Le fasi del Mobbing – parte 3

mobbing

 

Il mobbing può essere descritto come un processo di quattro fasi, secondo Heinz Leymann.

Heinz Leymann e’ stato uno studioso che ha lavorato in Germania e in Svezia. Il suo lavoro si incentra appunto sul mobbing. Il lavoro di Leymann è degli anni Ottanta: è stato un pioniere delle ricerche sul mobbing.

La sua ricerca iniziale si basa sull’osservazione di alcune infermiere che hanno tentato di commettere suicidio dopo una serie di eventi che erano accaduti sul loro posto di lavoro. Le sue ricerche lo hanno portato a sviluppare la Leymann Inventory of Psychology Terror (LIPT), un questionario che cerca appunto di appurare se si è soggetti ad azioni di mobbing.

Nel contesto scolastico si parla di bullying però per alcuni studiosi il mobbing in effetti non è altro che un bullying di tipo diverso, ovvero che coinvolge un gruppo. Per quanto riguarda il questionario LIPT diciamo che una persona viene vista come bullied se è soggetto ad almeno una delle 45 azioni che vengono descritte nel dizionario almeno una volta a settimana. Alternativamente, per un’azione avere il mobbing bisogna avere una di queste azioni che dura da tre e sei mesi.

Tornando al modello di Leymann,lo studioso distingue quattro fasi del mobbing.

Nella prima fase si profila una situazione di conflitto, che rimane latente per un certo periodo di tempo. Se il conflitto non viene risolto si può trasformare in mobbing.

Nella seconda fase il conflitto si trasforma in terrore psicologico e si formano e si cristallizzano i ruoli del mobber. Si attuano strategie persecutorie di vari tipi e prende forma la stigmatizzazione collettiva.

La terza fase vede il mobbing divenire dominio pubblico e la vittima continua ad accusare problemi di salute.

La quarta fase vede il licenziamento o le dimissioni della vittima. Quindi il mobbing ha raggiunto il suo scopo che è eliminare la vittima.

Ci sono stati commenti e osservazioni su questo modello che non vado qui a descrivere perché penso che comunque per quanto riguarda questo articolo è sufficiente.

Un altro studioso si occupa del mobbing e ne descrive le fasi. Ci riferiamo qui a Herald Ege, studioso della psicologia del lavoro e della psicologia giuridica.

Il suo operato principale è “The role of time in mobbing behaviour on Italian workplace: an Italian investigation”, articolo pubblicato nel 200o nel International Journal of psychology, no 3-4. Ha anche scritto il famosissimo libro Mobbing: “New Perspectives and results from an Italian Investigation”, Pitagora Group, nel 2002.

Per Ege le fasi del mobbing sono sei, due in più di quelle di Leymann.

Nella prima fase abbiamo il conflitto mirato; poi vi è l’inizio del mobbing, arrivano i primi sintomi psicosomatici; il caso del mobbing diviene pubblico; il quinto stadio vede un aggravamento della salute della vita e infine abbiamo l’esclusione dal mondo del lavoro.

Ege è importante per noi, visto che ha elaborato un modello più adatto alla cultura italiana. Viene aggiunta anche la fase zero, in cui tutti sono contro tutti, il conflitto è latente e si manifesta attraverso piccoli diverbi. Secondo lo studioso questo è una situazione tipica della realtà italiana.

Il mobbing è causa di stress ma vi può essere stress senza mobbing.

A volte la vittima non comprende gli eventi e si sente spiazzata; e quando finalmente lo comprende, trova le forze e le idee necessarie per sconfiggere il mobber.

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