L’adolescenza, il mitico periodo tra tempeste e vertici

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Non so voi, ma io ho un figlio che lentamente si avvia all’adolescenza.

Quindi, per me,  è giunto il momento di iniziare a documentarmi. L’adolescenza comunque rimane anche se si vive all’estero. Quindi ci tocca.

Oltre che psicoterapeuta sono una scrittrice e, vuoi o non vuoi, da Alda Merini non si fugge. Pensando all’adolescenza mi vengono in mente dei suoi versi, in cui sottolinea come l’adolescenza sia un periodo mitico e burrascoso, in cui si è sempre alla ricerca di un verso o un vertice, che ci oltraggi e ci difenda. Ecco spero di non aver rovinato la poesia! Il doppio binario mentale di chi da una parte cerca l’oltraggio e dall’altro l’appiglio centra, secondo me, l’essenza di questo periodo.

Sicuramente il periodo dell’adolescenza è un periodo di transizione in cui non si è quello si sarà ma non si è nemmeno più piccoli, forse per quello siamo su un doppio binario mentale.

L’adolescenza e la pubertà sono due concetti diversi e non sovrapponibili la pubertà è il fenomeno biologico ed innesca l’adolescenza. La pubertà è il fenomeno fisico, l’adolescenza è qualcosa di molto più complesso e più ampio. E’ protratta nel tempo, ha delle caratteristiche peculiari e differenti per ogni soggetto, che sono legate a lui o a lei come individuo, alla sua specifica situazione famigliare e sociale. Diciamolo chiaramente l’adolescenza è un fenomeno culturale mentre la pubertà è un fenomeno fisico. Questo on significa che i due processi siano paralleli e staccati. Al contrario, sono in relazione. Anzi la relazione e a tre: sviluppo corporeo, comportamento e ambiente.

Infatti, la pubertà stessa è controllata dall’ambiente esterno. La ghiandola pituitaria e le gonadi sono influenzate dall’ambiente sociale. Ormoni e relazioni sociali si influenzano a vicenda.

Mentre la sequenza dei cambiamenti puberali è prevedibili, l’età precisa in cui avvengono non lo e’, varia. Per le bambine tra gli 8 e i 14 anni e per i maschi tra i 9 e i 15. Ecco le femminucce hanno un “range” che inizia prima.

Il corpo cambia. Cresce sia il cervello, proprio a livello di una proliferazione delle cellule di supporto che sostengono i neuroni, inoltre viene prodotta più mielina che consente processi neuronali piu’ rapidi. Cresce il cervello e anche le capacità cognitive ed emerge il pensiero astratto. Si cresce in altezza e in peso, tra l’altro in maniera un pochino particolare. Non tutte le parti del corpo crescono parallelamente e simultaneamente. Le prime a raggiungere la loro misura definitiva sono le mani, i piedi e la testa, la larghezza delle spalle è fra le ultime. Inoltre vi è la comparsa dei caratteri sessuali secondari: il telarca, pubarca, menarca.

Sono tanti i fattori che possono influenzare la pubertà: dalla biologia alle relazioni con la famiglia, alla scuola.

Alla crescita fisica vanno associate le ansie e le insicurezze tipiche: insomma il corpo cambia, emergono le prime pulsioni sessuali, le tensioni delle prime esperienze sentimentali. Non va sottovalutata anche l’insicurezza rispetto alla propria immagine corporea. Il cambiamento del corpo si può vivere positivamente o con angoscia. Anche per questo vi è bisogno della continua conferma della propria identità.

Durante l’adolescenza si cerca di appropriarsi del proprio corpo, che diventa anche un luogo di comunicazione con i coetanei. Il modo in cui l’adolescenza si addobba, anche il piercing o i tatuaggi, per capirci sono un mezzo di ingresso nel proprio corpo.

Qui bisogna stare attenti perché le disarmonie improvvise, dovuto alla crescita, possono creare problemi. Abbiamo già accennato all’ansia, ma c’è altro si possono creare fratture fra il corpo fisicamente maturo e la sua rappresentazione, tra i bisogni del corpo e la sensazione di non appartenenza, di passività rispetto a questi bisogni. Non ci dobbiamo dimenticare il sentimento di inadeguatezza, differenze tra maschi e femmine e i problemi che una maturità fisica più precoce danno rispetto a quella sociale.

Il punto dolente in tutto questo è la costruzione dell’identità: insomma è il momento in cui si risponde alla famosa domanda filosofica, chi sono io?

Tutto questo si capisce meglio se si considera l’individuo stesso come un sistema, che come abbiamo visto non può prescindere dalla biologia, dalla famiglia, scuola, genetica, la cultura e tutto il resto. Quindi il mondo interno dell’adolescente si intreccia con l’esterno. Quindi l’esperienza individuale dell’adolescente non è un caso unico, suo conchiusa in se stessa, nasce dal continuo feedback con il mondo esterno.

Insomma l’adolescenza è il periodo della separazione e della individuazione, ed è un periodo in cui il processo dialettico fra separazione e associazione serve a creare l’identità. Ci si può separare quando si sa a chi si è simili, insomma per potersi separare bisogna riconoscere differenze e somiglianze.

L’adolescente diventa individuo in uno scambio continuo con il sistema esterno, anzi è parte egli stesso del sistema esterno. Quindi anche la famiglia forse da un certo punto di vista è adolescente, perché rientra ed è parte di questo sistema, passando da un momento di accudimento a uno di svincolo. Insomma quando pensiamo al bambino adolescente non scordiamoci che vi è questa interdipendenza con noi. Quindi problematiche nell’adolescente, magari devianze o disturbi spesso non si trovano solo in lui ma nella stessa famiglia, bisogna guardare alla corrispondenza con la famiglia e ricordarsi che la disfunzione è famigliare. Da parte della famiglia magari ci sono problemi ad accettare la separazione, il fatto che il figlio stia diventando grande, quando il figlio va via, magari rinascono vecchi problemi coniugali, o emergono perché’ prima erano nascosti sotto altro. Insomma a volte ci si porta dietro conflitti irrisolti che quando il figlio o la figlia va via si presentano con tutta la loro forza. Magari era proprio il figlio che dava stabilità al legame che senza questa presenza si rompe. Insomma l’adolescenza dovrebbe essere chiamata adolescenza di tutti, forse.

A volte il figlio o la figlia hanno la funzione di mediatori nella coppia.

Quindi, forse, va detto che i sintomi del figlio sono sia i suoi disagi ma sono anche i sintomi di un sistema che comprende tutto.

A volte i sintomi diciamo devianti, o anche di malattia cercano di ricollocare l’adolescente nella sfera precedente. Anche perché’ come è possibile che dei genitori non si occupino di qualcuno che sta male? I sintomi forse in qualche maniera cercano di arrestare il tempo, non solo per chi entra nell’adolescenza ma cercano anche di fermare il ciclo vitale della famiglia. La conquista dell’identità dell’adolescente viene vista come un tradimento dalla famiglia perché’ tutto viene scardinato e modificato. A volte è proprio questo rapporto difficile con la famiglia che crea disturbi ossessivi e nevrotici , o psicosomatici, nei casi piu’ gravi anche forme di tossicodipendenza. Insomma i disturbi dell’adolescenza possono essere visti come disturbi dell’insieme e dei suoi sottosistemi. Va considerato che i genitori magari rivivono anche il loro passaggio.

Detto tutto questo, noi all’estero come ci mettiamo? Sarà più facile o più difficile?

Non lo so, in ogni caso vi abbraccio.

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