Se penso alla mia infanzia, ricordo i racconti di chi, giovanissimo, partì per andare a lavorare in Germania. Ricordo storie di rivalsa, ma anche vicende amare raccontate durante miti sere d’estate, dopo la passeggiata con i cugini venuti a trovarci dalla Liguria. All’epoca non avrei mai pensato che mi sarei trasferita all’estero, tantomeno nella terra dei crucchi. Da piccola, pensate un po’, volevo diventare pittrice avvocato medico ballerina musicista d’orchestra. Della Germania, davvero, non c’era proprio traccia. Ma cosa occorre sapere, se si vuole lavorare in Germania? Ecco un piccolo vademecum del quale fare tesoro, se avete intenzione di fare il grande passo.

Come candidarsi, per fare una buona impressione.

La candidatura per una posizione, chiamata Bewerbung, è composta da alcuni elementi imprescindibili. Prima di tutto, ovviamente, occorre inviare un curriculum vitae, o Lebenslauf, che riassuma i nostri ultimi successi lavorativi. Dovremo mettere in risalto le nostre competenze e far sì che il datore di lavoro rimanga colpito da quanto abbiamo da offrire. Esistono tantissimi modelli di curricula, primo tra tutti il cosiddetto curriculum europeo standard. Qualcuno si affida a modelli dal design più ricercato, come quelli reperibili sulle pagine di Canva. Io, due anni fa, compilai il mio CV sulla pagina di xing e lo convertii in PDF. Regolarmente, poi, ne aggiorno i contenuti aggiungendo i vari corsi di formazione ai quali ho partecipato.
Attenzione! Per completare il vostro curriculum vitae sono necessarie le Bewerbungsfotos. Si tratta di fotografie fatte apposta in uno studio per essere aggiunte alle vostre candidature. Non sottovalutate questo piccolo, ma importante, dettaglio. Mi raccomando!

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Assieme al curriculum occorre inviare una lettera motivazionale o di presentazione. Nel Motivationsschreiben dovrete, insomma, riassumere i motivi per i quali siete adatti, anzi perfetti, per il lavoro del caso. Potrete fornire esempi pratici, motivazioni sentimentali, dati di vario genere. È la vostra occasione per fare un’ottima impressione e assicurarvi, con un po’ di fortuna, un colloquio.
Un posto d’onore, inoltre, è riservato ai certificati o Zeugnisse. Si tratta del vostro certificato di laurea (tradotto oppure in formato diploma supplement), dei vari certificati di lingue, dei corsi di formazione. A questi, poi, potete aggiungere gli Arbeitszeugnis ossia i certificati rilasciati dai vostri precedenti datori di lavoro. Questi sono leggermente diversi dalle lettere di raccomandazione, chiamate Empfehlungsschreiben, ma sono altresì un ottimo modo per fare una buona impressione.

Quali sono i siti internet utili, se volete lavorare in Germania?

La maggior parte delle posizioni vacanti, chiamate anche Stellenausschreibung, è spesso consultabile online. Alcuni annunci sono tuttora reperibili sui giornali locali, certamente, ma si tratta perlopiù di un’eccezione. Siti come xing.de oppure linked.in possono essere un ottimo punto di partenza. Per questo motivo vi consiglio di aggiornare il vostro profilo, completarlo, renderlo accattivante. Spesso, infatti, i recruiter di molte aziende vi contatteranno in base al vostro profilo e vi chiederanno di inviar loro un curriculum comprensivo di lettera di presentazione e attestati di merito. Un altro sito che conviene sempre consultare è quello della Jobbörse, ossia quello delle offerte lavorative del collocamento locale, chiamato Agentur für Arbeit. Lì troverete moltissime offerte e potrete applicare vari filtri (località, professione, tipo di contratto e via discorrendo) in modo da trovare le posizioni più adatte a voi.

Personalmente, ritengo il portale della Jobbörse estremamente utile. Per ogni posizione, infatti, vengono elencati tutta una serie di fattori molto importanti per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro. Potrete leggere, per esempio, se è necessario abbiate la patente B, oppure se vengono richiesti certificati particolari. Alcuni datori di lavoro, inoltre, inseriscono la paga lorda, ossia previa detrazione di tasse e contributi.

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È necessario sapere alla perfezione il tedesco, per lavorare in Germania?

Questa è una domanda che mi sono sentita porre molto spesso. La risposta più appropriata, per quanto frustrante, è “ni”. Esistono professioni per le quali non è necessario parlare bene il tedesco. Non parlo solamente di IT, nonostante sia l’esempio che fanno in tanti. Parlo anche di agenzie interinali che lavorano espressamente con persone che hanno appena iniziato a parlare la lingua. In questo ultimo caso si tratta, ad esempio, di lavori di pulizie, spesso serali, in uffici o negozi.
Se invece volete lavorare a contatto con le persone è necessario che parliate un buon tedesco, almeno un B2. Alcuni datori di lavoro potrebbero addirittura richiedere una certificazione di lingua, non solamente se si tratta di Ausbildung. Questo, personalmente, non mi è mai capitato: ne ho sempre sentito parlare da conoscenti che hanno lavorato, ad esempio, in ambito accademico. Insomma: prendete questa ultima informazione con le dovute cautele.

Conviene lavorare in Germania?

Una domanda che, spesso, mi viene anche fatta è proprio questa: si diventa ricchi, in Germania? Forse proprio in virtù di quegli stessi racconti che hanno caratterizzato la mia infanzia, c’è chi pensa di venire in Germania per accumulare una fortuna e ripartire con le tasche piene. Il salario minimo garantito è di 12,00€ lordi per ogni ora lavorata, per un totale di circa 1400,00€ netti al mese. Questo, però, non significa che ogni lavoratore riceva esattamente quello stipendio. Un neolaureato, per esempio, può arrivare a guadagnare quasi 3000,00€ netti al mese lavorando in un’azienda di piccole o medie dimensioni. Alcune aziende di grandi dimesioni arrivano a cifre più alte. Altre preferiscono incentivare il lavoratore con tutta una serie di agevolazioni, ad esempio un abbonamento mensile del treno a prezzi ridotti. In linea generale, i lavori altamente qualificati hanno retribuzioni maggiori rispetto a lavori che necessitano di qualificazioni minori.  Se volete farvi un’idea un pochettino più precisa, vi consiglio di fare un salto su questa pagina. Mi raccomando: non prendete tutto come oro colato, ci sono sempre eccezioni sia in positivo che in negativo.

Non occorre dimenticare, inoltre, che la tassazione sullo stipendio non solo si fa sentire, bensì varia in base ad alcuni fattori, tra cui il Bundesland in cui lavorate e la vostra classe di reddito. Allo stesso modo, credo sia importante ricordarsi che alcune di queste detrazioni non sono banali tasse e imposte, bensì contributi importanti. Il primo tra questi è, evidentemente, il nostro contributo all’assicurazione sanitaria. A questo si aggiungono i contributi della pensione, ma anche l’Arbeitslosenversicherung. Questa cifra, di per sé abbastanza irrisoria, permette allo stato tedesco di garantire sostegno alle fasce di reddito più bisognose con assegni di disoccupazione, incentivi e progetti di riabilitazione.

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Quali sono le parole da conoscere, se si vuole lavorare in Germania?

Ecco un piccolo elenco di parole che, forse, aiuteranno chi ne ha necessità a muoversi con maggiore agilità nel mondo del lavoro tedesco.
Bewerbung, come abbiamo già visto, significa candidatura. I documenti che inviate alle aziende o ai recruiter prendono, quindi, il nome di Bewerbungsunterlagen, letteralmente documentazione per la candidatura. Questa si compone di varie parti: il Lebenslauf ossia il curriculum vitae e il Motivationsschreiben in cui spieghiamo perché vogliamo ottenere una determinata posizione. A questi si aggiungono i cosiddetti Zeugnisse ossia gli attestati che potete presentare e l’Empfehlungsschreiben ossia la lettera di raccomandazione di un datore di lavoro precedente. Spesso, inoltre, i datori di lavoro preferiscono redarre un Arbeitszeugnis ossia un attestato che parli della vostra permanenza presso l’azienda mettendo in luce le vostre capacità e i vostri punti di forza.

Per quanto riguarda i vari tipi di impiego, si parla di Vollzeitstelle ossia di posizione in full-time. In questo caso lavorerete 39 oppure 40 ore a settimana. Allo stesso modo si parla di Teilzeitstelle cioè di posizione part-time. Qua il numero di ore varia a seconda di quanto accorderete con il datore di lavoro: in linea di massima si parla di 30, 25 oppure 20 ore settimanali. Una terza opzione, amata da molti e detestata da altrettante persone, è quella del Minijob. Inizialmente si trattava delle occupazioni predilette dagli studenti, che lavoravano nel fine settimana per un massimo di 520,00€ mensili, cifra che non può assolutamente essere superata. Ora non è inusuale vedere professionisti candidarsi per un minijob in modo da avere una seconda entrata. Il minijob, infatti, non viene tassato. Su questa pagina troverete maggiori informazioni riguardo al Minijob.

Lavorare in Germania: la mia esperienza

Nel bene e nel male, lavoro in Germania da otto anni abbondanti. Ho ricoperto posizioni molto diverse tra loro, avendo quindi la possibilità di venire a contatto con realtà altrettanto differenti. Allo stesso modo, ho parlato con colleghi e conoscenti in merito alle loro esperienze lavorative.
Il sostegno da parte del collocamento locale è innegabile, anche se alcuni lo definiscono snervante. Vengono proposti corsi di lingua e non solo, colloqui, incontri con un esperto di comunicazione, sostegno nella stesura del proprio curriculum vitae. In cambio, evidentemente, sarà necessario presentarsi ai colloqui del caso, farsi vedere interessati, darsi da fare. In questo caso, lo confesso, ho raccolto testimonianze molto differenti tra loro. Conosco persone molto grate dell’aiuto che hanno ricevuto. Ne conosco altrettante che lo hanno definito snervante, ritenendo le continue offerte di lavoro inviate per e-mail un po’ troppo eccessive.

Per quanto riguarda i colloqui, ho fatto esperienze molto diverse. Da un lato ho avuto colloqui molto brevi, quasi fossero un mero pro forma. Dall’altro ho partecipato a selezioni decisamente più lunghe fatte di test di conoscenza generale, colloqui e periodi di prova non pagati della durata minima di tre giorni.  In entrambi i casi, fedele alle convenzioni tedesche, mi sono preparata informandomi sull’azienda e sul genere di lavoro che questa ultima svolge. Ho portato esempi pratici, a volte persino progetti per dimostrare il mio interesse. Alcune volte mi è andata bene, altre mi è andata meno bene. C’est la vie. 

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In conclusione…

Lavorare in Germania è stata una grande occasione della quale sono molto grata. Spesso si è trattato di una sfida entusiasmante ma allo stesso tempo estenuante. Le selezioni sono spesso crudeli, i candidati sono moltissimi e il livello di preparazione non va sottovalutato. A volte sembra di star partecipando a veri e propri provini per il ruolo di ahem “impiegato”. Il mondo del lavoro tedesco può intimidire, se non se ne conoscono le dinamiche. Inserirsi in questa macchina può essere complesso ma, credetemi, non impossibile. Un po’ di buona volontà, tanta voglia di mettersi in gioco e un po’ di flessibilità e, credetemi, ne uscirete a testa alta. Parola di donne che emigrano all’estero.

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