Migliorare la qualità di vita

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Articolo inviatoci da Vanessa, Spagna. 


Secondo Alberto ecco quello che dovrei fare: migliorare la qualità della mia vita.

Il racconto. 

Ci saremmo dovuti vedere giovedì sera, io lui e Dani.

Come tutte le settimane, il nostro juerness, ma verso le 4 del pomeriggio.

Berto scrive sul gruppo whatsapp, dicendoci che si è svegliato alle 6 tutta la settimana, che lavorerà almeno fino alle 8 e che è davvero stanco.

“Ci vediamo venerdì?” Io: “No raga, ho il turno di notte tutto il week and, facciamo la settimana prossima.”

La sua risposta mi fa molta tenerezza: “devi migliorare la tua qualità di vita”.

Lì per lì non so come rispondergli, lui ha lavorato 11 ore al giorno per 4 giorni di fila, e dovrà lavorarne almeno altre 8, ma sono io quella che ha una vita insana. Abbiamo rimandato l’uscita alla settimana successiva promettendogli che avrei  scritto un articolo su questo.

La mia vita.

Gli ultimi 30 giorni sono stati, turbolenti, caotici, intensi, snervanti.

Oggi, sdraiata in piazza a leggere al sole mi prendo il mio tempo e vi racconto cosa è cambiato negli ultimi tre anni di vita da expat.

Immaginatevi una vita ordinaria, avere 25 anni e lavorare in un centro commerciale, pagare le rate del mutuo e le bollette (sempre rigorosamente prima della scadenza), un fidanzato e un gruppo di amici, uscire il sabato sera e godersi una unica settimana di vacanze all’anno.

Questa era la mia vita del prima, la vita e la stabilità che tutti cercano, la normalità che vuole Berto per sé e anche per me.

Adesso immaginate di lasciare tutto, casa, macchina, lavoro, amici, fidanzato e ricominciare da zero.

Sicuramente sapete di cosa parlo, di quanto sia difficile rifarsi una vita all’estero perché donne che emigrano all’estero è questo, no?

Ok, no: io non ho ricominciato la mia vita. Io ne ho iniziata una nuova di zecca.

Adesso di anni ne ho più di 30, vivo di lavoretti e non mi importa assolutamente che il contratto sia a tempo indeterminato.

O miei spostamenti sono in bici, con i pattini, in metro, treno o autobus.

Negli ultimi tre mesi ho fatto cinque miniviaggi (anche all’estero, sì).

Non ho più una sola compagnia di amici ma una decina.

Passo molto più tempo in montagna e molto meno in città e, sebbene io sia sempre la stessa, le mie mete sono cambiate.

Prima lavoravo per guadagnare e pagare le spese della quotidianità.

Adesso lavoro cercando di non lasciarmi ossessionare dai soldi.

Ho dormito all’addiaccio con un cielo zeppo di stelle come tetto, ho guidato un’auto prestata per centinaia di chilometri e la strada era solo mia.

Tutto quello di cui ho bisogno entra in uno zaino verde e le serate finiscono spesso in bar con una birra in mano e un sacco di gente che racconta storie, la mia è sempre la tavolata più allegra del locale.

Io non la voglio la monotonia, io voglio esattamente quello che ho: un lunedì di sole in una cittadina sperduta della Spagna perché, anche se non vivo li, ho almeno 4 amici che vedrò stasera, per condividere un pezzetto del mio viaggio con loro.

Sono realista: la vita che faccio, che molti mi invidiano e altri non capiscono, non è sempre una passeggiata.

Però ci si adatta, e non importa che non sia tutto prestabilito, convenzionale o comodo, importa solo quello che io voglio.

Un post scrittum doveroso: se un giorno mia madre si sedesse a leggere questo articolo vorrei dirle che non mi sono scordata di lei, che se adesso mi piaccio di più è solo grazie a lei, che continua a gestire le cose che ho lasciato.

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