londra-si-parte

Qui Londra – si parte!

Si parte! Ovvero…cosa succede quando l’expat torna in Italia, suo malgrado!

Nella mia lunga residenza londinese, ho perso il conto delle volte che sono tornata in Italia, prima da sola, poi con i figli: vacanze pasquali, estive, natalizie. Appena potevo partivo, in fondo ai miei avevo detto che sarei tornata dopo 3 mesi! E poi con i bambini, per permettere loro di conoscere le loro radici italiane e la mia famiglia. Viaggi per me sempre un po’ all’insegna della sofferenza, con una grande voglia di rientrare subito a Londra, “casa”. Viaggi comunque a distanza di qualche mese uno dall’altro, quindi sopportabili.

Poi un giorno arriva il lavoro sognato da sempre, con un piccolo particolare: viaggi mensili in Italia! Viaggio ormai da 5 anni, e sempre meno volentieri!londra-si-parte

Prima che mi diate della matta – ma come, non ti piace tornare in Italia? come sei fortunata! vi sento dire – passo a spiegare, dandovi un primo dato indicativo: dal marzo 2012, cioe’ un anno dopo avere iniziato a viaggiare per lavoro, ho volato per ben 46.567 miglia, cioe’ quasi 75.000 chilometri! Ho passato 5.558 minuti su un aereo. E’ come se avessi fatto da polo a polo per 3 volte!

Con gli anni poi sono diventata un po’ come George Clooney in “Up in the air”, film del 2009. In questo film, il bel George gira di continuo l’America, di aereo in aereo, per licenziare gente – e’ il suo mestiere. Viaggiando cosi’tanto, sviluppa delle piccole manie, insofferenze e scorciatoie nelle quali mi sono riconosciuta in pieno!

L’unica differenza con il George del film, (be’ non solo l’unica!), e’ che io la la valigia la faccio sempre all’ultimo momento, ed e’ sempre piena di vestiti che poi non mettero’ mai, in fondo sto via solo 3 o 4 giorni. La mia filosofia e’: non si sa mai! Anche perche’ io mi vesto a seconda dell’umore – in genere pessimo! – del mattino! Cosi’ ho questa valigia enorme, rosa per distinguermi, nella quale stipo di tutto, anche il laptop del lavoro: infatti oltre alla borsa, non mi piace avere altro con me!londra-si-parte

Agli inizi, viaggiavo Easyjet per poi passare a British Airways quando la mia destinazione divenne Torino, e quindi partenza da Gatwick. Da North London, era taxi fino a London Bridge e poi treno. Dopo che mi capito’ di perdere l’aereo, e per Torino ce n’e’ uno solo al giorno, cambiai strategia: taxi da casa all’aereoporto. Trovai una compagnia di taxi privata a prezzi molto convenienti, che da allora uso anche quando viaggio con i figli: l’autista ti viene a prendere all’orario stabilito, e – salvo traffico – ti lascia all’aeroporto senza stress e senza fermate! Per fortuna io parlo poco perche’ l’inglese degli autisti e’ quasi inesistente! Poi per qualche strano motivo non accendono mai il riscaldamento, quindi guai a togliere il piumino!

L’insofferenza comincia all’aereoporto: c’e’ sempre qualcuno in coda davanti che non ha ancora capito che se ti porti la casa, come faccio io, ti devi limitare a 23kg di bagaglio! Quindi scene fantozziane di gente che cerca di “alleggerire” la valigia, con il risultato di 10 borse a mano! Scena tipica a Heathrow.

Al controllo bagagli, c’e’ ancora chi non ha capito che deve togliere la giacca, oppure la cintura, oppure il laptop dalla borsa; oppure e’ vestito tipo “cipolla”, e ci mette 5 minuti e tre cestini! Oppure ci sono le scarpe che i raggi rossi per qualche strano motivo non gradiscono, quindi devi togliere anche quelle – a caso, non lo sai prima se la tua calzatura piacera’ alla macchina! O chi non sa dei liquidi: ma da quanto non viaggi?

Dopo aver attraversato l’aereoporto, arrivi al gate: io per fortuna ho la tessera BA che mi da’ priorita’ di imbarco, e scelgo sempre il posto vicino al finestrino, almeno una volta sistemata non mi rompe piu’ le scatole nessuno!

Resta il mistero dell’unico volo giornaliero di BA su Torino (a volte due durante la stagione invernale) con il risultato che l’aereo e’ sempre pieno! Poi non capisco perche’ la gente si ostini a portare i trolley sull’aereo: e’ cosi’ comodo metterli in stiva! Le cappelliere dovrebbero essere solo per le giacche/cappotti. Perche’ poi se tutti avessimo un trolley non ci sarebbe posto per tutti! Io propongo il divieto di portare il trolley a bordo!londra-si-parte

L’ Aeroporto di destinazione e’ la prima cosa del paese visitato con cui il viaggiatore si confronta. Io odio il fatto che a Milano ti venga a prendere il bus, scesi dal quale c’e’ poi la corsa per il controllo passaporti. Ma che fretta c’e’? tanto dobbiamo passare tutti (e stendiamo un velo su come controllano i passaporti in Italia!).

Io, vista l’eta’, appena sbarcati devo andare in bagno, e rimango sempre schifata dallo stato dei bagni degli aeroporti. In particolare, odio il fatto che a Linate non posso decidere io quando tirare l’acqua!

Alla fila del taxi c’e’ sempre poi quello che si avvicina per bisbigliarti “taxi, signora”? ed un giorno sono certa rispondero’ che non ho scritto fessa sulla fronte!

E sono dunque in Italia, sia Torino, Milano, Venezia o Roma. L’impressione e’ sempre quella: di essere in un altro mondo, anche se i paesaggi sono ormai famigliari, Milano poi e’ la mia citta’ di origine.

Torino mi “piace”: soggiorno da sempre in un bellissimo albergo in centro, dove mi conoscono per nome e mi trattano sempre benissimo, vado molto d’accordo con i miei colleghi e poi e’ la citta’ della Juventus, tutt’ora la “mia” squadra! Rispetto alla Milano snob, mi sembra una citta’ con meno pretese, piu’ a misura d’uomo. E’ anche vero che la mia esperienza si limita al centro citta’.

Milano e’ sempre la mia citta’: la trovo diversa eppure sempre uguale. I ricordi di una vita non molto lontana riaffiorano: qui c’era l’ufficio, qui si andava a pranzo, qui c’era il cinema. Anche qui ho la fortuna di soggiornare in un bell’albergo in centro.

Venezia ha un aereoporto che mi piace molto, con dei pavimenti che sembrano quadri. Roma….e’ caos totale!

L’impressione dell’Italia? E’ che viaggi al rallentatore. E’ ancora l’Italia dove la donna in TV e’ quasi sempre solo una bella presenza (vedi le veline) oppure di contorno. Dove agghiaccianti fatti di cronaca fanno spettacolo la mattina; dove le conduttrici hanno le facce super tirate per tentare di sembrare ancora 20enni invece di essere orgogliose della loro eta’, con quei obbligatori tacchi 12….ma davvero la donna in Italia e’ tutta qui?

Giravo da sola per Milano, in una pausa di lavoro, e vedevo i ventenni di oggi, tutti vestiti all’ultima moda, anche se poi stanno malissimo con quello che indossano! Gli uomini sotto i 30 anni che si salutano come si fa in UK o in USA, senza sapere cosa vuol dire ma soprattutto…sono ridicoli!

Ricordo ancora lo sguardo di disgusto, tipicamente milanese e tipicamente della Milano “bene”, che una signora 60enne, molto elegante e ben vestita, che io ammiravo, mi diede mentre aspettavo dietro di lei ad un ristorante. Lei magrissima, capelli perfetti, trucco anche, un bellissimo tailleur, stivale al ginocchio. Io, capello selvaggio, corporatura super abbondante (già, questo un problema!), con un semplice paio di pantaloni neri, top e giacca nera, eppure nello stesso ristorante di lusso! Un tempo quello sguardo mi avrebbe ferito nel profondo, in quell’occasione poco, tant’e’ che ne parlai subito al mio collega che, da bravo uomo, si era perso la scena!

Ho imparato a fregarmene del look sempre super ricercato, della borsa che si appaia alle scarpe, delle marche, ecc ecc, e noto con curiosita’ che in genere la gente pensa che io sia straniera e mi parla in inglese! Fatto che mi diverte e mi fa anche piacere!

Cosa straordinaria del mio viaggiare: pur avendo dei letti molto confortevoli, non riesco mai a dormire bene, soprattutto la prima notte. In genere mi servono 2 o 3 giorni di assestamento, quindi quando finalmente mi sistemo e’ ora di ripartire!

E poi arriva il momento del rientro: da Torino il volo e’ spesso in ritardo! Ma gia’ sull’aereo respiro aria di “casa”, ed appena atterro – sia Gatwick sia Heathrow – tutto e’ familiare: i posti, la gente, i negozi, l’aria che respire.

Arriva il taxi, salgo, chiamo casa….sto arrivando! Ed il post su Facebook, inevitabile: “home sweet home”. Fino al prossimo viaggio!

Condividi con chi vuoi
7 commenti
  1. Simona Cumbria UK
    Simona Cumbria UK dice:

    Fantastica!!! Hahahaha mi sto sbellicando dalle risate!! 😀
    E anch’io avute le stesse impressioni anche se non torno in Italia da 2 anni ormai.
    Il controllo passaporti in Italia è mitico.. quando passai con mio marito e alla domanda ‘Motivo di viaggio?’, io ‘visito la famiglia’, mio marito ‘tourism’, perchè se dovevamo stare a spiegar loro che eravamo marito e moglie era finita 😀
    Il trolley non lo metto in stiva neppure io ma per il semplice fatto che mai volo BA o su un’altra grossa compagnia. Su Easy Jet/Ryan Air il trolley lo uso per bagaglio a mano, dato che non ho altro bagaglio!
    Saluti!!!

    Rispondi
  2. Annalisa
    Annalisa dice:

    Come ti capisco, per me tornare a Roma è una tragedia allo stadio puro, pianti e disperazine si sprecano. Da romana ti do un consigio NN IMBARCARE MAI il bagaglio, mi è successo di aspettarlo anche 45 minuti. Invece se capiti a Ginevra vai in bagno è meraviglioso, pulito, profumato di pesca con il disinfettante per la tavoletta. Un piacere soprattutto quando rientro a casa ad Annecy è il primo contatto con il mio mondo civile

    Rispondi
  3. Katia
    Katia dice:

    Anch’io non riesco a stare più di tanto in Italia. Quando mio papà è morto mi don dovuta scontrare con la burocrazia italiana. Un dramma! Sono andata al patronato x capire cosa dovevo fare, e mi è sembrato di essere in un girone dantesco! Meglio in UK! ?
    Un abbraccio!

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *