Il mito dell’abbronzatura

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L’estate è arrivata, si respira la voglia di vacanza, soprattutto dopo questa lunga clausura forzata. Quando si programmano le vacanze nascono sempre delle diatribe: c’è gente da mare, da montagna, da città, da campagna… una macedonia mista.

Dopo cinque anni, nel 2020 trascorrerò i mesi estivi nella mia terra natia, la Calabria.

Da dopo la laurea, i mesi che vanno da giugno ad agosto sono stati stressanti perché periodo di boom di iscrizioni al lavoro. Doppi e tripli turni si susseguivano giorno dopo giorno, uscivo da casa alle sei e tornavo alle ventitré. Quest’anno, dove tutto è messo in pausa e prosegue a rilento, ho intenzione di godermi la natura, di non far proprio nulla di impegnativo.

Cosa mi piace dell’estate?

Gli aperitivi con vista tramonto.

Quant’è bello vedere il mare che la fa da padrone e mangia il sole? È un film di cui già conosci la fine ma del quale non sei mai stanca.

I tatuaggi finti e i tormentoni estivi.

La musica estiva ha sempre quella capacità di entrarti nel cervello e di farti canticchiare. I tatuaggi, ne ho di veri, sì, ma quelli finti mi piacciono tantissimo, mi sanno di momenti divertenti. Mi dedico alla scelta di quelli più trash e ogni anno obbligo anche le mie amiche a sottoporsi a questo rituale strambo che appartiene solo a me e ai bimbi.

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Tropea

Il colore della pelle che cambia, è come se ci si adagiasse sull’influenza naturale. Non sei tu a decidere se abbronzarti o no, è il sole, la tua melanina, è un processo graduale che richiede tempo, così come i grandi cambiamenti nella vita delle persone.

L’altro giorno ero in macchina e stavo ascoltando un noto programma alla radio, una delle conduttrici ha detto che lei, essendo di origini meridionali, si abbronza subito, mentre l’altra diceva di essere sempre bianca. Un pochino strano come ragionamento, non è la città natale a far cambiare colorito 🙂

Questa importanza che l’uomo e la donna danno alla tintarella a me fa sempre tanto sorridere perché a seconda della fetta di mondo in cui ci si trova vi sono delle idee divergenti.

Nell’antichità, in Italia, l’avere la pelle scura era indice di appartenenza ad un ceto sociale medio basso, stando fuori per lavorare la pelle era esposta ai raggi solari, adesso, vi è il concetto inverso: più sei abbronzato, più hai tempo per andare in vacanza.

In Asia, invece, tuttora vige la regola della tintarella di luna per essere eleganti e belle.

Nei musei è possibile notare come i greci, nei loro vasi, rappresentassero il corpo delle donne di bianco e degli uomini di nero. Questo era per rappresentare il fenomeno cromatico e per indicare che l’uomo tendeva ad abbronzarsi, le donne, in casa, dovevano proteggersi. Anche per i nostri antenati, gli antichi romani, più scuro eri, più povero eri. Già allora si producevano pozioni sbiancanti, intrugli spesso nocivi.
Come non citare la maestra della cosmesi? Cleopatra. Si narra che la regina dell’Antico Egitto fosse solita immergersi in latte d’asina per mantenere il pallidume della propria pelle. La leggenda narra che occorrevano 700 asine per fornirle la quantità di latte necessaria per i suoi bagni di bellezza quotidiani.
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Briatico

L’associazione fra l’abbronzatura e la parte più povera della popolazione continuò fino alla fine del diciannovesimo secolo, fin quando nel 1903, Niels Ryberg Finsen vince il premio Nobel in medicina, con la fototerapia che trattava malattie infettive. La scoperta che alcune di queste malattie, come il lupus e il rachitismo, erano generate per mancanza di vitamina D, apportò dei cambiamenti allo stile di vita e al canone di bellezza. I medici iniziarono a raccomandare l’esposizione solare.

L’ industrializzazione, che avveniva proprio in quegli anni, capovolse completamente tutto.

I nobili diventarono scuri perché, seguendo i consigli medici, iniziarono ad apprezzare la vacanza al mare. Le classi povere, che non trascorrevano più tempo nei campi bensì nelle fabbriche, scolorirono e diventarono sempre più lattei.
Un’icona di bellezza è, senza alcun dubbio, Coco Chanel. Lei, negli anni 20, lanciò una nuova moda: si mostrò al suo pubblico abbronzata ovunque tranne che alle mani, tenne i guanti per tutta la vacanza così da non essere confusa per una bracciante.
Con il passare degli anni, Hollywood cominciò a fare i film a colori e c’erano moltissime scene a bordo piscina. Questo influenzò, anche, il designer dei modelli dei costumi, pensiamo alle super strong Pin Up di qualche anno dopo, perché, si sa, tutte amiamo seguire le dive della Tv. 
Negli ultimi anni si sta verificando un processo inverso.
Se prima vi era la moda di esporsi ancor prima di andare in spiaggia a trattamenti abbronzanti con lampade, adesso queste vengono sconsigliate perché seriamente dannose alla pelle. In Cina, ad esempio, è difficilissimo trovarne, però, ci sono lampade che tendono a sbiancare. Credo anche queste ultime non siano molto salutari.
 
Il suggerimento è quello di prendere il sole con moderazione dopo i pasti, come una pasticca. Finalmente viene data importanza anche alla crema protettiva e a burro-cacao specifici per il sole.
Essere belle con sé stesse è il primo passo, ma essere belle e sane è ancor più saggio.
Dove vivi tu qual è il concetto di bellezza? Quale gradazione di colore è la preferita?
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