La mia isola è dentro me

(Da Napoli alle Canarie)

di Antonia Calabrese

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Sono passati già alcuni mesi dal mio rientro in Italia.

Un rientro quasi forzato perché mi sembrava di non avere altra scelta. Ma, forse, se avessi visto oltre le mie paure avrei trovato altre vie di uscita.

Tornare mi sembrava la più semplice, anche se la più dolorosa, cosa da fare.

Nel 2011 lasciai Napoli, mio luogo natale, per trasferirmi in una piccola città toscana. Lo feci per un nuovo lavoro, per mia sorella che da anni viveva lì, ma, soprattutto, per darmi nuove opportunità di vita. Ho vissuto cinque anni in una città che all’inizio mi sembrava fatta di oro, lo stesso materiale che gli abitanti da sempre lavorano. Ogni strada luccicava, ogni angolo raccontava una storia, ed io ero contenta.

Improvvisamente, la città di Piero della Francesca, perse il suo splendore. Arezzo, che con tanto amore mi aveva accolta, mi appariva scolorita. E, nonostante un contratto lavorativo a tempo indeterminato, la casa, la mia gatta e i miei amici, iniziai a sentirmi sola.

Una mattina, stanca di tanta solitudine pur avendo ciò che desideravo, presi una decisione.

Partire. Lasciare tutto.

Dove?

In Spagna.

Si, ma dove precisamente?

Indecisa tra Madrid e Barcellona, scelsi Gran Canaria.

Un cambiamento radicale ed eccitante perché, dopo aver vissuto tanti anni lontano dal mare, le Canarie mi sembravano il giusto premio alla mancanza vissuta. E così, venduto tutto quello che possedevo, mi resi conto che ogni mio sacrificio si era ridotto in poche valigie contenenti indumenti, esperienze ed emozioni.

Partii con solo quattro bagagli.

La mia fantastica avventura ebbe inizio non appena atterrai a Las Palmas: senza sapere nemmeno una parola dell’idioma locale mi sono sentita subito a casa, per due intensi anni. Come in ogni inizio c’era tanto entusiasmo, ma dopo poco sono arrivate le prime difficoltà e i primi ripensamenti.

Dove alloggiare?

Trovare una casa è facile, ma prenderla in affitto per viverci, se non sei canario e non hai la residenza, è complicato. È semplice però prendere una camera in grandi appartamenti da condividere con tante persone, e se sei fortunato, per 300 euro la trovi anche vicino al mare. Peccato che spesso la camera è senza finestra!

Dopo alcuni mesi di convivenza, decisi di andare a vivere da sola e così trovai un “estudio”, un piccolo monolocale al centro della movida. Perfetto per non sentirmi sola, pessimo per il caos notturno: ma, in fin dei conti, ero a Las Palmas, un’isola sempre felice.

L’idea era quella di aprire un bar italiano (sai che novità, l’isola si regge sui locali nostrani!).

Presto mi resi conto che l’ipotesi di inaugurare una attività non era più nei miei obiettivi e priorità. Saranno state le lunghe passeggiate per Las Canteras, 3 km di chiara spiaggia, da dove era possibile ammirare l’immensità dell’oceano fino a La Cicer, spiaggia nera e oro dalle grandi onde cavalcate da surfisti.

Sarà stato il profumo intenso del mare che mi faceva dimenticare anche me stessa.

Saranno stati i colori vivi e cangianti, dell’acqua e del cielo, che mi facevano immaginare di vivere in un quadro.

Decisi quindi di seguire il mio istinto, valorizzando le mie doti.

Così, frequentai una scuola per estetista, diplomandomi in poco tempo. Nel frattempo, conobbi altre persone, canari in particolare; con il mio spagnolo che migliorava giorno dopo giorno, non mi sentivo più una straniera, ma una italiana integrata e accettata. Avevo una nuova famiglia.

Mi sono percepita viva, padrona della mia vita.

Le mie scelte dipendevano solo da me, senza condizionamenti. Ho pianto tante volte, e tante volte ho stretto i denti. Ma sono riuscita ad andare avanti perché era il mio sogno, la mia scommessa. Mi sono messa in gioco, e ho scoperto una donna forte e coraggiosa.

Un giorno però, mi hanno diagnosticato una patologia alle ossa, non grave ma molto dolorosa, tanto da rendermi altresì fragile psicologicamente.

Mi resi conto di non potercela fare da sola, avevo bisogno di aiuto per rialzarmi e sostegno per proseguire. E la famiglia era il mio porto sicuro.

Sono tornata con tanta tristezza nel cuore, perché non volevo lasciare quella che sentivo oramai come mia isola e poi perché, nonostante ci fossi nata e cresciuta, Napoli mi sembrava così grande da farmi spavento.

Oggi mi è ritornato il sorriso.

Ho preso consapevolezza delle nuove opportunità che finalmente si mostrano ai miei occhi come nuove ed originali possibilità di vita.

Ero impaurita, ma ho deciso di lottare.

Restare o ripartire, non importa.

La mia isola è dentro me.

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