Le mie brutte abitudiniragazza-sorriso-ristorante

Vivere all’estero vuol dire confrontarsi con una cultura diversa, aprirsi al nuovo. Adattamento è la parola d’ordine.

A volte, però, vivere fuori vuol dire anche abbandonarsi a nuove abitudini e scoprire altre sfaccettature di sé. Condivido con voi questo elenco sparso, ma non preoccupatevi: sono ancora viva.

  • Mi diletto in lunghi quanto insalubri apericena.

Che qui si chiamano per l’appunto apéros dinatoîres. Ovvero: i francesi molto spesso cenano con l’aperitivo. E perché non dovrei farlo anche io? Ricordo ancora quando una sera, a Roma, cenai con un vassoio di pasticcini. Pasticcini ripieni di crema allo zabaione, al caffè, alla fragola. Piccoli babà e sfogliatelle. Il germe del dissidio era chiaramente già presente in me. Chi l’ha detto che la cena debba essere composta dal classico trittico primo, secondo e contorno, salato? Mi ero già spinta fino ad ingurgitare un intero vassoio di dolci a mo’ di cena, perché non dovrei quindi adottare le abitudini del luogo e optare piuttosto per salumi, cubetti di formaggio e baguette appena sfornata? Il problema è che poi il giorno dopo mi ritrovo con una pancia come una mongolfiera. Ma tant’è.

  • Non utilizzo la tovaglia.

Sì, il mio pasto viene di solito consumato su una tavola spoglia e le posate buttate alla rinfusa accanto al piatto. Nel caso in cui qualcosa strabordi dal piatto in questione: la procedura di recupero è tanto rapida quanto quella del trangugio. Una volta vidi qualcuno, ad una festicciola bordolese, raccogliere con destrezza una porzione di quiche lorraine caduta malamente sul pavimento. Ricordo lucidamente quell’attimo. Credo che ora non ci farei neanche più caso, ad un comportamento che solo qualche anno fa consideravo pericolosamente infetto.

  • Utilizzo la stessa tazza per l’intera giornata.

Caffè, decaffeinato, tisana al finocchio, all’anice, alla malva, tè alla vaniglia. Che problema c’è? L’importante è sciacquarla rapidamente a fine giornata, per non ritrovarla incrostata di una sostanza ibrida il giorno successivo. Devo ammettere però che questa abitudine l’ho acquisita a Bruxelles, per poi perfezionarla qui. La coinquilina che riutilizzava più volte la stessa padella ha evidentemente dato il la a questa bizzarra forma di risparmio energetico. E quando scrivo energetico, mi riferisco chiaramente alle mie, di energie.

  • Faccio la doccia ogni giorno.

E ho la pelle sempre secca. Quando vivevo in Italia, la doccia quotidiana la facevo sì, ma solo in estate. D’inverno, al di là del classico lavaggio a pezzi, al massimo propendevo per un rilassante bagno settimanale. Il fatto è che qui, mancando il bidet, si è costretti a lavarsi ogni benedetto giorno. E la parte più divertente è proprio quella: uscire dal cubicolo-che-viene-definito-bagno per recarsi nella sala da bagno, quella preposta alla toeletta, per l’appunto. Braghe calate, movimenti scomposti per raggiungere la fonte, accelerare il passo con una disinvoltura poco credibile. Non è un bel vedere, insomma.

  • Durante le riunioni, mi nutro di caramelle gommose.

Questa tradizione atavica risale ai tempi di Bordeaux. Durante un meeting, il mio capo tirò fuori questa scatola sospetta. Caramelle coloratissime, gommose e dolcissime, ovvero amiche delle carie e della linea. Non potevo sottrarmi all’assaggio compiaciuto. L’impressione era che si trattasse quasi di un rito di iniziazione. O la va o la spacca (e non parlo dell’otturazione). Accettai il dolce invito, e mi resi conto del potere degli zuccheri. Soprattutto durante i brainstorming.

  • Bevo solo (o quasi) caffè americano.

Solubile. Lo ammetto, lo trovo così riconfortante. Forse sembrerà ai più soltanto della brodaglia annacquata, ma per me è ormai carburante emotivo irrinunciabile. E poi, non finisce mai. Sorseggiare una tazza di caffè americano al mattino non avrà lo stesso effetto dell’espresso, chiaro. Ma passeggiare per l’ufficio con la mia tazza-che-lavo-raramente conferisce quell’aria da startupper che va tanto qui in Francia.

Sono italiana, sì, e faccio innovazione anche quando sorseggio il caffè, al bando i tradizionalismi.

8 commenti
  1. Annalisa
    Annalisa dice:

    Mi riconosco praticamente in tutto, pensa che quando arrivo a Roma m8 riteovo a chuedere il caffé lungo (ovvero l’espresso francese). Adoro gli apéro dînatoire.

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  2. Alessandra Cina/Ucraina
    Alessandra Cina/Ucraina dice:

    La tovaglia è inutile!!! Unisciti anche tu al mondo anti tovaglia tovagliette e cagare varie 🙂 la cena con l’aperitivo io la faccio anche a Venezia. Qualche estate fa ho cenato per 3 mesi con le patatine in busta dell’aperitivo ahahahha e la doccia. Anche io qua la faccio una volta al giorno. In Cina, ai tropici, almeno 3 o 4 tutto l’anno.

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    • Amy
      Amy dice:

      Alessandra, fantastico il club anti-tovaglie! 😀
      In merito alle tue cene a base di patatine… credo che il mio colon irritabile non potrebbe sostenere tanto! :DDD

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  3. Silvia-Lille
    Silvia-Lille dice:

    Tale e quale. Caffè e tazza inclusi. Il mio lato italico mi fa rabbrividire al solo pensiero che io possa aver preso tali abitudini ma tant’è.

    Ciao dubliner!
    Un bacio,
    Sil❤️

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