meiosiNon ho mai ritenuto che la mia mente abitasse davvero la’ dove si trovasse il mio corpo.

E’ un procedimento di sdoppiatura del quale soffro da sempre, nel senso che non ricordo mai di non averne sofferto. E quando dico soffrire, lo dico nel piu’ ampio senso della parola, consapevole che cio’ io provi sia tale, questo in parte dato dal fatto che ovunque io sia, con la mente abbia la capacita’ di astrarmi per ritornare magari, poi, nel punto precedente.

Da quando sono un’expat, la mia meiosi e’ diventata ancora più chiara e se possibile, piu’ dolorosa.

Sono tornata a casa per le ferie, per il mio 52esimo compleanno, per cercare di regolare quel tipo di situazioni che  in una famiglia con tre figlie, un compagno e quattro gatti, di cui uno senza coda, inevitabilmente si creano. E’ impressionante tornare nel luogo dove hai vissuto per quasi 6 anni e provare il senso che non ti appartenga.

Girare per luoghi familiari, come magari un centro commerciale, una via, e capire che tu in realtà non sei li’, la tua metà e’ rimasta in UK e che qui ”l’altra te” si sta aggirando per trovare la soluzione a dei problemi o magari anche solo per trascorrere alcuni giorni che dovrebbero essere di meritato relax e vacanza, risulta essere sconvolgente, perché in realtà comprendi che sei veramente sdoppiata.

Ho trovato la mia cittadina emiliana ancora più piccola e soffocante di quando l’ho lasciata.

Quel senso di soffocamento mentale, del non potersi esprimere come in realtà l’elaborazione dati del tuo cervello imponga in quel momento, quella ristrettezza fisica dal sapere che ”l’altra meta’ ” e’ rimasta a Sheffield, e sta facendo progetti per migliorare la sua situazione in terra inglese.
Ecco, ho trovato il punto, o meglio, la parola : migliorare.

Migliorare uno status, una condizione, in Italia non si può fare.

Perché qui, come diceva mia nonna, ” se nasci tondo, non puoi morire quadrato ”. In Inghilterra e’ esattamente l’inverso.

In Italia e’ sempre tutto stazionario, un po’ come le condizioni di quell’ammalato grave, che pero’ non si decide ne’ a guarire, ne’ a morire, e allora il gergo medico definisce ” stazionario”, cioè in pratica, fermo.

Il mio paese d’origine e’ un paese nel quale cambiare e’ impossibile.

Ed e’ per questo che, da sempre, il mio processo di meiosi e’ in atto.

Sdoppiarsi per moltiplicare le idee, le opportunità, il modo di conoscere nuove realtà e nuove persone, ma sempre con quel senso di ricordo opprimente del passato.

Il mio status e’ ”expat”: non sono più italiana, almeno non più in gran parte, e non sono nemmeno inglese.
Oggi al supermercato, non sapevo fare la spesa: mi guardavo intorno, facendo la differenza  con l’Inghilterra, solo per capire che qui c’e’ molta meno scelta, con prezzi ben più alti.
Ormai ho una mente che ragiona in pounds e tornare all’euro rappresenta fatica. Ormai mi viene di rispondere in inglese quando mi si chiede qualcosa, almeno di semplice, e a volte per trovare il termine in italiano, ci devo pensare un attimo.

” L’altra meta’ ”, quella rimasta a Sheffield mi ha comunicato ufficialmente che a lei delle quattro mura che si chiamano casa, importa niente, lei vuole che ”l’altra metà”, quella che sta in Italia per le ferie, prenda 4 cuori umani e 4 felini e se li porti dietro.

Quella che sta in ferie, le ha risposto che ancora non e’ ora, che bisogna che i tempi maturino, e le circostanze lavorative migliorino e si stabilizzino.
La donna, legittimamente proprietaria delle due metà, sa che entrambe sono vere, e che entrambe la rappresentano e ciò che entrambe dicano sia vero, sebbene una meta’ sia sentimento, cuore, e l’altra logica, ma entrambe sono Mary, e solo questo conta.

La meiosi dell’expat e’ una malattia molto comune, ed è incurabile.

O meglio, lo è finché una delle due metà non vince sull’altra o, forse, finché la metà razionale non avrà fatto in modo che tutto sia collimato al decimo di millimetro, per far ricongiungere non solo le metà, ma ciò che resta del proprio ieri con il suo domani.
Sarà difficile, ma è umano. E, quindi, non impossibile.

7 commenti
  1. Giorgia
    Giorgia dice:

    Grazie per il tuo bellissimo articolo,mi fa sorridere pensare che riviviamo con sfumature diverse le stesse emozioni!

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  2. fed
    fed dice:

    si sono cose che sento anche io…soprattutto quando torno in Italia, parto con entusiasmo, ma appena la’ mi sento out…non vedo l’ora di tornare a casa, e non sempre e’ tutto facile a casa.

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  3. Chiara
    Chiara dice:

    Ti capisco benissimo! Io soffro di meiosi contraria, quando sono qui vorrei essere in Italia e tutto mi appare come un sogno, e quando sono in Italia perdo il senso del tempo e delle cose. Chissà se ne guariremo mai?!

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  4. Michela
    Michela dice:

    Un bell’articolo, denso di quello stato d’animo che capisco anch’io bene. Una volta ho sentito dire di lanciare in aria una moneta per decidere quale delle due parti sia più tua. Nel momento esatto in cui sarà in aria capirai istantaneamente dove le due parti vogliono essere per davvero e in realtà sono.

    Buon ritrovo della tua interezza, se possibile.
    La condizione in Italia non deve essere un limite, perché con un’esperienza da expat si possono valutare le cose diversamente, consapevoli che dai limiti si può uscire.
    Io, per esempio, mi sento su un’altalena, ma cerco ogni giorno di trasformarla in una direzione, che vada bene a me, che mi faccia stare bene.
    E se stai bene alla fine forse puoi sopportare di essere divisa, ma in equilibrio.
    Grazie della condivisione, ci fa sentire parte.

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