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Lavorare in Germania

Spesso mi capita di leggere delle vicende lavorative di alcuni expat e l’unica reazione che mi è possibile – lo confesso – è la pelle d’oca. Leggo di persone che sono partite un po’ alla carlona, di altre che sono partite credendo all’esistenza di un Paese dei Balocchi che avrebbe fatto l’invidia di Collodi e di altre ancora che sono partite estremamente scoraggiate e/o con l’atteggiamento sbagliato, salvo poi ricredersi e iniziare a darsi da fare sul serio.
Per questo – lungi da me volervi proporre guide da life-coach o altro, sia ben chiaro! – ho deciso di scrivere questo articolo e di contribuire all’argomento con i miei two cents.
Tanti parlano della Germania come del paese delle mille possibilità un po’ è sicuramente così MA pensare che queste ultime piovano dal cielo è ingenuo. Ecco. Qua – perdonate l’espressione – occorre farsi il mazzo esattamente come da ogni altra parte e, per quanto uno possa venir valorizzato, il lavoro a monte è sempre tutto nostro. Si potrebbe dire che non dobbiamo solo fare un lavoro di pubblicità su noi stessi, insomma, bensì sforzarci di valorizzare un prodotto che valga. Klar?
Io ho iniziato a fare quello che faccio tutt’ora – non pagata, ufficialmente come tirocinante dell’Università di Torino – nell’aprile del 2013 e i miei sforzi (perché – diciamocelo – alzarsi il lunedì mattina alle sei per iniziare a lavorare alle otto, mentre la maggior parte dei tuoi colleghi a quell’ora va a dormire è un po’ penoso. Hangover di questi ultimi a parte, s’intende) sono stati ripagati con una lettera di referenze notevole, che mi ha aiutata a trovare il mio primo impiego qui in Turingia.
Da quel momento, nemmeno a dirlo, è stata tutta una salita, una scalata e un costante rimettersi in gioco. Nuove offerte formative, nuovi corsi, nuovo Curriculum Vitae, nuovi impegni e quel senso di precarietà che un po’ fa paura e un po’ ti inebria.
Tutto questo, ovviamente, si è poi sommato al dover capire come gestire dichiarazioni dei redditi, pensione, sanità, Partita Iva ed è stato questo a rendermi forse un po’ meno “ciecamente entusiasta” ma decisamente più consapevole e sicuramente più determinata e pronta a lottare in modi che – davvero – non credevo possibili.
Se da un lato insomma la precarietà spaventa (soprattutto se si è figli di persone che hanno fatto del lavoro quasi un culto), dall’altra è una porta che ti si apre e che rimane tale se si sa come fare.

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Lungi da me dirvi cosa fare della vostra carriera, mi permetto qui di dirvi come rifarei tutto io, dovessi trovarmi nella situazione di dover ripartire da capo per l’ennesima volta. Conoscendomi – peraltro – non è detto non succeda, prima o poi. 😉
1) INFORMATEVI: dalla forma del curriculum alle varie beghe burocratiche ci sono sempre tante cosa da sapere. Partite preparati e siate coscienti di quello che ancora dovete fare, di quali documenti occorre presentare e rivolgetevi all’Ufficio di collocamento locale.
2) NON DITE “VA BENE TUTTO” perché non è vero e perché non è una frase che generalmente viene bene accolta (qui sembra un sintomo di disinteresse, piuttosto che di buona volontà o disperazione). Leggo spesso di gente che dall’Italia vuole partire e cerca qualsiasi tipo di lavoro, purché onesto (cit.)… ecco, questo può andare bene al massimo per il primo periodo, poi cercate di capire se state facendo qualcosa che volete realmente fare. In caso contrario agite, non siete alberi. (cit.)
3) SPECIALIZZATEVI e VALORIZZATE QUELLO CHE VI PIACE, perché lavorare facendo qualcosa che amate e/o conoscete bene ha un altro impatto, in primis sulla vostra vita. Insomma, visto e considerato occorra trascorrere una buona percentuale della nostra vita al lavoro meglio farlo facendo qualcosa che ci dia anche solo un minimo di soddisfazione e/o piacere, non trovate?
4) NON FOSSILIZZATEVI SUI TITOLI DI STUDIO, o meglio non credete che vi forniscano in qualche modo un lasciapassare. Molte volte una persona con un titolo di scuola superiore appare più qualificato di una persona con una Laurea Magistrale e si tratta in ogni caso di titoli che non definiscono in alcun modo *chi* siamo. Tantomeno quanto valiamo.
5) SOGNATE. Fatelo in grande. Fatelo sempre. Se avete un progetto che vi sta a cuore e che credete di poter realizzare in ambito lavorativo proponetelo. Fatevi avanti. Mostratevi determinati e un po’ ambiziosi, ma mai superbi. L’ambizione e la progettualità affascinano, soprattutto se chi parla dimostra di avere le idee chiare.
Per citare la mia canzone preferita del musical “Wicked” – Defying gravity Everyone deserves a chance to fly e nel momento in cui questa possibilità ci viene data sarebbe sciocco sprecarla… non trovate? 😉

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3 commenti
    • Samanta - Jena DE
      Samanta - Jena DE dice:

      Infatti sono consigli molto generali, alla fine.
      Diciamo che ogni tanto mi capita di leggere vere e proprie cavolate su blog e/o pagine FB di expat in Germania, dove a farla da padrone è la becera disinformazione (di cui i portatori mal-sani vanno sin troppo fieri) ..ho cercato di riportare il mio punto di vista nella speranza di risvegliare qualche coscienza/del buonsenso. Speriamo di esserci riuscite! 😉
      Un abbraccio!!!

      Rispondi
      • Simona Cumbria UK
        Simona Cumbria UK dice:

        “dove a farla da padrone è la becera disinformazione (di cui i portatori malsani vanno sin troppo fieri)”
        Amen… Io di solito non ci riesco… Contro l’ignoranza è spesso una causa persa. Non solo ciò riguarda l’ignoranza come concetto generale, ma anche il non accettare le altrui esperienze e opinioni e la fretta nel giudicarle ‘negative/non vere’ è spesso un ritornello presente in tanti commenti….
        Se parlo obiettivamente il ‘popolino’ mi accusa di negatività, se sono troppo entusiasta è perchè ‘chi ha scritto l’articolo vede tutto rosa in UK’.
        Non ci si va mai pari, si direbbe in Toscana!

        Rispondi

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