Mollo l’Olanda, mi trasferisco in Spagna

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Breaking News, lo so!

Non me lo sarei mai aspettata dalla vita nemmeno io. Anche perché in Olanda ho ancora un ragazzo e una relazione di quasi sei anni che va a gonfie vele però… si sa, il destino può sorprenderti sempre.

Ma partiamo dal principio, e mettiamo un po’ di ordine e chiarezza in questo caos che sto vivendo da quasi due mesi.

Tutto nasce da un’insoddisfazione lavorativa (e non solo, ma a questo “non solo” ci arrivo tra un po’). Poco più di un anno e mezzo fa lavoravo per una grande azienda in cui né gli orari, né il lavoro in sé, né tantomeno le condizioni erano buone. Ebbi un vero e proprio burn-out, o chiamiamolo un periodo molto difficile, che mi spinse a cercare un’altra occupazione. Era il settembre del 2019 e, tornando a  casa a mezzanotte da Amsterdam, stanca morta, mi mettevo lì, con il mio laptop in grembo, a cercare disperatamente un’offerta di lavoro la cui descrizione mi facesse sentire nuovamente viva, motivata.

Fu così che iniziai a candidarmi per tante offerte, la maggior parte delle quali non mi convinceva molto. Per lo più le opportunità lavorative in Olanda sono per specialisti negli ambiti dell’ingegneria, del sale e della finanza. Tutti lavori per i quali non solo non sono qualificata, ma che non mi interessano minimamente. Tuttavia, ero così insoddisfatta della mia situazione di allora, che non vedevo l’ora di fuggirne e di iniziare una nuova realtà. Fu così che un giorno, a novembre del 2019, mi imbattei in un posto di lavoro come Translation Project Coordinator, ossia coordinatrice e responsabile di progetti di traduzione. Mi sembrò un sogno. Come mai, mi chiedevo, io che avevo sempre lavorato nell’industria delle lingue e che proprio ora volevo fare un salto nella mia carriera sfruttando le mie buone capacità organizzative e manageriali, non avevo mai pensato a un ruolo così “figo” in un ambito così allineato con i miei interessi?

La candidatura.

Bene, questo ruolo divenne non un’ossessione, ma quanto meno un obiettivo fisso. Per un lungo anno. Vi starete chiedendo se mandai la candidatura. Per farla breve, sì, per ben tre volte! O meglio, provai ad entrare in questa azienda (anche con un ruolo diverso) per ben tre volte. E perché mai? Bè, perché era l’unica in Olanda che non richiedeva tot. anni di esperienza e la conoscenza perfetta della lingua olandese. Era diventato il mio trampolino di lancio, la mia unica possibilità nella terra dei tulipani per entrare in questo mondo senza troppe pretese e fare la mia scalata verso questo lavoro. E mi guardo bene dal chiamarlo “lavoro dei miei sogni” perché, in realtà, penso che ancora debba trovare e capire bene cosa sia ciò che mi riempirebbe e appagherebbe completamente. Ma, quanto meno, il lavoro da coordinatrice di progetti di traduzione univa due delle mie grandi passioni: management e lingue.

I colloqui.

Passai le prime due fasi del colloquio (alla recruiter piacevo molto) e poi… silenzio completo. Era già gennaio 2020 oramai e, dopo più di tre settimane di silenzio, mi arrivò un’email che mi portava una notizia positiva e una negativa. Non mi avevano scelto per il ruolo di Translation Project Coordinator, ma volevano offrirmi quello di Account Manager. Sììììì… Aspetta! Noooo, che è ‘sto Account Manager? Ma sì dai, proviamoci! Magari entro in questo modo e poi faccio la mia gavetta verso l’altra posizione. Feci non una, non due, non tre, e nemmeno quattro, bensì cinque lunghi colloqui. Di cui quattro al telefono (che personalmente odio!) e una dal vivo. Ce la feci? No! Nemmeno questa volta. Ma non mi diedi per vinta.

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Un altro tentativo.

Dopo un viaggetto in Belgio per riprendermi dalla seconda batosta, decisi di migliorare alcune abilità e conoscenze al fine di rendere il mio curriculum più appetibile per un futuro (e terzo) tentativo di entrare in questa benedetta azienda che, tra l’altro, non godeva nemmeno di un’ottima reputazione.

Imparai a usare nuovi software, mi presi una certificazione come traduttrice ufficiale dallo spagnolo e inglese verso l’italiano e feci molto, molto altro. Misi tutto sul mio cv, mi preparai in ogni minimo dettaglio per un possibile colloquio, scrissi e riscrissi la lettera di motivazione e trac! Una calda mattina di un insolitamente caldo settembre olandese, decisi di mandare il tutto alla recruiter di un anno prima di cui avevo conservato l’email. Si ricordò di me. Si soprese del fatto che non mi avessero presa, almeno per l’altro ruolo. Mi illuse che sicuramente il mio curriculum e il mio costante interesse sarebbero stati apprezzati dal team, e poi sparì. Finché le scrissi, per un’ultima volta, e per sentirmi dire, per una terza volta, che non mi avevano scelto.

Decisi di mettere un punto fermo a questa turbolenta storia di odi et amo con quest’azienda.

Ci provo in Spagna.

Ci tengo a sottolinearlo, il mio cv era molto buono e la mia esperienza lavorativa pure. Ma evidentemente non abbastanza per “concludere l’affare”. Soprattutto in una pandemia mondiale, in cui migliaia di lavoratori super qualificati avevano perso il lavoro. A questo punto, dopo quasi un anno e mille altri frustranti tentativi di candidarmi per altri lavori per vedermi sempre il solito portone sbattuto in faccia, decisi di farla grossa. Stavo avendo molte incertezze sul fatto che non fossi più così felice in Olanda. Non lo ero mai completamente stata e, forse, mai lo sarò al 100%. Le differenze culturali sono troppe, la qualità della vita, inteso come stile di vita, è diversa anni luce rispetto a quella del sud Europa. Il clima e la poca luce non ti permettono di vivere appieno il tuo presente. E nei miei tre anni di permanenza e oltre, troppe volte avevo avuto crisi relative al fatto che non stessi vivendo la mia vita dei sogni. Crisi che cercavo di sopprimere, arrivando ad autoconvincermi che l’Olanda fosse il posto migliore per me in cui trascorrere il mio tempo.

Non ne parlavo molto, se non con due amiche e con il mio stesso ragazzo che, ahimè, è morbosamente legato alla sua terra.

Perché ho raccontato tutto dalla creazione di Adamo ed Eva? Perché fu proprio la frustrazione di questa risposta, unita a una cinquantina di altri “grazie per la sua candidatura, ma… no, grazie!” che decisi, alquanto alterata e stufa, di mandare il mio curriculum fuori dall’Olanda, e di lasciar decidere al destino.

Destino birichino che, non a caso, mi ha riportato lì dove appartengo e dove mi sono sempre sentita a casa, più che nella mia stessa madrepatria, en mi querida España.

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Io nell’Alhambra, Granada, dove ho vissuto per poco tempo, ma abbastanza da innamorarmene perdutamente.

La Spagna mi chiama.

Mandai candidature anche in Italia, persino per tirocini sempre relativi a questo ambito. In quella che era, oramai, diventata una battaglia, scrissi direttamente ai manager delle aziende. Inviai anche tre curriculum in Spagna. Ma lo feci con la convinzione che mai e poi mai avrebbero scelto me, lontana migliaia e migliaia di chilometri.

E invece, dopo un mese (siamo a novembre del 2020), quando orami la disperazione era alta, e la speranza bassa; quando le mie giornate non avevano più un inizio e una fine, né uno scopo; quando orami la negatività si stava facendo strada e prevaricava sull’ottimismo, un’apatica mattina come tante, ricevetti un’email. La aprii scettica, come sempre, anzi sciura che sarebbe stato il centesimo (e non si fa per dire) “no”. La stavo quasi cestinando, questa email, quando invece decisi di rileggerla meglio. Mi strofinai gli occhi. Anziché il classico “Grazie per il suo interesse ma abbiamo deciso di non… bla bla bla”, vidi delle parole magiche. Delle parole che mi suonarono come musica, in quel momento, e che mi seppero di miracolo. “Ciao Rossella, sei ancora interessata al ruolo di Project Manager per l’azienda Taldeitali?”. Wait a minute. Ormai avevo perso il conto delle candidature. Che diamine di impresa è questa? La cercai su Google. Quando realizzai il luogo, posso giurare di aver sentito il mio cuore fermarsi per un secondo. Saltai. Saltai pesantemente sul pavimento in laminato. Di gioia. I vicini del piano di sotto mi devono aver odiato in quel momento.

La mia nuova città.

Non ci credevo: nel bel mezzo di una pandemia e crisi economico-lavorativa mondiale, con non troppa esperienza nel settore, non trovandomi nemmeno fisicamente nel luogo del lavoro, mi era appena stata offerta un’opportunità come Project Manager (un gradino più in su rispetto al precedente e sudato Project Coordinator), nell’ambito di mio interesse, nel paese dei miei sogni e in un luogo di mare.

Io, un’italiana che vive in Olanda, presa da un’azienda danese con sede a… Valencia!

Sì, pronunciate il nome di questa città come se stesse gustando la paella migliore del mondo. Va-leeeen-ciiii-aaaaa: mmmmmh. Chiudete pure gli occhi e immergetevi nel clima soleggiato che dura 300 giorni all’anno. Assaporate quel tinto de verano con me. Siamo sulla spiaggia e il vento ci accarezza il viso…  Valencia!

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Sono passati quasi due mesi, eppure non ci credo ancora. La Spagna mi ha scelto, ancora una volta, dopo che io, da quando ho 23 anni, ho scelto lei. E l’ho portata sempre con me, nel cuore, sulla mia pelle con i miei tatuaggi. Sì, anche durante il mio soggiorno in Olanda.

No, non sono ancora partita. E probabilmente non lo farò ancora per tanti mesi, almeno fino a che il virus non si sia un po’ calmato e permetta a noi lavoratori di ritornare in ufficio. Per ora sono libera di lavorare da casa. Dopo di che, afferrerò valigia, pinne ed occhiali e me andrò. Con un sorriso a metà. Un pezzo del mio cuore rimane qui in Olanda. Ma un’avventura, anche se temporanea, ci sta proprio! Me la merito tutta.

Ma aspetta! E la storia d’amore con il tuo principe olandese? Non vi preoccupate 😉 Abbiamo già un piano. Speriamo che funzioni! Incrociate le dita per me, per noi. Perché ce lo meritiamo. Perché chiunque di noi si merita di vivere la vita dei propri sogni, possibilmente con sole 300 giorni all’anno e vista mare.

17 commenti
    • Rossella
      Rossella dice:

      Ciao Chiaretta, grazie 😄 Incrociamo le dita. Sì, una svolta assolutamente inaspettata ma gradita.
      Un abbraccio!

      Rispondi
  1. Elisabetta Cork
    Elisabetta Cork dice:

    Brava Rossella, mai mollare! Sono proprio contenta per te! Non preoccuparti per il principe, il mio l’ho lasciato in Italia quasi 7 anni fa ma la nostra relazione non ne ha risentito, anzi direi il contrario! Un abbraccio, spero tu possa preparare presto quella valigia:)

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    • Rossella
      Rossella dice:

      Grazie Elisabetta, le tue parole mi rincuorano 😊 Io e Wout abbiamo già fatto 2 anni a distanza e devo dire che era andata molto bene. Ma ancora non avevamo vissuto assieme. Comunque, sono fiduciosa e ottimista anche io 😉

      Rispondi
  2. Margherita
    Margherita dice:

    Anche io aspetto che i miei figli vadano all’università e poi Valenciaaaaa!!! Ci vediamo lì spero 🤞🏽. In bocca al lupo.

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  3. Antonella
    Antonella dice:

    Sei una grande come primissima cosa….
    Ci conosciamo e la nostra cultura è uguale…
    Anche a me è successo la stessa cosa in Belgio invito a cena ore 16.30, non potevo credere a questa situazione
    E come hai citato tu tenere un defundo x 7 giorni.. Successo anche quello sempre in Belgio, quando è morto mio fratello… Lo abbiamo tenuto a casa 7 giorni… X me è stata un ‘esperienza scioccante….
    Un grande abbraccio e un in bocca al lupo 😍🥰❤️

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    • Rossella
      Rossella dice:

      Ciao Antonella! E sì, Belgio e Olanda sono molto simili per cultura e tradizioni e alcune cose sono strane per chi è cresciuto nel sud d’Europa

      Rispondi
  4. Arianna Tripodi
    Arianna Tripodi dice:

    The only limit is the sky, Rossellina 😊 E tu lo sai bene…

    Non vedo l’ora di leggere gli episodi spagnoli !

    Rispondi

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