La nostra storia, la nostra vita.

guerra

Parlando della mia generazione, di Italiani della mia generazione, fortunatamente non abbiamo vissuto nessuna guerra sulla nostra pelle nel nostro paese, seppure affacciandoci sull’Adriatico.

Abbiamo visto come i nostri vicini nei Balcani abbiano tanto sofferto a causa di eventi bellici, dagli anni 90 in poi.

Lo stesso mio padre l’ha assaggiata, andando in missione di “pace” in Bosnia…tutto era fuorché una missione di pace, sia per i militari sia per i civili, in costante pericolo di essere attaccati in ogni momento, costretti a vivere al freddo gelido, con poche risorse.

Oggi, mentre scrivo queste righe, è il 7 Dicembre 2019: 78 anni anni fa, nel 1941, gli Stati Uniti entrarono ufficialmente in guerra con l’attacco inaspettato dei Giapponesi agli Americani, avvenuto a Pearl Harbor, Hawaii.

Precedentemente la II° guerra mondiale  era già iniziata nel 1939, quando la Germania voleva riprendersi Danzica ed espandersi verso l’Est ma la Polonia, alleata di Regno Unito e Francia, non voleva cedere. L’Italia, firmato il patto d’acciaio con la Germania, fu una delle maggiori protagoniste dello scenario.

Quando penso a questo, provo a vedere con gli occhi delle mie nonne.

Loro c’erano in quel periodo: nonna Antonia detta “Nanetta” mi ha raccontato stesso lei cosa ha provato, mentre le sensazioni e le paure di nonna Antonietta le conosco per bocca di mio padre.

Nonna Nanetta, classe 32, ha perso il suo papà a 18 mesi per meningite, ed è cresciuta con un fratello ed una mamma contadina che vendeva il latte per tirare avanti. Ha lavorato nei campi da subito. Viveva in una casa di campagna, dove tutt’ora vive. Ha studiato fino alla seconda elementare ma da sposata è diventata imprenditrice. Sapeva fare i conti e sapeva scrivere, ed insieme a mio nonno ha portato avanti un’attività commerciale.

Ovviamente, la vita era già difficile a quei tempi, e soprattutto in quelle condizioni, quindi la guerra è stata dolorosa, asfissiante, brutta e paurosa.

Mi diceva che quando suonava la sirena correvano tutti in cantina, si mettevano tutti vicini vicini e si tenevano stretti. Erano terrorizzati. Non avevano da mangiare, e non potevano uscire. L’acqua la si prendeva dal pozzo e ci si arrangiava con le verdure e qualche provvista. La sua casa era vicino alla ferrovia Caserta – Napoli, quindi i bombardamenti erano continui perché durante ogni guerra fanno saltare per prima le vie di fuga e di comunicazione.

Racconta che una volta hanno tirato una bomba e una signora, mentre correva per mettersi in fuga coprendo la sua nipotina, è stata colpita a morte. Quando iniziarono ad arrivare gli Americani, lei, bambina, si ricorda delle caramelle, dei  soldati chiedevano alle donne di farsi lavare i panni dando in cambio cibo e dollari. La mia bisnonna, mamma di nonna Nanetta, riuscì a procurarsi un paio di coperte militari, e cucì così due cappotti, uno per mia nonna e uno per il fratellino.

Un’altra volta, gli Americani presero un ragazzino e se lo portarono del campo base perché credevano che facesse la spia per aiutare i Tedeschi, e la mamma di questo ragazzo urlava per strada disperata. Lo lasciarono poco dopo, quando per fortuna capirono che non era quello che pensavano.

Nonna Nanetta aveva una cugina in America che si chiamava come lei, e le mandava i vestiti belli e le cose americane. Ma  gli Italiani poveri in America, che al tempo dell II° guerra mondiale credo che fossero già alla seconda generazione, dovettero affrontare i pregiudizi sempre a causa dell’alleanza con la Germania. L’America evitò di inviare soldati italo – americani in guerra per risentimento.

Nonna Antonietta, classe 26, era adolescente a quei tempi, e viveva ai piedi della collina.

Figlia di povera gente che si arrangiava a fare un po’ di tutto. Quando suonava la sirena correva in una galleria sotto la montagna, mentre altri si nascondevano nelle cave abbandonate. Stavano lì per giorni, e si riempivano di pulci non potendosi lavare. Gli attacchi tedeschi non erano solo via aerea, ma anche rastrellamenti porta a porta. Mangiavano un pane nero, che era fatto di farina non raffinata, e si illuminavano con le candele di sera. Passarono gli anni, che sembrarono essere infiniti, data la povertà e l’irresolutezza della situazione. Mancava acqua e cibo. La mia nonna si fidanzò con mio nonno (che si nascondeva e scappava continuamente per non essere preso, non essendo partito come soldato), il quale le promise di sposarla appena sarebbe stato  firmato l’armistizio. Aveva avuto questa notizia in anteprima da suo padre napoletano che frequentava la politica. E così fu. L’Armistizio di Cassible fu firmato in segreto il 3 Settembre, e fu reso pubblico l’8 Settembre del 43 tra il Regno d’Italia e le forze alleate, per iniziare la resistenza Italiana al Nazifascismo. Mio nonno, dopo pochi giorni noleggiò un calesse e andò a prendere mia nonna per portarla in chiesa e sposarla.

Purtroppo l’effetto fu devastante a livello mondiale, quindi immagino che tante “nonne” come le mie hanno qualcosa in comune. Vorrei che questi eventi non fossero mai avvenuti, vorrei che le guerre terminassero una volta e per sempre in ogni parte del mondo. Anche se tra poco è Natale non sono capace di distaccarmi e dimenticare. Sapere che c’è chi soffre per la guerra fa male.

 

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