I miei “non voglio” post lockdown

Temporale-Città

Quando una giornata è no, non disperare

Siamo a giugno 2020 e il lockdown qui a Barcellona si sta poco a poco allentando.

La mia mattinata segregata in casa non inizia bene: mi lavo le mani con il detersivo per i piatti e mi tocco l’occhio destro.

Evidentemente sulle dita avevo residui di sapone, per cui inizio a sentire un bruciore pulsante.

Lo inondo d’acqua raccogliendola con le mani, ma non risolvo il problema.

Prendo in mano una soluzione per pulire gli occhi comprata anni fa, pronta ad utilizzarla.

Mi viene il dubbio che possa scatenare una reazione chimica con il detersivo e, complice la paura di fare il giro dei pronto soccorso oftalmologici, abbandono l’idea.

L’occhio continua a farmi male, quindi ci metto sopra una garza e giro per la casa preparandomi la colazione in stile Capitan Uncino.

La garza cade, il bruciore non se ne va. Con l’occhio socchiuso, trovo per miracolo una delle ultime fialette di lacrime artificiali e irrigo l’occhio, ormai rosso violaceo.

Apro il sito di Donnecheemigranoallestero per scrivere un nuovo articolo.

La mia testa come un buco nero

Le premesse di riuscire nell’impresa non sono buone, considerando com’è cominciata la giornata.

Una bozza, la seconda, la terza.

Niente, è come se questa quarantena avesse atrofizzato la mia mente e mi impedisse di formulare un pensiero articolato e completo. O forse, il detersivo mi è entrato anche nel cervello.

Disegno-testa-pensieri

Ho tante fotografie, pensieri e riflessioni di questi giorni di cui vorrei parlare. Oggi però rimangono semplicemente immagini e parole isolate: non riesco a concatenarle perché si trasformino in un elaborato scritto.

Prendo un foglio bianco e inizio a pensare a come potrei dare forma a tutti i progetti che hanno a che fare con la domanda “cosa voglio”. Liste, schemi, grafici. Non arrivo a niente di soddisfacente.

Dopo qualche ora mi alzo e decido di fare tutt’altro. L’occhio è finalmente tornato ad un colore accettabile e non mi brucia più.

La mia testa è un turbinio di progetti, un vortice che non mi fa rilassare un secondo, ma che concretamente non mi fa inziare da nessuno di questi.

E pensare che grazie a questo lockdown forzato, che mi ha obbligato a fermarmi e riflettere, pensavo di aver imparato ad avere pazienza.

L’illuminazione

Mentre piego le coperte invernali per riporle nell’armadio, capisco finalmente di cosa voglio scrivere.

Se non ho chiaro cosa voglio fare, potrei iniziare a pensare a cosa non voglio per il dopo lockdown.

  • Non voglio più essere un criceto

Credo che questo sia un pensiero comune a tutti. Magari per voi sentirsi cosí equivale ad essere una pulce e non un criceto, ma immagino che il concetto che rappresenti sia una sensazione condivisa.

Non voglio tornare a essere il criceto che gira affannosamente sulla ruota e non sa neanche piú dove sta andando, perché l’unica cosa di cui si rende conto è che sta sempre correndo. Se guardo la me di pre-quarantena, mi vedo così, senza respiro, dannandomi tutto il tempo per raggiungere vari posti in un giorno nel minor tempo possibile. Ieri ho preso l’autobus per la prima volta dopo due mesi, e mi son accorta che stavo già correndo per saltar proprio su quello che stava passando per non rischiare di dover aspettare il successivo.

Calma Caterina, in 5 minuti di attesa puoi fare tante cose. Per esempio, stare ferma.

non-voglio-essere-criceto

  • Non voglio rinunciare a dei momenti per me

In questi mesi tanti di noi hanno scoperto nuove passioni o passatempi: la mania dell’infornare torte, pane e pizzette, lo sport quotidiano, le meditazioni, la pulizia compulsiva, etc.

Per me è stato anche l’apprezzare di fare colazione con calma preparandomi alla giornata e il permettermi di guardare fuori dalla finestra, senza fare niente in particolare. Sotto sotto sentivo di stare perdendo il tempo, ma poi mi ci abbandonavo, stavo bene, mi venivano nuove idee e ricordi che credevo dimenticati. Non lo facevo da troppo tempo.

  • Non voglio perdere contatti

Amicizie, conoscenze, vecchie e nuove, che sono tornate ad essere presenti o sono appena nate.

La vicina di casa che quando ero ammalata mi ha comprato i medicinali in farmacia e con cui adesso scambio volentieri due chiacchiere, gli amici italiani con cui non ci si sentiva da tempo ma la preoccupazione reciproca ci ha fatto risentire vicini, l’amica expat con cui si è (malauguratamente) condiviso l’evolversi della Covid19, le chiamate a mio nipote in Turchia rinchiuso in casa, e tanti altri.

  • Non voglio rinunciare al silenzio

Mi ritengo una persona molto sociale ed estroversa. Eppure in questi mesi di isolamento, spesso silenziosi, sono stata bene. Quando l’altro giorno sono uscita per la passeggiata serale e mi sono ritrovata con gente davanti e dietro che parlava, mi è venuto un attacco di misantropia. Quando ci si abitua a non dover condividere lo spazio, è difficile tornare a farlo? Ad esempio, nei mezzi pubblici. Impulsi misantropici a parte, ho anche voglia di potermi riunire di nuovo con familiari, amici, e fare nuove conoscenze che non siano più solo virtuali.Gatto-nascosto

  • Non voglio dormire meno di 8 ore

A meno che non sia per una buona causa, vedi: vedere l’alba nella savana o ammirare le stelle a notte fonda nel deserto di Atacama. Per il lavoro, no. Mi piace dormire e ne ho sempre molto bisogno, iperattiva come sono. Nella vita quotidiana, finita la giornata lavorativa voglio iniziarne un’altra, e spesso si fa tardi in un momento. In un modo o nell’altro, m piacerebbe non tornare a trascinarmi in giro mormorando che sono stanca. Forse si tratta di una mission impossible, ma ci voglio credere, per adesso.

  • Non voglio abbandonare i sogni nel cassetto

Sogni, idee e progetti. Dei moltissimi che ho nel computer ne ho realizzati pochi, perché ho capito che tra il dire e il fare per me troppe volte c’è di mezzo l’oceano atlantico. La giustificazione è sempre l’indecisione e la mancanza di tempo: in questo periodo, che di tempo ce n’era, non ho avuto più scuse. E infatti ho finalmente dato forma ad alcune di queste idee. Vorrei che mi servisse da promemoria.

Taccuino-progetti

  • Non voglio dimenticarmi della terrazza comunitaria

Nonostante nel mio articolo precedente sul comprare casa a Barcellona io me la prendessi con il poco buon senso con cui avevano costruito certi appartamenti, devo ammettere che il dotare tanti edifici di una terrazza comunitaria è stata una buonissima idea. La maggior parte dei palazzi, al posto del tetto, ha un grande spazio aperto che può essere utilizzato dai vicini. In questa quarantena obbligatoria queste terrazze si sono rivelate la salvezza, per tutti coloro che non avevano un balcone e stavano iniziando a sfoggiare una pelle ormai trasparente. A giudicare da tutte le persone che ho visto praticare camminate, saltelli e ginnastica dalla terrazza comunitaria, direi che hanno anche evitato di creare una nuova comunità di obesi. E non dimentichiamoci che, seppur poco, le terrazze hanno contribuito a salvare veri e propri matrimoni: post litigata, quando uno dei due avrebbe voluto uscire sbattendo la porta (ma non poteva andare da nessuna parte), gli rimaneva la cara terrazza, che con la sua vista spettacolare calmava l’animo.

Io, la mia, l’ho scoperta una settimana fa. Prima, essendo stata malata, ero terrorizzata di poter contagiare qualcuno. Da quando mi hanno confermato di essere negativa, ho iniziato a sfruttarla per prendere il sole.

Vista-Panoramica-Barcellona

  • Non voglio abbandonare il giretto serale

Fa molto ottantenne, ma ho scoperto che mi piace sempre di più. Qui in Spagna, durante le prime fasi, si poteva passeggiare e fare sport in fasce orarie apposite. Gli over settanta dalle 10 alle alle 12 o dalle 19 alle 20, i genitori con bambini dalle 12 alle 19 e gli adulti dalle 6 alle 10 o dalle 20 alle 23. Io e mio marito usciamo sempre alle 20 per un giretto pre cena, o alle 21.30 per un giretto post cena. Soprattutto adesso che c’è la bella stagione, la chiacchierata passeggiando fa molto bene (se post cena, poi, permette di digerire tutti gli esperimenti culinari di questo periodo) ed è rilassante. Stasera la condivideremo anche con due amici vicini di casa.

  • Non voglio lavorare come prima

In questa quarantena ho scoperto come sarebbe la mia vita senza capi. Sono molto più rilassata: non sono fatta per lavorare! Lo so che non ho scoperto l’acqua calda. Però, per adesso, lasciatemi sognare.

post-lockdown-sentiero-montagna

 

 

 

 

7 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Brava! Mi sembrano tutti propositi molto importanti e sarebbe davvero bello riuscire a mantenerli. La passeggiata serale la voglio davvero copiare. Noi abbiamo un percorso oramai soprannominato Covid perché è quello che facevamo durante il lockdown e mi ci sono un po’ affezionata. Lo proverò di sera!

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  2. Cinzia Gallastroni
    Cinzia Gallastroni dice:

    Caterina
    Fatti una promessa , tieni a mente quest’articolo e rispettalo , perchè sono tutte cose giuste e bellissime da portare avanti
    … la passeggiata serale da ottantenne l’abbiamo adottata anche noi a Bali , sto scoprendo aangolini del quartiere che non avevo mai visto in questi anni
    un abbraccione Bru

    Rispondi
  3. Irina
    Irina dice:

    Sarà merito dell’occhio dolorante ed estraniante ma mi sembra che tu ci abbia visto molto chiaro!
    Ora si tratta solo di seguire i tuoi consigli … e chi meglio di te ci può riuscire ?
    Buon post lockdown e goditi la tua meravigliosa città d’adozione con il ritmo di una tartaruga 🐢!

    Rispondi

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