Le matrici e i gruppi

disegno gruppo gatti

Ci sentiamo male? Soffriamo di nevrosi? C’è qualcosa che non va in noi?

Non diamoci tutta la colpa e, guardiamoci attorno, e osserviamo con occhi nuovi il nostro passato. Per farlo ci serve un poco di teoria.

Uno degli studiosi da leggere in questo campo è Faulkes (Siegmund Heinrich Fuchs o Faulkes)per la precisione. Anche se trovate dei suoi riassunti va bene.

Questo studioso spiega come il sociale non vada considerato qualcosa di poca importanza, perché la società’ intorno a noi ci influenza eccome.

Nasciamo in un contesto, la famiglia e la rete di relazioni intorno a noi vengono interiorizzate e formano oggetti interni. La mente non è solo qualcosa di personale ma è relazionale. Forse è bene ripetere questo concetto e anche la frase: la mente è relazionale.

La mente si sviluppa nelle relazioni ed è anche nata per relazionarsi con gli altri. Il bisogno di relazione è sicuramente qualcosa di fondamentale per gli esseri umani. Abbiamo senso solo in un gruppo, negli altri.

Penso che, intuitivamente, abbiamo questo senso dell’importanza degli altri esseri umani, anche se a volte ne faremo volentieri a meno.

Magari nel blog personale vi racconterò le mie esperienze lavorative (e poi andiamo tutti insieme a festeggiare la fine del mio contratto!) ma qui parliamo di altro, non solo di questo senso di bisogno o del fatto che siamo animali sociali, ma proprio dell’idea che la mente è relazionale. Let it sink for a moment!

Per Foulkes noi abbiamo senso solo in un gruppo. Siamo nodi in una rete di comunicazione. Quindi, forse, i due concetti principali per capire questo filosofo e per comprendere magari le nostre crisi personali sono l’idea di rete di relazioni e quella di nodo.

Noi siamo come noi e la nostra mente è relazionale, da questo cosa concludiamo? Parecchio veramente. Quando la rete è disfunzionale capitano le nevrosi. Che sia dovuto tutto alla rete? Questo non lo so, ma l’idea che una rete disfunzionale faccia ammalare un nodo non è cosa da poco.

Un altro termine importante per capire questo discorso è quello di matrice, termine che porta con sé molti concetti.

Le matrici sono di vario tipo, la matrice di base è quella che ci consente di capirci con il nostro gruppo etnico, quella dinamica, creata da un gruppo specifico ci aiuta a capire come cambiano le relazioni nel momento presente, nel qui ed ora. Insomma il dinamismo specifico del gruppo in cui ci troviamo e che ci troviamo. Poi abbiamo l’esperienza nostra personale, che abbiamo interiorizzato, nostra nel senso individuale ma anche di far parte di un determinato gruppo.

Tutte queste reti, di cui siamo nodi, sono inconsce.

Forse, quella più importante è quella dinamica: è la rete inconscia di comunicazioni con un gruppo specifico e come dice il nome stesso non è statica, cambia in continuazione, questa matrice dinamica dà anche il significato a quello che succede nel momento attuale nella relazione con il gruppo. Se i nuclei patogeni dell’individuo vengono dalla famiglia allora è proprio grazie a questa rete dinamica che ci ricostruiamo, decostruendoci, rientrando in diversi nodi. Nel senso che, essendo la mente relazione tramite una decostruzione e ricostruzione dei codici affettivi, cambiamo il significato degli eventi, ci ristrutturiamo.

Insomma, se i nuclei famigliari sono malati abbiamo sempre la possibilità di rispondere in qualche maniera attraverso la matrice dinamica del gruppo presente che modifica noi come nodo, essendo cambiate le relazioni.

La psicopatologia in questa ottica è il risultato di più persone che fanno parte di una stessa rete la cui comunicazione è disfunzionale. Le reti sono sincroniche del qui e dell’ora ma anche diacroniche, ovvero vengono da generazioni passate. I disturbi nevrotici, quindi sono collegati con il presente e con il passato, tramite reti. La psicopatologia ha una versione verticale, transgenerazionale ed una orizzontale attuale. Nel caso della dimensione verticale si eredita e invece in quella attuale come una disfunzione della rete di appartenenza.

Nella gruppo analisi, di cui Foulkes è il fondatore, il gruppo di analisi crea il cambiamento, la matrice dinamica del gruppo attiva aspetti interiorizzati, che li proietta nel gruppo e li coglie. Il gruppo e la sua rete diviene il principale tassello di cura.

Per esempio, nel rispecchiamento con il gruppo l’individuo rivive il suo rispecchiamento e il suo bisogno infantile di validazione.

Anche studiosi italiani parlano di matrici e del potere delle relazioni.

Diego Napolitani – trovate anche i suoi video su Youtube– parla di individualità biologica e quella psicologica. Quest’ultima deriva da una serie di identificazioni, attraverso le quali assumiamo i nostri tratti mentali, affetti e comportamenti. Interiorizziamo aspetti dell’ambiente in cui ci sviluppiamo attraverso le relazioni e formiamo una gruppalità interna.  Lo psicoterapeuta non parla di di matrici ma di gruppalità ma vediamo come i due concetti si assomigliano, visto che stiamo sempre nell’idea di una mente relazionale.

I gruppi interni si formano attraverso un processo di identificazione con le figure di riferimento.

Quindi, noi viviamo le identificazioni e poi le introiettiamo, la tecnica terapeutica del gruppo riattiva gli universi relazionali dell’individuo e li proietta. Diego Napolitani non parla solo di individualità ma anche di universi interiori, che sono una introiezioni del gruppale. Abbiamo il primo universo P, o sistema protomentale, ovvero precoscienziale. In questo universo l’interno e l’esterno formano una massa indistinta, sono intrecciati insieme. Poi secondo Napolitani abbiamo l’universo S, ovvero quello simbolico. Il bambino è consapevole di dipendere da altri, si attua anche un apprendimento identificatorio. L’ultimo universo quello relazionale la persona ha acquisito una identità propria. 

Qui mi vorrei soffermare sulla distinzione tra matrici sature e insature.

Quindi fare un passo indietro. Le matrici insature sono parti di un sistema famigliare sano mentre quelle insature non offrono al bambino lo spazio mentale per cambiare, per differenziarsi. Nel primo caso vi è spazio per un pensiero autonomo e creativo.

Allora, questo post sembra tecnico ma non lo è. Certo, sicuramente qualche definizione ci aiuta a capire i concetti, ecco qui!. Emerge l’idea di mente relazionale e di un possibile cambiamento.

Non dico che dobbiamo fare tutti gruppo analisi ma sottolineo che si può stare meglio e si può cambiare.

Alla prossima!

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