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Kenya, biciclette e scolari

In Africa accadono  delle cose che mai avresti potuto immaginare.kenya-scolari-bicicletta

Eppure, in Africa, ricevi lezioni di vita che non dimenticherai mai.

Voi come andavate a scuola? Mio figlio aveva una bicicletta per andare a scuola. Ha fatto tanto, bucando prima una ruota, poi l’altra, riparandola  migliaia di volte e poi rompendo anche le marce…..(era una bella Mountan Bike) finché, un giorno, si ruppe per bene…Da quel giorno quella bici non la vidi per lungo tempo, avendola lui depositata in terrazza , tra tutte le attrezzature del padre e tra i ferri vecchi delle auto riparate.

Non la volle mai più riparare quella benedetta bicicletta.  Andava a scuola a piedi perché  così preferiva fare.
Un giorno gli chiesi di aiutarmi a portare la bici a riparare . Si rifiutò e io non capivo. Non ero preparata a questo rifiuto e mi domandavo il perché. Soprattutto lo domandavo a lui insistentemente. Ma la risposta era sempre: mamma, io preferisco andare a piedi.

Sapendo quanto lui non ami camminare, nonostante sia un Masai (e di solito i Masai e gli africani in genere sono abituati a camminare parecchio) mi ostinavo a forzare la riparazione della bici. E la sua risposta continuava ad essere identica alle volte precedenti:un No categorico. Addirittura ricordo che alcune volte tergiversava e cambiava discorso. Ero una mamma incapace di comprendere cosa volesse dirmi, o ero solo contrariata perché il mio pensiero era che, forse, lui , voleva una bicicletta nuova? Ero io malpensante?
Arrivò il giorno del suo compleanno (il due luglio) e la nonna, ossia mia mamma, dall’Italia mi chiamò e mi disse di fare gli auguri a Solomon e di acquistare per lui una nuova bicicletta. Doveva essere il suo regalo di compleanno. Una bicicletta speciale. Come lui l’avrebbe preferita. Quando lei sarebbe venuta a Malindi mi avrebbe restituito i soldi.

Attesi Solomon al rientro da scuola, pensando di fargli una bella sorpresa con questa notizia. Quando arrivò come sempre entrò tutto sudaticcio e sporco e, dopo i saluti a mamma e papà, andò nella sua stanza. Si spogliò e  fece una doccia. Tutto era  normale ed i suoi movimenti al rientro erano,e sono ancora oggi, sempre gli stessi. Finita la doccia si avvicinò a me e si sedette vicino, nel divanetto dove stavo comodamente a guardare la televisione.
Fu in quel preciso istante che decisi di cantargli la canzoncina di auguri e di comunicargli della telefonata della nonna. E del regalo che lui stesso avrebbe potuto scegliere in quanto al modello. Gli riferii infatti che la nonna aveva dato precisi ordini che il tipo, modello e colore lo avrebbe scelto lui, e che non mi sarei dovuta fermare davanti a nessuna cifra. Certo, sempre nella logica di una scelta di biciclette da ragazzo.
Ricordo che  gli dissi di non esagerare, magari di non chiedere  una bici da mille euro!
Mi guardo’ e mi disse: io non voglio una bici.
E automatica fu la mia contro-domanda : ma perché no,  se puoi andare  a scuola in bicicletta  evitando così di fare strada a piedi
anche durante le ore calde ? O vuoi un regalo diverso? 

Finalmente arrivò  la risposta tanto attesa e che comunque mai avrei immaginato: non so che regalo potrei desiderare..ma sicuramente non voglio una bici. Mamma, i miei compagni non hanno la bici. Io voglio andare a piedi con loro. Io “sono come loro”, e insieme ci divertiamo ad andare ed a tornare da scuola a piedi…
Non ebbi il coraggio di dire altro.
Stavolta fu lui a darmi una bella lezione di vita…

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2 commenti
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Cara Donatella, i tuoi racconti mi hanno appassionata fin dalla prima parola. Inutile dire che dopo averne letto uno non ho resistito a leggere subito tutti gli altri. Una storia davvero commovente ed emozionante la tua. Grazie per averla condivisa, ho scoperto cose che altrimenti non avrei mai saputo. Non capita quasi mai di avere testimonianze dirette di chi vive in paesi tanto diversi da quello a cui siamo abituati. Spero di poter leggere presto nuovi racconti.

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