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Il mio bagno newyorchese

Sì. Il mio bagno newyorchese merita un post tutto suo.

Noi donne, si sa, passiamo parecchio tempo in bagno, a volte perché trucco e parrucco -e tutto quello che c’è dietro- richiede tempo, a volte solo per estraniarci dagli altri coinquilini.IMG_2713

Quando stavo cercando casa, la prima cosa che guardavo era proprio il bagno. Se notavo la presenza di muffa, o il silicone intorno ai sanitari era annerito, o addirittura le tubature erano esposte e gocciolanti, l’intera casa era da scartare. Non importava se la cucina era nuova, il parquet levigato, oppure se gli armadi erano grandi abbastanza da permettermi di appendere sia i miei vestiti che quelli di Daniele: la casa era indiscutibilmente da scartare.

Partiamo dal principio: nel bagno newyorchese non c’è il bidet. E non ci si abitua, ve l’assicuro. Quelle che dicono che ormai non ci fanno più caso in realtà stanno mentendo spudoratamente per non far trasparire l’immensa desolazione data dall’assenza del suddetto. Anzi, credo che gli psicologi dovrebbero riconoscere la “sindrome da assenza di bidet” che affligge tutte le donne italiane che emigrano in paesi dove l’oggetto in questione non esiste, e se gliene fai vedere uno in foto credono che sia l’abbeveratoio del gatto. In realtà ho scoperto che noi italiane non siamo le sole a soffrire di questa sindrome, anche le donne giapponesi ne risentono parecchio. Durante la mia parentesi londinese ne ho conosciuta più d’una che, una volta entrate in confidenza, mi ha confessato quanto fosse terribile non solo vivere senza bidet, ma non avere neanche il copriwater di pelo da apporre durante l’inverno per non gelarsi le chiappe.

L’assenza di bidet, inoltre, fa sì che il bagno sia ancora più piccolo del normale. Il mio, per esempio, misura 2,7 m².

IMG_2745Alterniamo, però, una cosa negativa ad una positiva: lo scarico del water si trova proprio sulla tazza, è chiuso e può essere comodamente usato come un ripiano. Avendolo vicino al lavandino ci ho posizionato una bella scatola con trucchi, creme ed accessori per i capelli, in modo da averli a portata di mano. A mio marito invece ho destinato un piccolo porta oggetti che abbiamo messo sotto il lavandino, ma sto iniziando ad invadere anche quello!

Altra caratterista fondamentale del bagno newyorchese è il mobiletto a specchio di un centimetro di spessore che ci entrano giusto i blister della tachipirina messi per verticale. Ogni volta che lo apro mi sembra di vivere nei Roaring Twenties, e mi aspetto di trovare preparazioni galeniche dentro a bottigliette di vetro, insieme a sonniferi e gocce di laudano per sonni tranquilli.
Proprio sotto il mobiletto a specchio, ad incorniciare il lavandino, ci sono i due immancabili porta saponetta da una parte e porta spazzolini dell’altra. Anche questi due accessori mi riportano indietro nel tempo, precisamente agli anni ’40, quando c’erano le saponette fatte in casa e gli spazzolini tradizionali. Adesso tra Silkepil, Clarisonic e OralB elettrici mi servirebbe una mensola con gli attacchi USB!

Passiamo alla vasca, così piccola da non poterci fare il bagno ma troppo grande per poterla chiamare doccia. Il rubinetto è chiaramente maschilista: spruzzo unico e dall’alto, tanto per rimarcare che lavarsi accuratamente le parti intime è superfluo. Prima ancora di aver comprato i mobili l’ho cambiato, mettendo al suo posto una bella doccia a braccio. Tiè.

Last but not least la famigerata grata. Lei mi fissa dall’alto, con i suoi buchini pieni di polvere, avvolta da un’oscurità profonda; lo so che è la casa di qualche animale che prima o poi mi verrà a trovare, ma io non mi faccio fregare: adesso spengo il computer, mi alzo e la vado a murare.

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3 commenti
  1. Maria Grazia
    Maria Grazia dice:

    Racconto molto simpatico! 🙂
    Quando viaggio il mio grande problema è il bagno. Quasi sempre in comune, spesso una schifezza..!

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  2. Cin
    Cin dice:

    E che dire…il mio é più piccolo del tuo, senza finestra, senza bidet e con la doccia a pavimento. Fortuna che almeno quello é riscaldato…Ah, c’é solo 1 presa, moooolto in alto, attaccata allo specchio. L’ha progettato un uomo, ne sono certa!!! 😛

    Rispondi

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