Marocco 2020: nostalgia dei Ramadam passati

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Café di Rabat di sera durante il Ramadan

In Italia ormai si stanno mettendo in pratica le prime misure di deconfinamento, mentre qui in Marocco il lockdown è stato prolungato fino al 20 Maggio, che casualmente ingloba anche il mese di Ramadan, cominciato sabato 25 aprile. Quante coincidenze, mi dico!

Un flusso bizzarro di post appare nella mia bacheca facebook: gli innumerevoli messaggi di auguri per l’inizio del mese sacro, e gli altrettanti numerosi video di italiani che intonano “Bella ciao” dalle finestre di casa. Ricordo ancora lo stupore della prima volta in cui vidi i marocchini cantarla estasiati in un pub di Rabat. “È la canzone de La casa di carta”, mi spiega un tipo. Mmm, sì, più o meno. Nel primo episodio della quarta serie Berlino canta “Ti amo” di Umberto Tozzi alla sua sposa. Diventerà la nuova hit di successo in Marocco?

Un venerdì sera, come ogni venerdì che si rispetti, io e i miei amici di Rabat facciamo un aperitivo, adesso trasformatosi in aperitivo su skype. Da un mese a questa parte prepariamo anche un “ordine del giorno” in cui includiamo gli argomenti più disparati da discutere, perché, diciamoci la verità, una volta che ti chiedi “come stai?” e “cos’avete fatto oggi?”, se non aggiungi un po’ di pepe, non hai più di tanto da raccontarti durante questa quarantena prolungata.

Questa settimana l’incontro è cominciato con l’argomento seguente: “Ramadan: pro e contro”. E quando sono quattro teste a ragionare e non una sola, ti rendi conto che l’argomento, qualunque esso sia, assume molte più sfaccettature di quanto tu avessi considerato sino a quel momento. Quando ti esprimi con altri, talvolta ti trovi piacevolmente obbligato a spiegare il tuo punto di vista, dato per scontato fino a quel momento.

Il mese di Ramadan per me, nonostante sia il terzo che trascorro in Marocco, resta un periodo particolare, semplicemente perché provoca un ulteriore cambiamento del modo di vivere e di concepire le singole giornate. Quest’anno, il mese di Ramadan è doppiamente particolare, data la situazione di confinamento che stiamo vivendo.

Oltre ai post sopracitati infatti, due hashtag contrastanti invadono la scena di Facebook e Instagram: #b9a_fdark e #ramadankareem. Il primo è il nostro “resta a casa” e il secondo è uno fra gli auguri di buon Ramadan che si usa dire quando comincia il mese sacro. Vedere questi due hashtag uno accanto all’altro è un pugno su un occhio. “Resta a casa” non si associa per niente bene a “Ramadan Kareem”.

Per me espatriata non è il mese più bello dell’anno, ma come tutto, ha i suoi pro e i suoi contro.

La prima cosa a cui pensano gli stranieri prima dell’arrivo del Ramadan è l’organizzazione dei weekend e degli aperitivi fra amici. Durante il mese di Ramadan infatti i bar e i negozi di alcolici rimangono chiusi. Per questo la settimana precedente al Ramadan, gli stranieri in Marocco come me corrono a fare scorte di alcolici per i trenta giorni successivi. E quando il momento arriva, ti ritrovi a porti domande che di solito non ti fai, domande del tipo “Quanti aperitivi farò con gli amici?”, “Se tizio organizza un aperitivo a casa sua, quante birre porto?”, “È proprio necessario usare il vino per preparare questo sugo?”, “Questo mese, le serate tutte a casa di X, ha una terrazza dove possiamo bere senza essere visti!”. Quest’anno la questione è meno spinosa, visto che gli aperitivi al massimo si fanno su skype. E questo, è ancora più triste delle serate organizzate di nascosto da occhi curiosi.

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Aperitivo su skype durante il Ramadan in Marocco

Se da un lato il mese di Ramadan ti costringe a organizzare con un mese di anticipo i weekend, dall’altro conserva delle usanze tipiche di questo periodo, che è un piacere ritrovare una volta all’anno.

Tanto per cominciare, gli orari di lavoro sono ridotti. Per alcuni aspetti le giornate diventano una corsa contro il tempo, perché tutti gli uffici e le attività aprono dopo e chiudono prima. Le due ore in meno di lavoro al giorno, però, per me sono un’occasione per fare moltissime altre cose. L’anno scorso, per esempio, ho ritrovato il piacere di andare in palestra, senza lo stress di dover incastrare la lezione fra lavoro, spesa, ceretta e mansioni varie. Ho potuto scoprire la forza e la solidarietà della gente che non rinunciava a venire in palestra. A parte me, infatti, tutti seguivano le lezioni a digiuno. Non saprei descrivere a parole l’energia, la serenità e lo spirito appagato che trasmettevano durante l’allenamento. E questo ha avuto decisamente un effetto contagioso; infatti non ho mai osato pronunciare le parole “Sono stanca.”

Anche al lavoro si respira aria serena. Siamo un ufficio misto, mezze straniere e mezze marocchine, e più che considerarci colleghe, ci consideriamo amiche. Sono state loro le prime a dirmi di non dovermi nascondere per bere e mangiare. Io sono libera di pranzare davanti a loro, e loro di pregare davanti a me. E questo vale anche fuori, ovunque si respira rispetto reciproco.

Durante il Ramadan percepisco i richiami alla preghiera come una vera e propria scansione del tempo. Poco prima della preghiera del tramonto, si possono vedere tantissimi signori seduti ai café a leggere il giornale con una bella bottiglia d’acqua posta sopra il tavolino, aspettando l’inizio dell’iftar (rottura del digiuno). Mi chiedo ancora come facciano a resistere ad una tale tentazione!

Ed ecco che arriva il tramonto, e con esso la parte più bella della giornata. Al calar del sole, infatti, le strade deserte e i café vuoti durante il giorno, pullulano di gente. Famiglie, amici, ed anche qualche turista che, desideroso di immergersi nella cultura marocchina, prova questa esperienza collettiva.

A Rabat poi, non sono solo i café ad animarsi, ma anche le spiagge. In tanti infatti non perdono l’occasione per gustare il ftour (il pasto che interrompe il digiuno) godendo della sabbia e del mare. La spiaggia si riempie di tavolini imbanditi di cibo. Poco prima del tramonto, si passa per la medina a comprare botbot, chebakia, datteri, msemmen, succo di frutta e quant’altro, ed una volta arrivati in spiaggia, si sceglie la posizione più bella e più strategica e si noleggiano sedie e tavolini. Poi, una volta mangiato, e dopo la preghiera della sera, la spiaggia e le vie della città prendono vita, con i giovani che cantano a ritmo di chitarra, derbouka e battiti di mani.

Ogni anno qualcuno mi domanda puntualmente perché non faccio il Ramadan o mi incita a farlo, elencandomi tutti i benefici per mente e corpo. Ogni anno conosco qualche espatriato che si cimenta in questa prova. Onestamente, a me la voglia non è ancora venuta, ma oggi ricordo con nostalgia i Ramadan passati, e i bei momenti condivisi con amici, colleghi, o vicini di casa che ti rendono partecipe della loro esperienza facendoti sentire parte del gruppo.

6 commenti
  1. Emilia
    Emilia dice:

    Molto interessante, non sapevo fosse haram anche per gli stranieri bere alcolici! Si impara sempre qualcosa di nuovo ✌🏼

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    • Antonella Appiano
      Antonella Appiano dice:

      Emilia, non è haram per gli stranieri (forse intendevi dire i non musulmani) bere alcolici. Vivo in Oman, e bevo vino normalmente. A casa e nei ristoranti degli alberghi. Anche durante il Ramadan. Quest’anno però, dato il Covid, i ristoranti e gli hotel sono chiusi. Poi, bisognerebbe aggiungere che ogni Paese musulmano ha le sue regole. Al Cairo e a Damasco, i negozi di vino erano in certi quartieri per esempio. In Oman ci sono due grandi empori, dove gli expat vanno in genere a fare scorta all’inizio di ogni mese. E si trova ottimo vino proveniente da ogni Paese.

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  2. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Davvero interessante e “vivo” il tuo articolo. Mi ha fatto tornare in mente il periodo del Ramadan alla Cité Universitaire di Parigi, con i vicini di stanza che si preparavano alla rottura del digiuno. Ricordo ancora i colori, i profumi, la cura con cui preparavano quella ricca cena. E guai a rifiutare il loro invito! Uno splendido e caratteristico spaccato culturale!

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  3. Cinzia Gallastroni
    Cinzia Gallastroni dice:

    Ciao Veronica
    un’articolo molto interessante che mi ha fatto vedere il Marocco da un’altra angolazione
    Bru

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