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Italiano alla Volkshochschule

Ispirata dall’articolo di Elena, che ha parlato dell’Università di Vancouver dove lei insegna e dei ragazzi che la frequentano,  ho deciso di raccontarvi anche io qualche cosa a proposito dei miei studenti…
Dunque, innanzitutto una precisazione: io insegno italiano in quella che qualcuno definisce una “università popolare” – in tedesco Volkshochschule – il che significa che ogni corso ha una durata di 30 ore distribuite nell’arco di un semestre. Non si tratta – se non in casi particolari – di corsi intensivi, quanto più di corsi molto elementari e fatti apposta per chi decide di approcciarsi per la prima volta alla lingua. Ogni livello (A1, A2, B1 e via discorrendo) viene distribuito lungo l’arco di tre semestri per un totale di 90 ore e 10 unità didattiche.

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Ma chi sono questi studenti?
Turisti, professionisti che si occupano anche di import-export, genitori di persone attualmente residenti in Italia e – naturalmente – il vasto panorama degli amanti del Bel Paese. (E non mi riferisco al formaggio 😉 ) L’età varia dai 30 agli 80 anni, il background è altrettanto variegato ma la voglia di fare, capire, parlare li accomuna tutti.

La prima volta che mi sono trovata davanti un gruppo A1.1 – lo confesso – ero terrorizzata. Avendo sempre insegnato a persone che avevano già un’infarinatura, loro erano uno “scoglio” che non avevo proprio mai affrontato. Il viaggio di ritorno a casa dopo le prime due o tre lezioni mi ha vista protagonista di dubbi e incertezze, del pensiero che avrei potuto fare meglio, rendere il corso meno scolastico, più accattivante e così via…credetemi quando vi dico che la vita del perfezionista è dura. 😉
Col passare del tempo mi sono resa conto che nonostante le ore di tirocinio e – prima ancora – quelle di didattica delle lingue straniere e di pedagogia, ci sarebbe sempre stata una domanda difficile, una spiegazione da ripetere ancora una volta o uno studente non proprio conciliante. Tutto questo – nemmeno a dirlo – mi ha fatto apprezzare i miei professori del liceo una volta di più. Sul serio.

Ma tornando a noi.. sono classi variegate, un po’ chiassose, a volte colorate e dove annoiarsi risulta proprio difficile se non impossibile. Ovviamente non si deve partire con la pretesa di insegnar loro a recitare la Divina Commedia o di sentirli usare un congiuntivo al primo colpo, ma è comunque un percorso pieno di piccole e grandi soddisfazioni, che mi ha dato e continua a dare proprio tanto. E del quale sono molto molto grata.
Se è vero che siamo in perenne cambiamento, insomma, mi piace pensare di esserlo grazie anche ai miei studenti, perché ognuno di loro mi ha regalato qualcosa. Anche quelli meno accomodanti. Soprattutto quelli meno accomodanti. Ma questa è un’altra storia… 😉

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