Una notte da non vedenti

gruppo amici

Siete persone curiose o innamorate sinceramente del cibo?
Vi piace sperimentare o provare il brivido dell’ignoto?
Se si’, la lettura di questo articolo potrà solo esservi d’aiuto.
“Dine in the dark” e’ il nome del ristorante a Phnom Penh, la capitale cambogiana, nel quale dovete assolutamente andare e assaporare una delle cene più particolari della vostra vita.

Avete mai sentito parlare di cene al buio?

Io ho spesso sentito parlare di appuntamenti al buio, quelli dove vai e a scatola chiusa e incontri tanti disperati d’amore, solo una volta ho sentito di una cena al buio.
Ne sono venuta a conoscenza tramite la mia amica che vive in Spagna e ne ero molto curiosa, lei l’ha descritto come un evento non molto speciale ma ciò nonostante mi ha messo un grillo in testa.
Spulciando sui vari siti ho trovato uno di questi ristoranti a Phnom Penh, in realtà e’ una catena, c’e’ anche a Bangkok, a Singapore ed in altre città.
La prima volta che sono andata in Cambogia ero da sola ed ho evitato di andarci, ero un po’ spaventa che mi rubassero il portafoglio, non essendo un posto molto sicuro, ed anche presupponevo potesse essere noioso, quindi avevo solo memorizzato il nome del ristorante ed accantonato l’idea.
Adesso mi ritrovo in Cambogia con mia sorella, due suoi amici e due mie amiche, e quale migliore occasione se non sottoporre tutti a questo esperimento???
Ho fatto loro la proposta di andarci e, dopo un po’ di esitazione, abbiamo prenotato.

Appuntamento alle venti e trenta, vestiti casual ed affamati dopo una giornata di tour ci avviamo per raggiungere la nostra location.

Il percorso per arrivare alla nostra destinazione e’ particolare, memorabile.
Per arrivare al ristorante e’ necessario oltrepassare il quartiere a luci rosse, qui ci sono vari club al cui ingresso attendono ragazze seminude su tacchi stratosferici che ammiccano a destra e sinistra, signori dal ventre enorme di una sessantina di anni assetati, gli si legge in faccia che vogliono ricevere attenzioni per poche ore e vivere emozioni forti in un posto lontano da casa dove tutto e’ concesso, la spazzatura putrida e maleodorante e’ ad ambo i lati della strada, i driver occupano il loro mezzo dormienti o impegnati a mangiare cibo d’asporto prima che il cliente random arrivi e voglia essere portato da un’altra parte.
Con le narici inebriate da questa puzza acida e gli occhi all’insù per osservare le luci e le buffe insegne dei locali, scoviamo finalmente la nostra d’insegna, bianca con la scritta del nome del locale in nero.

Ad attenderci ci sono un micetto nero scheletrico accoccolato su una moto ed una donna rotondetta con un bellissimo sorriso dalla tipica pelle olivastra della popolazione locale.
Qui ci sono delle regole ben precise. Possiamo scegliere solo cosa bere ed una tra tre scelte di menu’: vegetariano, da stranieri o locale. Il prezzo oscilla tra i venti ed i venticinque dollari.
Serena, la mia coinquilina, ha provato a corrompere la ragazza per sapere cosa ci fosse nel menu’ ma, niente, lei ha solo sorriso ed ignorato la sua richiesta d’aiuto.

Nessuno saprà cosa c’e’ nei piatti fino alla fine del tour gastronomico.

cena-buio

Solo alla ci verranno mostrate le foto delle pietanze da noi mangiate. Prima, pero’, dobbiamo assaporare, assaggiare, immaginare, indovinare…
La parte più affascinante e’, a mio avviso, il consegnare il cellulare, l’abbiamo depositato in una cassettiera da chiudere a chiave e potremo riprenderlo solo alla fine della cena.

Ricci, la mia amica cinese dipendente da telefono, e’ agitata, come farà a stare lontano dall’apparecchio tramite il quale può modificare le centinaia di foto e sembrare ancora più magra e più bella di quanto già’ non lo sia?!?!
Percepisco un minimo di agitazione negli altri, io sono eccitata, emozionata, il mistero mi incuriosisce, mi carica di adrenalina e non resisto, devo iniziare la mia cena al buio.
Dal nulla, spunta Maurun, un ragazzetto ipovedente, non lo so,  e’ molto alto ed e’ vestito con un gilet nero lucido ed una camicia grigiolina chiara, si presenta.

Lui sara’ il nostro cameriere e ci guidera’ in questo percorso sensoriale, noi saremo come lui per una notte: sentiremo ma non vedremo.
Noi non useremo la vista solo per poche ore, lui non ci vede da anni.
Ci chiede, gentilmente, di fare silenzio, purtroppo e’ impossibile, siamo una banda di chiacchieroni, e di metterci in fila come se dovessimo fare il trenino di capodanno, dobbiamo poggiare le mani sulle spalle di chi ci sta davanti.
Maurun e’ il capotreno, io sono la prima carrozza, saliamo la prima rampa della scala a chiocciola e c’e’ una luce fioca, rosa, che ci guida verso la seconda rampa, qui tutto cambia, e’ tutto nero, buio pesto.
L’adrenalina sale, provo ad immaginare come sara’ la sala, quanti altri ospiti ci sono, chi sono, da dove vengono, ma e’ solo tutto legato alla mia fantasia. So che alla mia destra c’e’ Eli, l’amica di mia sorella, perchè le ho stretto la mano, e che davanti a me c’e’ Sere, perchè parla per tranquillizzare Ricci che e’ sempre più spaventata di essere uccisa per essere sottoposta alla vendita degli organi.
Mia sorella e’ al lato opposto al mio, ogni tanto allungo la mia mano verso la sua magra e lunga, più che rassicurarla e’ per stuzzicarla, cosa che va avanti sin dal suo primo anno di vita, davanti a lei c’e’ Vichy, lui non parla, forse ha paura o forse e’ il suo unico momento di relax dopo un viaggio da unico uomo con altre cinque donne.

Provo a convincerlo a provarci con Ricci, ad approfittare del buio per allungare la manina, ma niente, non cede!
Credo che se fosse stata una cena di coppia sarebbe stata estremamente erotica, immaginatevi due amanti, sono vicini, non si vedono, si sentono e si respirano, c’e’ solo un tavolo che li divide! Da rifare con un partner altrettanto curioso!
Con gli amici e’ senza alcun dubbio divertente, Serena mi prende in giro.

Afferma che io sono la più felice di stare li’ perché sono l’unica a provare attrazione fisica per i ragazzi di colore e quindi mi sento a casa, forse, chi lo sa! So solo che il mio stomaco brontola, voglio mangiare…

Maurun ci guida con la sua voce e la sua mano alle nostre rispettive pietanze, percepiamo la presenza di altri clienti dal rumore delle forchette ma non vediamo niente e nessuno.

Siamo solo noi a ridere e scherzare, forse dovremmo tacere ma e’ piu’ forte di noi, siamo tutti complici in questo buffo gioco.
E’ una sensazione stranissima, non si vede nulla ma si percepisce tutto, il piacere gastronomico e’ triplicato!
Non so se e’ la fame, come disse lo scrittore Paolo Mantegazza, “l’appetito rende saporite tutte le vivande”, o se realmente i cibi siano buoni.
E’ tutto scuro, l’unica mini luce arancione e’ quella di una telecamera, probabilmente di sicurezza per verificare se qualcuno dovesse sentirsi male, non credo sia un posto adatto per i claustrofobici.
Percepisco al tatto che la sedia e’ di pelle, e che sul lato destro ho un tovagliolo rettangolare di stoffa.
Il gioco inizia, Marun mi consegna, accompagnandolo alla mia mano sinistra, il mio Espresso martini ed e’ piu’ saporito del solito, ha un odore inebriante e un’abbondante presenza di polvere di cacao.
La nostra guida al sapore ci dice di tenere la forchetta con la mano destra ed il cucchiaio con la sinistra, ma io non riesco. Ho difficoltà’ a trovare ciò’ che c’e’ nel piatto, ci provo, mi arrendo.
Sfrutto il mio tatto, fortuna che ho lavato le mani prima, grazie nonna che mi hai sempre obbligato a farlo!
Il menu’ prevede tre portate.
C’e’ qualcosa di molliccio ed a forma di pallina, credo sia verza arrotolata con dentro della carne, forse maiale, ci sono gli involtini primavera, impossibile non riconoscere la loro consistenza oleosa e croccante all’esterno ed un mix di verdure all’interno.
Finito l’antipasto, ci viene servito il gelato, e ‘ un gusto nuovo, mai assaggiato, tuttora non so cosa sia. Non mi piace particolarmente il suo odore, e’ forte, in verità’, non so se mi piace o meno neanche il sapore, non so se ho finito tutto quello che c’e’ nel bicchiere di vetro, non ci vedo!
Arriva la seconda portata, ci riprovo ad usare le posate, tutti lo sanno fare, o almeno cosi’ dicono, io non ce la faccio, e’ piu’ forte di me. Non le so tenere in equilibrio, mi trema la mano.
In questo piatto c’e’ del riso, e’ caldo e molliccio, ha altri ingredienti, chi dice sia pesce, chi carne, io so solo che e’ estremamente salato e che sicuramente c’e’ dell’uovo bollito. Cio’ che non ti piace lo riconosci anche ad occhi chiusi!
Accanto ci sono delle fritturine, uno e’ peperone, secondo me e’ di quelli gialli, e’ dolce e succoso, si scioglie in bocca, un’altra pallina non la mangio. Gli altri mi hanno detto che e’ un fungo, io sono allergica, non voglio rischiare di star male, c’e’ un’altra pallina, ma nessuno ha capito cosa sia.
L’estasi arriva con il dolce, e’ all’interno di un bicchiere di vetro, c’e’ della frutta, mango e fragole, e questa crema morbida, vellutata, per alcune e’ crema, per altri di noi e’ yougurt, qualsiasi cosa sia e’ perfetta con il dolciastro della frutta, il retrogusto di zenzero e’ squisito, entra nella gola e fa da padrone.

La nostra cena e’ finita ed il nostro Virgilio del cibo ci riaccompagna alla scala, il passaggio buio luce e’ strano, e’ un po’ fastidioso.

Alla fine vediamo le foto, molte delle pietanze sono state indovinate e hanno un aspetto elegante, raffinato!
Rifarei questa cena altre volte, e’ bello giocare con altri sensi che spesso vengono trascurati, ed e’ bello sapere che si posso aiutare persone come Marun che a causa di una malformazione non possono sempre trovare lavoro.

Se vi trovate da quelle parti, fate una prova anche voi!

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