Noah, figlio expat

mamme-barcellona

Noah ha poco più di sette mesi e ha due mamme innamoratissime di lui.

Da ormai un trimestre sono tornata al lavoro con una piccola riduzione di orario di cui dispongo per legge, ma che durerà solo fino a luglio, dopodiché sarò di nuovo a tempo pieno.

Non abbiamo le nostre famiglie accanto e, nonostante mamme colleghe ci abbiamo tanto aiutato passandoci giochi e vestiti dei loro cuccioli, nella quotidianità siamo sole e così, lavorando entrambe per poterci sostenere, non stacchiamo mai, neanche un minuto.

Questa è la condizione di molte delle donne espatriare che conosco, solo alcune delle quali hanno la fortuna (al momento la vedo come tale, chissà più avanti) di poter richiedere riduzioni di orario, permessi di uno o due anni o rimanere a casa, quando la maternità qui in Spagna è di soli 4 mesi.

Parlo per me, ma la fatica accumulata durante la settimana crolla sui weekend durante i quali  condivido solo un giorno con mia moglie.

I fine settimana diventano l’unico momento in cui poter fare tutto ciò che è necessario per la casa e per riempire il frigorifero, incombenze che di rilassante chiaramente hanno ben poco.

Quanto mi piacerebbe alzare il telefono una volta a settimana, chiamare i nonni, gli zii, i cugini o qualche amico dicendo “Noah viene a farvi compagnia una mezz’oretta”: potrei ritagliarmi un micro-sonno, una tazza di tè e chiacchiere con qualche amica o anche solo un po’ di immobilità, così, con lo sguardo perso nel vuoto.

Invece è un costante tetris di: “guardalo un attimo perché me la faccio addosso”, “hai finito di cucinare così mi faccio al volo uno shampoo?”. Tutto nell’ora scarsa giornaliera in cui entrambe siamo libere dal lavoro.
Durante il resto della giornata poi, quando  ci troviamo rispettivamente sole col bambino in attesa dell’inizio del lavoro o appena tornate dall’ufficio, anche solo pensare di fare qualsiasi possibile attività diversa dalle strette indispensabili risulta sempre in uno sforzo al limite del titanico che, se decidiamo di affrontarlo, inevitabilmente si ripercuote sui livelli di rimbambimento dei giorni seguenti.

Lo sapevamo fin dall’inizio che sarebbe stato così e tantissime mamme so che si ritroveranno in queste mie difficoltà di novella mamma, viverlo però risulta sempre un tantino più faticoso delle fantasie che avevamo costruito nelle nostre menti.

Vivere, insomma, lontano dalle proprie famiglie e gli affetti di una vita, anche se e quando è una scelta consapevole, e non dettata dalla necessità come nel nostro caso, non è mai una scelta semplice.

Non sono mai stata per la santificazione della maternità: non credo che sia tappa fondamentale nel raggiungimento della propria realizzazione come donna.

Nonostante questo mi piacerebbe che, quando questa scelta viene compiuta, i genitori potessero trovare maggiore appoggio da parte delle istituzioni che, troppo spesso in questo come in altri campi, delegano la responsabilità dell’assistenza (anche economica, qualora necessaria) ai genitori della coppia, perlomeno in Italia e in Spagna, le realtà con cui mi sono interfacciata maggiormente. Vi faccio un esempio: i posti negli asili pubblici sono in numero ridottissimo, entrare è quasi letteralmente come vincere alla lotteria, mentre il costo degli asili privati può essere esorbitante.

Inoltre, decidere di essere genitori non è mai una scelta semplice anche quando presa dopo lunghe riflessioni e con grande coscienza.
Mi augurerei, quindi, che le donne che desiderano passare per questa emozionante e sconvolgente tappa della propria esistenza, non debbano finire per trovarsi svalutate o marginalizzate sul posto di lavoro, al loro rientro.

Abbasso lo sguardo, Noah si è assopito poppando.
Faccio un grande sbadiglio, sospiro e sorrido.

4 commenti
  1. Carola
    Carola dice:

    Posso solo dirti.. tranquilla crescono. Sono stata fortunata, li ho avuti quando eravamo ancora in Italia, tra maternità obbligatoria e aspettativa arrivi ai 9 mesi, non sono mai rientrata in uff perché avevano chiuso la sede di Roma per andare a Brescia, così abbiamo deciso di avere subito il secondo, fatica immane. Posso dirti che anche se le nonne non lavoravano e avrebbero potuto aiutare ed io ero a casa gli incastri erano sul bilico dell’imperfetto. Ora sono teenager e restano serenamente a casa da soli da oltre 2 anni

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    • Chiara - Barcellona
      Chiara - Barcellona dice:

      Grazie Carola! Le cose cambiano ogni giorno: oggi è per alcune cose più semplice di un mese fa, e per altre più complicato di una settimana fa. Viviamo ogni tappa con stupore e entusiasmo (forse a volte un po’ smorzato dalla stanchezza), e vedremo cosa ci riserveranno gli anni a venire! Un abbraccio

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  2. Giovanna
    Giovanna dice:

    Chiara ho letto il tuo post tutto d’un fiato, col groppo in gola. Mia figlia ha 3 anni e con noi ha gia’ vissuto in due paesi che piu lontani dai nonni in Italia non potrebbero essere.
    Non posso offrirti alcun consiglio su come alleviare la vostra umana stanchezza ne’ su come allontanare quel pensiero brutto brutto che forse avete in testa ‘siamo stati egoisti a scegliere questa vita togliendo al piccolo la presenza della famiglia allargata’. Io quel pensiero ce l’ho ogni giorno, ma le risposte che mi do ogni giorno oscillano tra “abbiamo fatto bene, ce ne sara’ grata” a “ci rinfaccera’ tutto”.
    Voglio condividere pero’ questo piccolo aneddoto che spero ti regalera; un sorriso.
    La scorsa settimana ho iniziato un nuovo lavoro. Da pochi mesi siamo in un nuovo paese, nuova casa, nuova scuola, nessun legame nel vicinato; prenotiamo il servizio scuolabus per mia figlia. Sveglia all’alba perche’ l’unica opportunita’ di accedere allo scuolabus prevede pick up alle 7.30 alla fermata della metro a 200 metri da casa. Da li’ a scuola almeno fino alle 6. Beh la sera mentre mio marito e io ci preoccupiamo di controllare le occhiaie della bimba, la sua vivacita’, il suo appetito per scongiurare ogni segno di malumore o eccessiva stanchezza, puntualmente mia figlia commenta “oggi c’erano solo 5 amici sul bus con me. Domani speriamo di piu’ cosi’ cantiamo”.
    Ecco i bambini hanno sempre parole di saggezza.
    Un abbraccio

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    • Chiara - Barcellona
      Chiara - Barcellona dice:

      Grazie per le tue parole Giovanna!
      Il fatto di averlo sottratto dall’effetto quotidiano delle nostre famiglie nel nostro caso è stata inizialmente una necessità (ero disoccupata da un lungo e faticoso anno pur cercando costantemente) e ora, con l’arrivo del piccolo, si è aggiunta la voglia e necessità di sentirci protetti e tutelati come famiglia.
      Mi hai davvero regalato un grande sorriso e hai proprio ragione: la saggezza dei più piccoli dovrebbe essere più spesso un faro per noi genitori. Un grande abbraccio

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