Matrimonio balinese: marito e moglie, due pesi e due misure

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La tradizione balinese distingue i comportamenti da tenere dopo il matrimonio secondo il genere.

Le donne devono essere “fedeli” mentre gli uomini dovrebbero essere solo “responsabili”, il che significa che la loro infedeltà non è motivo di divorzio, purché si prendano cura dei loro figli.

La maggior parte delle donne balinesi si aspetta che i loro mariti abbiano un comportamento non sempre consono, cedendo alla tentazione di qualche scappatella.

Quando ciò accade, la moglie dovrebbe essere pronta ad accettare la situazione. “Le donne devono sapere come comportarsi” dice il proverbio.

La poligamia è ammessa 

Anche se accade di rado, un uomo può avere ancora una seconda moglie, o anche una terza, purché la prima moglie approvi.

Nel 1974 il governo indonesiano ha cercato di contrastare la poligamia inserendo una legge che vieta di prendere una seconda moglie a meno che non ci si metta d’accordo formalmente con la precedente. Ha inoltre posto vari ostacoli alla concessione di tale autorizzazione. Questi vincoli legali, tuttavia, sono in contrasto con una lunga tradizione radicata di dominio maschile.

Le donne che non hanno i mezzi per protestare contro questa situazione ripiegano sull’accettazione, sperando che un domani il karma le ricompensi.

A tutti gli effetti pratici il divieto di poligamia è efficace solo per i dipendenti pubblici del paese.

Il suo principale strumento di controllo è il “Dharma Wanita”, l’associazione delle mogli dei dipendenti pubblici.

Il divorzio

La società moderna balinese offre motivi di svago e di maggior libertà rispetto al passato (giri in moto, scuola in città, lavori d’ufficio, riunioni al mercato) e anche le donne possono cadere in tentazione.

Se una donna viene ritenuta infedele, può essere chiusa in casa per un lungo periodo e controllata dal suocero, o rimandata a casa di suo padre e i suoi figli lasciati in custodia al marito.

In questo caso la coppia divorzia, ma il divorzio a Bali è raramente un abbandono totale ed immediato.

In nessun caso la donna viene espulsa senza un posto dove andare. È stata presa (juanga) da suo padre per essere destinata al matrimonio, quindi sarà restituita (ulihanga) allo stesso con la “procedura” di divorzio adeguata.

In un modo sorprendentemente simile al matrimonio, il kelihan banjar, cioè il capo del comitato di quartiere, che aveva agito da intermediario durante le nozze, accompagna il ritorno della donna a casa del padre. Si evitano in questo modo potenziali conflitti e con questo rituale si legittima l’azione.

Dato che di solito l’uomo ottiene la custodia dei bambini e quindi è improvvisamente gravato da una serie di nuove incombenze, può anche decidere di tornare sui suoi passi. In tal caso, c’è una spiegazione pronta per l’intera scappatella: sua moglie è stata ingannata dalla magia. Almeno questo è ciò che il balian consultato (il santone) farà credere a tutti.

Della serie… e vissero tutti felici e contenti!

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Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, tutto sommato, la sorte della donna balinese tradizionale non è infelice, dal momento che per motivi religiosi accetta il suo ruolo di buon grado.

Raramente è maltrattata, o molestata sessualmente.

Vive in un ambiente relativamente stabile ed omogeneo in cui ognuno ha il proprio ruolo.
ll suo percorso è segnato, non deve affrontare tutte le decisioni stressanti e le responsabilità con cui ci confrontiamo giornalmente noi donne occidentali.

La nostra libertà ha un gran valore ma a volte ha anche il suo prezzo da pagare.

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Buona fortuna Ayu!

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