Nostalgia di casa a confronto

Se siete lettori di queste pagine vi renderete conto di come l’esperienza expat presenti in tutte le autrici tante caratteristiche simili. Siamo tutte accomunate dall’aver lasciato l’Italia, chi per qualche tempo, chi per sempre.

Tutte abbiamo vissuto il primo momento di entusiasmo, eccitazione e paura e tutte, chi prima chi dopo, abbiamo instaurato una propria routine in un paese diverso che giorno dopo giorno diventava più nostro.

Eppure, se vi prendete un po’ più di tempo e prestate più di attenzione, se leggete tra le righe, sarà evidente di come ognuna sia profondamente diversa.

La Nostalgia per esempio.

Moltissime persone con cui ho parlato non emigrano perchè credono di non poter sopravvivere alla nostalgia di casa.

Ebbene si, inutile nasconderlo, la nostalgia è una brutta bestia.

E’ facile the ti prenda quando sei più vulnerabile, magari quando vai a dormire dopo una lunga e pesante giornata e i tuoi pensieri vanno a chi hai lasciato a casa.

A volte ti trae in inganno e ti fa sorridere, ad esempio quando guardi le foto della tua vecchia vita nella home di Facebook. In realtà, però, la verità è che te le fa sembrare come parte di una dimensione ovattata, lontana ben più di qualche ora di aereo.

Molto più spesso di quanto si voglia ammettere ti perseguita nelle cose di ogni giorno. Indimenticabile quella volta che comprai dei limoni piccoli e sbiaditi al supermercato.  Nessuno a casa volle credere che ammuffirono dopo neanche una settimana. Sono abituati ai limoni della campagna di mio zio, che pesano più di un chilo e reggono per dei mesi!

Questo si che è un limone!

La peggiore forma di Nostalgia, per me, rimane quella che ti assale quando ti svegli la mattina dal dormiveglia in cui hai sognato di essere a casa tua. Magari con i tuoi genitori che fanno colazione, e il tuo gatto che miagola perchè vuole venire in braccio e cerca attenzioni.

Quello stesso gatto che ti ha lasciato per sempre, quando eri via, e che ora puoi vedere solo nelle foto.

Mi è successo proprio stamani, e le lacrime sono scese una dopo l’altra, agrodolci, calde e pungenti, come se venissero direttamente dallo stomaco.

Io e il mio compagno viviamo la nostalgia di casa in modo completamente diverso.

Lui non ha abbandonato l’idea di tornare a casa un giorno, nonostante tutti i problemi che ci hanno portato a partire. Cerca di tenere i rapporti con i suoi vecchi amici, li tiene uniti con conversazioni Whatsapp in cui li tiene aggiornati sulle novità. Quando torna in Italia si commuove a sentire l’accento di casa sua, si ferma a parlare con chiunque, persino chi gli chiede informazioni. Cerca di riunire le persone e dedicare un po’ di tempo a tutti i posti che ama della sua città. Vive ogni esperienza a casa come un dono, un ricordo prezioso da mantenere fino al prossimo viaggio.

Io sono molto diversa in questo. Non ho mai avuto un posto che sono riuscita a chiamare casa. Per lavoro o studio, o entrambi, mi sono sempre spostata. Ho avuto molte case adottive, e alcune di loro mi avevano quasi convinto che sarebbe stato lì che avrei fermato la mia corsa, per poi rendermi conto che non era ancora arrivato il momento. In ogni posto che ho lasciato è rimasta una fase della mia crescita, un pezzo di me stessa che vive solo nei miei ricordi e in quelli di coloro che ho incontrato. Ogni volta che parto, chiudo l’album dei ricordi e vado avanti.

Da qui la mia riflessione su come si possa vivere in maniera così diversa la stessa esperienza in due persone così vicine.

Mentre lui, infatti, a casa è felice, rilassato, entusiasta, io sono tesa, con la lacrima facile, esausta emotivamente dopo qualche giorno. Partire via mi riporta lontano da quel bagaglio doloroso e dalla sensazione di lasciare indietro le persone che amo, fa male lì per lì ma poi mi da sollievo. A quel punto sono io a consolare lui, che invece vive il distacco molto male e rimane scottato per giorni.

Ogni fase della mia vita ha portato tante promesse, tante dure prese di coscienza e tante rinunce. Tanto lavoro, tanta fatica nella speranza di trovare un proprio posto nel mondo, tanti tasselli che ora fanno parte di me si, ma di tante versioni di me che non vive più in questo presente. Ho superato il baratro del burn-out e partire mi ha aiutato a ritrovare ciò che amo nel mio lavoro e la forza per ottenerlo.

Forse, se il mio tipo di Nostalgia fosse stato diverso, non avrei avuto la forza di farlo.

La mia esperienza expat mi ha fatto ritrovare una me che si sforza il doppio, che lavora il doppio, che combatte il doppio proprio in nome di chi ho lasciato indietro.

E casa è ogni posto in cui costruisco il mio nido, fatto di ramoscelli pronti a essere portati via dal vento quando sarà il momento.

arcobaleno dal mio balcone irlandese dopo un pomeriggio di pioggia

 

2 commenti
    • Roberta Lista
      Roberta Lista dice:

      Ti ringrazio Loredana! A volte sono incredula anche io di come io e il mio compagno viviamo la nostalgia in modo così diverso. E chissà quante sfumature, quante varianti ci sono, per un sentiamo che certamente più di altri accomuna tantissimi expat!

      Rispondi

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