Succede anche a voi di trovarvi “lost in translation“, essere cioè assalite da dubbi spesso inconfessabili (in quanto ci sommergono di vergogna) e di non sapere più come si dice qualcosa in italiano? Vi capita di dimenticare la nostra lingua e violentarla mischiandola alla nuova d’adozione, da espatriata? Ora vi racconto cosa capita a me ed a molte mie amiche italiane qui a Barcellona; spero proprio che commentando non ci facciate sentire così sole e anomale!

A volte penso che sia più facile convivere con una lingua completamente diversa dalla nostra, come con un’anglofona, piuttosto che con una latina come lo spagnolo e il catalano, (nel mio caso), o il francese, o il portoghese etc. che, assomigliandosi tra loro, possono generare confusioni  (non parlerò dei cosiddetti “falsi amici”, perché ci vorrebbe un post a puntate).
Oltre al nascere di incertezze del tipo: “come si traduce questo in italiano?” spesso noi espatriate coniamo un nuovo linguaggio, ibrido, a cavallo tra i due.
L’altro giorno, ad esempio, stavo aiutando una collega, anche lei italiana, che si occupa di traduzioni dall’inglese all’italiano e non si ricordava come tradurre la parola “Hands free”, riferita al cellulare.
Le ho risposto, dopo un’accurata riflessione e con una sicurezza che ora mi appare ridicola, che la soluzione fosse il termine “mani libere”.

Maria, questo il nome della mia amica, si è profusa in ringraziamenti, dal “Meno male che ci sei tu!” al “Ho sempre dubbi ma per fortuna anche tu sei italiana!” e via dicendo, ed ora posso affermare che mi aveva completamente sopravvalutata! Il giorno dopo è tornata riferendomi che “Mani libere” è una libera traduzione di “Manos libres” (in spagnolo), e che in Italia si dice “Vivavoce”.
Ah, ecco cos’era! Peccato che entrambe ci fossimo autoconvinte della correttezza della parola: e con questo potete capire il livello di confusione linguistica in cui ci troviamo.
Questo è solo uno degli esempi: proprio ieri ne parlavo con un connazionale, a cui spiegavo che mi sono rimessa a leggere in italiano, spaventata dalla perdita di vocabolario e abilità linguistica di cui soffro ultimamente.
Approfitto del post infatti per ringraziare questo sito che mi dà la possibilità, condividendo le mieesperienze con voi, di riconciliarmi con l’italiano ed esercitarmi nel suo utilizzo!
Il fatto veramente curioso è che, con la quantità di immigrati italiani che si trovano a Barcellona, e più in generale in Spagna, sarebbe molto facile praticare la nostra lingua.
Ma il caso vuole che il cervello sia veramente intelligentissimo e furbo nel selezionare velocemente quale espressione sia più efficace e, soprattutto, meno faticosa da pronunciare. Ricordo che,quando studiavo dizione per prepararmi a diventare attrice, ci veniva spiegato che all’origine dei dialetti c’è sempre anche una componente di pigrizia linguistica, per cui ad esempio una parola come “costoletta”, che richiede un articolazione più impegnativa, venne presto rimpiazzata dalla più semplice “cotoletta”.
Quando io ed un altra espatriata parliamo, ci troviamo inconsciamente a mischiare l’italiano con espressioni spagnole.
Spesso sostituiamo l’espressione “ci troviamo”, contenente il gruppo fonetico TR, sputacchioso e più difficile, con lo spagnolo “quedamos”, facile e conciso.

Ho lo stesso problema anche con Alberto, il mio compagno, visto che lui mi parla prevalentemente in spagnolo, intervallato da alcune parole in italiano che lo hanno particolarmente colpito-la sua preferita è “Schifo”, che ritiene molto efficiente- mentre io faccio un pot-pourri tra spagnolo, italiano e, recentemente, anche catalano.

Che ne dite?
Un abbraccio e a presto!

13 commenti
  1. Abeppe Ronchi
    Abeppe Ronchi dice:

    direi che dovresti sforzarti di più e basta, non ci vuole molto. leggi di più in italiano, scrivi e parla in italiano e vedrai che la smetti di dire quedamos al posto di ci troviamo. e ti assicuro che non c’entra un bel niente il fatto che parli una lingua romanza e che la tua lingua madre sia una lingua romanza, quello che descrivi succede a qualunque persona in una situazione in cui si parlano lingue diverse. a casa mia se ne parlano tre, a volte quattro, di cui una romanza, due germaniche e una slava, e mischiamo di continuo. non appena però uno di noi s’impunta di trovare la parola corretta nella propria lingua, lo si fa e basta. in altri casi, si utilizzano parole di una o dell’altra lingua perché più adatte all situazione o più precise.

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  2. Giulia Calli
    Giulia Calli dice:

    Ti dico che questo articolo avrei potuto scriverlo io pari pari! 🙂
    Anche io vivo a Barcellona (da tre anni compiuti da poco), lavoro con le lingue straniere e ho un compagno ispanofono (mi verrebbe da dire ispano-parlante, non ho voglia di cercare quale delle due sia giusta, se una lo è!). Un bel casino insomma! Anche io come te ho ripreso a leggere in italiano perché mi sentivo di perdere la ricchezza del lessico, e poi ho iniziato a scrivere sul blog, il che aiuta a focalizzarsi sulla lingua madre. Non rinuncerei mai e poi mai alla capacità di parlare tante lingue diverse, ma vero che il cervello è proprio furbo, perché è un attimo e già si è adagiato sulla lingua dominante del nuovo contesto e sugli ibridi che ne derivano. Un saluto dalla Barceloneta 🙂

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  3. Caterina
    Caterina dice:

    Ciao Giulia! In che questi giorni mi sto proprio “gustando” la scrittura della Mazzantina, quindi spero di essere sulla buona strada del recupero linguistico 🙂 Mangiati unas bombas anche per me, io ti saluto da Pobloenou 🙂

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  4. Isa
    Isa dice:

    Concordo che sia una questione di pigrizia e credo interessi solo chi apprende le lingue da adulto. Chi le apprende da bambino e cresce bilingue, non ha questi problemi di sovrapposizioni perché ha proprio due canali diversi su cui è in grado di sintonizzarsi con scioltezza. Noi adulti abbiamo un unico canale in cui dobbiamo tenere ordine, sforzandoci. Se vogliamo esprimere un concetto, usiamo le prime parole che ci vengono in mente senza fare distinzioni circa il fatto che provengano dalla lingua L1 o L2 (questa è la mia opinione personale senza alcun fondamento scientifico, tengo a precisare). In casa per pigrizia anche io mi sto lasciando contaminare e mischio molto, però in caso di necessità saprei senza dubbio come si dice, solo mi richiederebbe quella frazione di secondo in più che per pigrizia preferisco risparmiare, tanto mi si capisce lo stesso. Però sì, è vero, le lingue (anche la propria lingua madre) sono come i muscoli: bisogna tenerle allenate. Io che passo le mie giornate a lavorare in inglese e italiano ci ho messo molto più tempo del normale a raggiungere un livello sufficiente di spagnolo. E l’anno in cui non ho praticato l’inglese ho perso molto, e mi sono detta “mai più”. Sapere una lingua è un privilegio e una commodity, non bisogna buttarla al vento!

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    • Caterina Barcellona
      Caterina Barcellona dice:

      Hai ragione, scusa l’enorme ritardo in rispondere. Un anno dopo, credo di essere migliorata un pelino, almeno nella presa di coscienza che devo cercare di contaminare il mio italiano il meno possibile! Un saluto grande e grazie!

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  5. Nel sud del nord
    Nel sud del nord dice:

    Succede, succede purtroppo a molti, credo…anche io sto nella stessa situazione. Mischio diverse lingue. Vivo in Svezia da più di dieci anni. Lavoro con lo svedese e in alcuni casi con l’inglese…l’italiano non è più la lingua principale per me e qui di italiani non ne incontro. Ma tengo duro e cerco di mantenerla viva come posso 🙂

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    • Caterina Barcellona
      Caterina Barcellona dice:

      Che brava! Io sono un po’ più facilitata allora, visto che la comunità di emigrati qui a Barcellona è enorme e le occasioni per praticare non mi mancano certo. Non ho scuse! Diamoci dentro allora 😛 Un saluto!

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