spiegare

    Rispondi
    • Silvia-Aix en Pce
      Silvia-Aix en Pce dice:

      Ciao Giulia,

      “perché la gente non riesce a sostenere le nostre scelte? Perché vogliono che facciamo le loro? “ sono le stesse domande che mi pongo anche io. Ahimè, soprattutto a noi giovani, ho notato che le persone tendono a smontare i nostri sogni, desideri, aspirazioni. Non puoi dire qualcosa che già ti fanno l’elenco dei contro. È purtroppo un fenomeno sociale, ben radicato nella cultura italiana e che non porterà da nessuna parte.

      Anche io sto per cambiare città di nuovo ma almeno questo per fortuna non sembra sortire effetti nelle persone… Meglio così!
      Godiamoci la nostra estate italiana. Ne abbiamo bisogno 💪

      Grazie per la tua dedica… Adoro la Mannoia!
      Da che ho ricordi nessuno mai mi aveva dedicato una canzone! ❤️

      P. S. Comunque ti inviterò al mio matrimonio, rigorosamente senza abito bianco e con un milione di taralli😂😂😂

      Un abbraccio,
      Sil

      Rispondi

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