Le mie notti trascorse in casa a Dublino, sono variate nel corso degli anni in relazione anche al fatto che la mia ubicazionenotte-casa ha subìto spesso cambiamenti.

Duranti i primi mesi della mia esperienza in Irlanda, abitavo in centro, nella zona di Temple Bar, esattamente sopra il famoso pub Oliver St John Gogarty Pub, dove la musica sembrava non voler cessare mai.

Un luogo sempre in festa, dal quale la musica proveniva e riusciva a penetrare le pareti di casa, non permettendomi a volte di riposare come avrei desiderato.

Sapete, quando abitavo nel mio piccolo paese, in Italia, ero abituata a lasciarmi cullare dal silenzio della notte; il mio sonno non veniva mai disturbato dalla confusione e dalle note musicali di una canzone popolare.

Dalla mia stanza da letto non sentivo proprio nulla, forse il suono di qualche grillo, ma quello capitava soltanto durante i mesi d’ estate.

Comunque, dopo la casa a Temple Bar, mi sono successivamente spostata in una zona, sempre centrale, ma diversa, molto meno movimentata e confusionale di Temple Bar.

Da quel momento in poi, i miei sonni hanno cominciato a ricordare quelli di ”casa mia”; il silenzio della notte cominciava ad avvolgermi ed il desiderio del mio vecchio letto, iniziava ad abbandonarmi.

Sono poi arrivata a Smithfield, nella casa che ospita me e mia figlia, ancora oggi, dopo 5 anni.

All’ inizio le mie notti erano vissute con estrema solitudine e un briciolo di paura.

Mia figlia aveva 8 mesi quando siamo entrate in questa casa, ed eravamo sole:”just the two of us”, come direbbero in nostri amici irlandesi.d7ba9d11-6023-4da0-b1a2-556c4563e2f1

Ho imparato a combattere questa solitudine che mia figlia risvegliava, di tanto in tanto, con il pianto per ”parlarmi” dei suoi bisogni.

Oggi, non sento piùquesta paura e non vedo l’ ora che la sera arrivi per andare a vedere un film in sua compagnia e che la notte lentamente ci avvolga nel silenzio di queste pareti, che sento solo nostre.

Ora non piange più durante la notte, perchè è diventata una bambina grande e se vuole comunicare un suo bisogno lo fa attraverso il dialogo e non il pianto.

Vorrei solo che prima di andare a letto, la sera, guardasse alla luna, come facevo io dal piccolo balcone di casa mia.

Il problema è che qua la luna non si riesce a vedere tanto spesso…ma io so che oltre le nuvole c’ è, e che durante la notte, su questo cielo dublinese, lei veglia su di noi e sulla casa che possiamo ora chiamare, ”nostra”.

 

 

 

 
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