JANE AUSTEN ERA AL MIO “ HEN PARTY”

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Testimonianza inviataci da Cristiana, Londra

Era marzo e dopo un mese mi sarei sposata.

Ero a Londra tra grazia e bellezza, immersa in grandi novità ed in una vita metropolitana di fumo e caffè che mi travolgeva ed ammaliava. Avevo una dimensione tutta mia, avulsa dalla vecchia consuetudine, una me stessa tutta nuova ed in movimento perenne, cittadina del mondo , con nuove amiche straniere e tanta voglia di essere Londinese!

Fu proprio un’amica, expat come me, francese con un modo tutto suo ed elegantissimo di parlare in inglese, che mi ricordò che ad un mese dal matrimonio avrei dovuto pensare ad un “ hen party”, un addio al nubilato di tutto rispetto, in stile londinese magari!

Solo che l’idea di bere alcol puro fino al mattino non faceva per me.

Non mi rappresentava affatto fare le ore piccole,“ just paint the city in black shades”:non ero io!

Cosa mi rappresentava davvero? Cosa mi piaceva?

Jane Austen, i suoi romanzi, ancor di più la sua vita e il suo sacrificio d’amore.

Il suo inglesissimo contegno, il suo essersi votata per la vita a Mister Lefroy, nonostante il rango inferiore di Jane ne impedisse il matrimonio ed un futuro concreto.

Mi ispirava Jane, il suo essere rimasta fedele a se stessa, senza tradire i suoi sentimenti in nome del porto sicuro e della società.

Mi turbava nel profondo il suo descrivere l’amore, il suo averne scritto per tutta la vita, il suo aver regalato ad ogni personaggio, ad ogni sua diletta, la grazia di un lieto fine , ed in quei lieto fine c’era la celebrazione del suo dolore. Lefroy sposò una signorina d’alto rango ma chiamo Jane la sua primogenita,. Amaro e dolce.

Così la mia francesina ed io invitammo Jane al mio hen party, anzi, prendemmo un treno diretto a Bath e la raggiungemmo!

Bath è un gioiello del Somersert che fu parte dell’Impero Romano, famosa per le terme romane, appunto, per i centri benessere e per Jane!

Jane Austen si rifugiava qui, amava Bath, vi ha scritto molti romanzi, perdeva i pensieri a Bath… le si scioglievano tra le dita, forse alcuni un po’ più amari sono rimasti intrappolati tra le mura delle case o nell’acqua delle terme…

Alloggiammo in una locanda dedicata a Jane, nella stanza Elizabeth Bennet, visitammo il museo dedicato alla mia diletta, abbiamo letto molti passaggi della sua corrispondenza privata, l’abbiamo

Sentita tra noi anche mentre mangiavamo il più grosso hamburger d’Inghilterra!!!

Mi sono sentita speciale, come se tutto fosse possibile e il mondo fosse la mia conchiglia, c’era la mia francesina, c’ero io, c’erano i vocaboli che si mescolavano e le volte che ci dimenticavamo di parlare in inglese tra di noi!

C’era Jane nell’aria, l’aria di marzo stranamente mite e gentile, c’ero io che , distratta, provai a passare i tornelli del treno con la Oyster card mentre il controllore borbottava: “ it’s tipical of Londoners”

Già… tipico di noi londinesi!!!

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