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A New Haven costruendo una nuova vita…

Ed eccoci qua, finalmente arrivati a New Haven, immersi nella nostra nuova vita!

Yale University

Uso il termine immersi non a caso, infatti, giusto il tempo di scendere dall’aereo, siamo stati letteralmente travolti da mille cose ed io stessa, che avevo una paura terribile di annoiarmi durante il giorno non essendo impegnata al lavoro come negli ultimi dodici anni della mia vita, mi sono dovuta ricredere. Le giornate mi volano, siamo qui da poco più di venti giorni e mi sembra di esserci da una vita.
Ma andiamo con ordine.
Siamo arrivati il 29 ottobre dopo un viaggio decisamente lungo, se si considera che, per non fare scalo, abbiamo preso il volo delle 9.20 del mattino da Malpensa (ciò ha significato partire da Bologna alle 4) e, quando siamo arrivati a New York, a causa del solito traffico allucinante della City, abbiamo impiegato due ore e mezza ad arrivare a New Haven, cioè un’ora più del solito. Nonostante questo però, eravamo molto contenti perché i nostri gatti sono stati bravissimi. Eravamo preoccupati che si agitassero o che soffrissero il mal d’aria, invece hanno dormito non solo per più di otto ore di volo, ma anche durante tutto il tragitto in macchina… in altre parole, un vero e proprio successo!

Sono dell’idea che non potevamo scegliere periodo migliore per trasferirci, giusto in tempo per apprezzare appieno la bellezza dell’autunno, la stagione del foliage, meravigliosa, splendida, mille colori che difficilmente si possono scordare.

Per non parlare di Halloween, circondati da centinaia di zucche e da case interamente decorate, da far invidia al più terrificante dei film horror!IMG_1715

Durante la prima decina di giorni, visto che mio marito non aveva ancora cominciato a lavorare, ci siamo occupati della casa, abbiamo girato in lungo e in largo per mille negozi, abbiamo montato, smontato, sistemato, svuotato valigie e scatoloni ma, alla fine, siamo riusciti a farla diventare la NOSTRA CASA.

Dopodiché è arrivata la vita di tutti i giorni, quella fatta di cose normali, come l’andare a fare la spesa o a correre, ma anche di cose letteralmente da scoprire. Una nuova vita dove ho imparato che l’efficienza con la “E” maiuscola (questa parola sconosciuta) a volte esiste davvero; una nuova vita dove, grazie alle classi di conversazione internazionale dell’Università, sono entrata in contatto con persone di tutto il mondo, ragazzi cinesi, turchi, giapponesi, sud-americani, iraniani, koreani, che giorno dopo giorno mi danno la possibilità di conoscere culture profondamente diverse dalla nostra, i loro reali problemi, le loro lotte, le loro speranze.

costruendo-nuova-vitaE, sempre in tema di consuetudini locali da sperimentare per la prima volta, sabato scorso siamo andati a vedere la partita di football di Yale contro Harvard, non una partita come tutte le altre, ma bensì una vera e propria sfida fra due titani della Ivy League americana, rivali da sempre. Devo dire che una delle cose che mi ha stupito di più è che qua una partita di football non è una semplice partita, è molto di più. Ore prima dell’inizio del match infatti, prende vita quello che chiamano ”tailgate”, ovvero un mega party dove gli spettatori con le macchine piene di cibo, bevande e con tanto di barbecue, arrivano al parcheggio dello stadio e si mettono a cucinare carne alla griglia come se fossero in campeggio, fra musica, cori e risate. Wow, davvero una festa in tutti i sensi! Per la verità noi abbiamo resistito solo fino alla fine del secondo quarto, un po’ perché non conoscendo bene le regole non riuscivamo a seguire granché, un po’ perché, proprio in questi giorni, è arrivato il freddo quello vero, che, come mi aspettavo, a New Haven si è rivelato essere particolarmente tagliente, anche a causa della posizione sul mare, che rende la maggior parte delle giornate molto ventose. In ogni modo, vento o non vento, freddo o non freddo, devo dire che dentro la nostra nuova vita ci siamo sentiti subito a nostro agio e, anche se siamo ancora in fase “esplorativa” ed a volte capita di avere momenti di nostalgia, stiamo bene e siamo contenti.

Vorrei concludere citando una frase dello scrittore Pino Cacucci, che tra l’altro per un periodo ha vissuto e studiato proprio a Bologna, frase in cui mi riconosco molto in questo momento:

“Le radici sono importanti nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove”

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