L’amore è l’opposto della paura

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Lunedì 9 marzo. Non è una giornata importante sul calendario, non lo è neanche nella mia vita a dir la verità. Sono quasi le otto di una mattina qualunque e aspetto il primo piccolo piacere della giornata: l’odore del caffè che inonda la cucina e quel gorgoglio che anticipa altre ventiquattro ore piene di chissà quali belle cose. Intanto rifletto su ciò che sta accadendo e su come l’amore sia l’opposto della paura.

Viviamo un’epoca di mutamenti

Scrivo che è il 9 marzo perché nell’ultimo mese il mondo è cambiato a ogni giro su se stesso e non potrò sapere come sarà quando leggerete questo articolo. In Ucraina leggo le notizie dall’Italia, parlo con amici e familiari, specie quelli in Veneto, guardo i post su Facebook e mi sembra di osservare la guerra da un punto sicuro, capendo le cose solo a metà, ascoltando un po’ una fazione e un po’ un’altra.

Non so come la gente stia vivendo davvero in Italia, né come mi sentirei in una Venezia vuota. Forse passeggerei tra le calli deserte con la sola compagnia dello sciabordio dei canali e dei gabbiani che grufolano nella spazzatura, con il pretesto di andare a fare la spesa. O forse starei in casa con i coinquilini a fare qualche gioco da tavolo. O coglierei il tempo per scrivere, leggere, fare yoga, meditare, studiare nella mia camera.

L’importanza dell’auto-consapevolezza

Non lo so, so solo che ciò che vedo in Italia mi angoscia. No, non il virus. Mi spaventa la mancanza di auto-consapevolezza del genere umano, il suo essere una semplice fogliolina che si fa sospingere dal vento del timore, senza mai guardarsi per bene. Mi spaventano l’astio, il voler trovare per forza un colpevole: prima si additava il cinese, poi il governo, poi quelli del Nord nell’eterna scissione italiana, come se il virus fosse un connotato razziale e non una malattia. Mai una volta che si sia abbassato quel dito: nel mondo materiale calamità, malattia e morte sono naturali, come lo sono la salute, la gioia, la vita. Tutto è uno. Non c’è vita senza morte, no?

La paura di morire ha creato in noi odio e separazione, ma ricordiamo ancora che la vita è effimera? Siamo fortunati a essere nati in un paese in pace in un periodo di abbondanza e, per questo, la minima minaccia alla nostra stabilità (che non è stabile!) ci appare come una grandissima catastrofe.

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Siate come un albero, ben radicate in voi stesse

Ci siamo dimenticati di vivere

In un mondo nel quale la morte è un tabù, regna il terrore. Siamo abituati a crederci immortali: in effetti viviamo più a lungo di prima e i bambini sopravvivono all’infanzia. Ci vietiamo di parlare di morte, è quasi un peccato farlo, ci costringiamo a un’apparente stabilità che crediamo ci farà vivere per sempre. Arriviamo a disprezzare il vicino o il diverso per timore che questo possa farci del male.

La paura della morte ci impedisce di vivere. Trapasseremo comunque: non è meglio godersi questo respiro, questo dono fino a che lo abbiamo anziché soffrire e temere? Non è meglio amare, che essere spaventati?

La vita è movimento, è cambiamento. Quella che vediamo come pace stabile e perpetua potrebbe mutare in un baleno. E noi, piccoli steli d’erba, ci lasciamo trascinare da qualsiasi folata di paura. Siamo umani: conosciamoci, siamo auto-consapevoli, che è forse l’unica chiave della felicità.

Non possiamo controllare altro che noi stessi

Diveniamo coscienti della transitorietà della vita e diveniamo coscienti di noi stessi. Quando proviamo qualcosa, fermiamoci e chiediamoci: “perché sto provando questa sensazione?” Che sia bella o brutta, facciamolo ogni volta: scopriremo cose di noi stessi sconosciute. Ssì, a volte vorremmo chiudere la porta e non vedere, ma senza consapevolezza rimarremmo foglie, formiche, venuti al mondo solo per concimare la terra.

Se provassimo a capire chi siamo, dove andiamo, perché reagiamo e non agiamo, allora, forse daremmo un senso a questa vita.

Possiamo forse controllare il mondo? No, non possiamo neanche tenere a bada l’interiorità delle persone più vicine. Possiamo solo coltivare la coscienza più profonda di noi stessi, per vivere, per gioire.

Pensiamoci, mentre siamo chiusi in casa in quarantena. Pensiamoci, sempre, e non dimentichiamo che l’amore è l’opposto della paura. Amore per la vita, amore per l’altro, amore per noi stessi.

4 commenti
  1. fabiola
    fabiola dice:

    Che tutta questa paura ci unisca sempre di più, in modo da vivere di amore ❤

    Grazie Ale per le tue parole, è sempre emozionanet leggerti!

    un abbraccio.

    Fabiola – Mallorca

    Rispondi
  2. Anna
    Anna dice:

    Carissima,tu hai visto solo il negativo,ma io che in Sardegna vado a fare la spesa con la mascherina e con un metro di distanza,ti assicuro che l’empatia e la cortesia italiane non le mette K.O. manco il Coronavirus.Per il resto hai ragione tu.

    Rispondi

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