Tifo Juventus, da sempre.

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Image by jorono from Pixabay

Quando proclamo la mia fede calcistica, questa che segue è la conversazione tipica:

“Ma come, non sei di Milano?”  “Sì”. “Come mai tifi Juve allora, e non Milan o Inter (o InterMilan come dicono qui oltre manica, perchè ancora non hanno capito che sono due squadre diverse!)?”. “Perchè è la migliore”. “Ah già, la Vecchia Signora”. “Sì, come me”. E, con una risata collettiva, “l’interrogatorio” finisce qui.

A mio papà piaceva il calcio, sport che In Italia era e rimane lo sport nazionale, quello che occupa la carta stampata e le trasmissioni televisive; era juventino con simpatie milaniste. Forse devo a lui se tifo Juve, non lo ricordo.

Sin da ragazzina ero una sostenitrice fedele e accanita: ogni mese aspettavo con trepidazione il mensile “Forza Juve”, che divoravo in un attimo; così come lessi tutto d’un fiato il libro “Hanno rapito la Juve”, pubblicato nei primi anni settanta.

Erano gli anni della mia gioventù, durante i quali le passioni sono vissute in modo viscerale; o ero solo io? Quando Paolo Rossi venne squalificato per la storia del calcio scommesse, ad esempio, gli scrissi una lettera, rimasta senza risposta, nella quale lo incoraggiavo a non mollare, credendo nella sua innocenza.

In tutti questi anni londinesi ho continuato a seguire la mia squadra del cuore; il calcio inglese non mi ha mai appassionato. Certo, non conosco più le formazioni come un tempo, ma continuo a gioire dei successi, tanti, soprattutto nazionali, e a soffrire degli insuccessi, pochi ma soprattutto a livello internazionale.

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Allo stadio

A Torino, dove mi recavo spesso per lavoro,  qualche anno fa un amico mi regalò un’esperienza indimenticabile: una partita di Champions League, che vincemmo, con cena al ristorante Legends Club all’interno dello stadio. Una notte magica! Così come lo fu assistere a una partita di campionato, sempre a Torino, con i miei figli: la grande interista, ma come si fa?, e il piccolo, juventino come me.

Mio figlio gioca a calcio da quando aveva 18 mesi (ha quasi 13 anni). Era un bambino con troppa energia da vendere, tanto che lo chiamavo Duracell: come il coniglietto della pubblicità non si fermava mai! Così piccolo era l’unico sport per il quale esistevano dei corsi. Per me era importante avvicinarlo a un’attività fisica avendone sperimentato i benefici in prima persona, sono una ex giocatrice di pallavolo, ma non solo: volevo dargli una buona abitudine sperando che la mantenesse crescendo. Inoltre, da mamma single, era importante che avesse dei modelli maschili di riferimento che fossero positivi.

Così é stato: il calcio ormai fa parte del nostro quotidiano, tra allenamenti, partite di campionato, provini per le academies, queste ultime il sogno di tutti i ragazzini.

Ispirato da Gigi Buffon, da quattro anni gioca in porta: mi dicono che sia bravo e abbia buone potenzialità. Il sogno, suo e mio, un domani, è la Juve.

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Allenamento Juve (mio figlio è in mezzo)

Ricordo quando su un volo British Airways al rientro da Torino una volta salì la squadra giovanile: incredula, guardai i giocatori passare, bellissimi nelle loro divise, e pensai: mi piacerebbe vedere mio figlio un giorno vestire questa divisa.

Ebbene, i sogni ogni tanto si avverano!

In una bellissima domenica di inizio settembre, la Juventus è arrivata a Londra con l’apertura della prima Academy in UK.

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Che emozione!

Tra me e mio figlio, la più emozionata ero forse io, incredula di vestire la maglia ufficiale e di lavorare dietro le quinte; la presenza di tre responsabili venuti appositamente dall’Italia a dare il giusto tono di ufficialità.

Mio figlio, come tanti altri bambini e ragazzi che si allenano con lui, veste la maglia juventina ogni settimana: un allenamento all’italiana, diverso dal modo di giocare inglese, con le metodologie bianconere. Come sottofondo, sempre, l’inno della squadra, che rende l’atmosfera veramente magica.

L’obiettivo: rappresentare l’Inghilterra alla prossima coppa del mondo che si terrà a Torino a giugno. Un evento al quale partecipano le Juventus academies sparse nel mondo, al quale la squadra per la quale gioca mio figlio era stata invitata a partecipare a giugno di quest’anno: purtroppo fu cancellato per via della pandemia.

Sfonderà mio figlio? Non lo so: glielo auguro; l’importante per ora è che il calcio sia divertimento, senza pressioni, pur con tanto impegno. Que sera, sera. Intanto, ci godiamo questa esperienza bellissima. Seguiteci: Juventus Academy London – ELA.

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Allenatori e staff

E, come sempre: Forza Juve!

Elena – Londra

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