Norvegia: salute e cura del prossimo, il mio lavoro in terra scandinava.

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La salute e la cura del prossimo sono diventate una parte fondamentale del mio quotidiano.

Da quando ho iniziato a studiare per diventare segretaria di studio medico l’anno scorso, le mie priorità sono cambiate.

Tra lavoro in studio medico, volontariato in croce rossa e casa di riposo, la mia vita gira intorno alla salute della gente.

In vita mia non avevo mai pensato di essere in grado di prendermi cura di qualcuno. Al massimo mi occupavo dei miei due cagnolini e mi sembrava più che sufficiente.

Una parte fondamentale dello studio è il tirocinio. Nello studio dove lavoravo ci sono quattro medici. Quest’anno mi sono occupata del laboratorio, faccio le analisi del sangue cosiddette veloci. La glicemia, la creatina per vedere se ci sono infezioni. Gli elettrocardiogrammi, esami urine, feci e via dicendo.

Mi piace tantissimo il contatto con il pubblico e rendere più piacevole un momento che può essere difficile è il mio scopo quando sono lì. Dal prossimo anno spero di passare ad essere il vero e proprio filtro tra i pazienti e i medici. Dovrei infatti iniziare a prendere le telefonate al desk. È un lavoro molto importante. Bisogna saper riconoscere la gravità di una situazione solo sentendo una voce. In Norvegia la segretaria di studio ha anche la competenza per il rinnovo delle medicine.

Durante le mie ore di praticantato mi sono resa conto che ho una grande simpatia per gli anziani.

Vedo dei nonnini che sono pieni di vita e non si lamentano mai, anche quando ne avrebbero il diritto. Mi sono resa conto che tanti vengono da soli in studio anche quando dovrebbero essere accompagnati. Quando ho iniziato a domandare come mai non c’è nessuno con loro, mi sono accorta che le risposte sono molto simili. Vivono soli, praticamente nessun anziano abita con la famiglia dei figli. Ci sono due possibilità, la prima è che sei a casa da solo e hai la visita di un infermiere che ti fa le medicazioni. Nel frattempo controlla che tu prenda le medicine. La seconda è che vivi in una casa di riposo.

È semplicemente la normalità, non c’è nessuna costrizione in questo.

Fin dall’inizio dell’anno scolastico, ho dovuto cercarmi un lavoro per i fine settimana. Devo arrotondare, visto che vivo con un prestito scolastico statale. La scelta più naturale era quella di fare domande di lavoro nelle case di riposo. Ho quindi iniziato a lavorare come assistente socio sanitario.

Lavoro nel reparto dei pazienti dementi.

Non è proprio come camminare su un tappeto di fiori. I pazienti sono tutti all’ultimo stadio, quindi con delle difficoltà e delle necessità importanti. Le famose malattie pregresse di cui si è parlato negli ultimi due mesi, noi le abbiamo di solito tutte. Dal diabete ai problemi cardiologici. La cosa positiva è che loro non si sono neanche accorti di quello che stava succedendo fuori.

Durante il lockdown siamo stati il posto più sicuro del mondo dove vivere.

Le uniche persone che avevano il permesso di entrare nell’edificio erano quelle di turno. Non potevamo passare da un reparto all’altro. Entravamo solo dalle porte che danno sui giardini. Non avevamo le visite dei parenti. Non era previsto il contatto con la cucina, ci lasciavano il cibo sui carrelli fuori dalla porta e andavamo a prenderlo. Negli spogliatoi si poteva entrare al massimo in tre e in ufficio uno per volta.

Per fortuna siamo passati indenni da questa ondata di Coronavirus. In Norvegia abbiamo avuto pochissimi casi positivi e pochi deceduti.

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Ma la paura rimane. E paura ha anche avuto la mia cara Ella.

In contemporanea con l’inizio del lavoro in casa di riposo ho deciso di diventare una volontaria della Croce Rossa.

Qui la Croce Rossa lavora in vari ambiti. Si possono aiutare i bambini a fare i compiti, qualcuno va a fare visite in carcere. C’è il primo soccorso classico, poi ci sono “gli amici in visita”, che è quello che faccio io.

Dopo una serie di corsi di preparazione, dal primo soccorso all’aiuto psicosociale, ho iniziato ad andare in visita. Io dico a tutti che “ho vinto” Ella. La mia amica ha 97 anni, le gambe tremule e il mal di schiena. Ha due splendide figlie che la aiutano in tutto. Hanno già quasi 70 anni, una vita, figli, nipoti e acciacchi. Le hanno proposto di andare in una casa di riposo, lei dice che non vuole. E allora ci arrangiamo, io vado da lei una volta a settimana a bere il caffè e a fare due chiacchere. La settimana dopo vado a farle le pulizie.

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Cascasse il mondo, quando entro trovo il tavolo imbandito con il termos del caffè appena fatto e a seconda del periodo qualcosa di diverso da mangiare. A Natale i biscotti, a Pasqua la torta salata, in estate le fragole. È un lunch serio, il nostro. Un’ora di chiacchera in cui lei mi domanda cosa ho fatto durante la settimana e io mi faccio raccontare la sua lunghissima vita.

Siamo uguali di testa, io ed Ella, l’unica cosa che ci differenzia è che lei ha il doppio della mia età.

Ha una mentalità moderna e aperta, non conosco nessun altro così aperto di vedute. Sicuramente non a quell’età. È un piacere immenso parlare con lei. È autoironica. Ed è triste perché sa che il suo tempo sta per terminare. Ogni volta che me ne vado penso: ma non potevo conoscerti prima?

Ieri il primo ministro ha detto che possiamo ricominciare ad abbracciare gli amici stretti.

Sono tre mesi che non ci baciamo ed abbracciamo, io ed Ella. Durante il lockdown non andavo a trovarla, le telefonavo. Volevo sapere se tutto andava bene. Lei mi diceva che stava bene, che non mi dovevo preoccupare. Ma io mi preoccupo sempre per lei. Alla fine mi ha chiamata lei un giorno. Non ce la faceva più, voleva vedermi. E abbiamo ricominciato le visite.

Domani vado a trovarla, ho una voglia pazzesca di abbracciarla. Ella mi manda sempre a casa con qualcosa di buono e di bello. Un mandarino, qualche rosa del giardino. La nostra amicizia è così, ci curiamo a vicenda.

Consiglio a tutti di trovare una Ella sul proprio cammino.

1 commento
  1. Brusen
    Brusen dice:

    Tatiana
    tanta stima e ammirazione per una donna speciale che dedica tanto agli altri
    quanto a Ella, hai veramente ragione … ognuno di noi ne dovrebbe trovare una nel proprio cammino
    un abbraccio Bru

    Rispondi

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