Nove consigli per famiglie multilingue (come la mia)

famiglia

Mi riallaccio ai miei due precedenti articoli sul bilinguismo, quello sulla mia famiglia a Barcellona e quello sulle credenze erronee a proposito del bilinguismo e in quest’ultimo offro alcuni consigli per famiglie bilingue o multilingue. Ma prima, cerchiamo di riflettere sul contesto che ci circonda e sulla grande rivoluzione che stiamo vivendo.

Negli ultimi trent’anni, a un ritmo sempre più incalzante, l’Europa si è “ristretta”. La moneta comune, i progetti europei (Leonardo, Erasmus, eTwinning), i voli low-cost e Internet hanno fatto sì che si possa comunicare con facilità e che si possa prendere un volo Oslo-Roma o Firenze-Madrid con la stessa agilità con cui i nostri genitori si spostavano in treno o in autobus per Roma, Firenze e Milano.

Il mondo, in genere, è diventato più piccolo. Espatriati di ogni tipo hanno incontrato altri espatriati o gente locale e si sono create famiglie multiculturali o transnazionali. Che succede alla lingua nativa? Come preservarla? Trasmetterla o no alla prole? E come?

I genitori spesso si pongono tante domande su cosa sia giusto fare. Dato che le famiglie multilingue, soprattutto nelle grandi città, sono sempre più comuni, oggi più che mai è necessaria una figura che possa fargli da guida e offrire orientamento. Ecco qui alcuni consigli pratici per chi, vivendo in un altro Paese, teme di non riuscire a inculcare la propria lingua ai figli. Mi soffermerò in particolare sulla mia situazione di italiana che risiede in Catalogna. Ma questi consigli, in genere, si applicano a tutte le famiglie multilingue indipendentemente dalle lingue parlate.

1.Quando iniziare? Il prima possibile.

Iniziate a esporli alla pluralità sin dal principio, non esitate. Più lingue, per quanto simili, sono un enorme arricchimento culturale. Non genereranno confusione. Non lo dico io ma valanghe di letteratura critica sul tema. Quindi non abbiate paura. Se vivete una situazione simile alla mia qui a Barcellona, non arrendetevi al fatto che non parlerà l’italiano. Probabilmente non avrà una padronanza linguistica paragonabile a un bambino che vive in Italia ma recupererà col tempo. Ciò che conta è l’esposizione precoce all’italiano.

2.Trasmettete la lingua con attenzione attiva e profonda consapevolezza.

Se a scuola non scrive in Italiano, si può proporre un’attività ludica per favorire la scrittura e questa deve partire dal genitore. Inoltre, deve avvenire in modo naturale, come un gioco. Per esempio, scrivendo ogni tanto una letterina in Google Drive al cuginetto in Italia e avviare una corrispondenza digitale. Quando l’esposizione all’italiano non è sufficiente, libri, video, role-play con il genitore, film, tv e qualunque altro mezzo, possono essere utili.

3.Mai imporgli la lingua con frasi del tipo: “devi parlare l’italiano”, “questa è la scimmia, non si dice mono”!

Ça va sans dire, mai imporre un’identità italiana che probabilmente non avrà o che comunque non sarà tanto forte quanto la nostra. Sarà anche nostro figlio ma è un’altra persona, diversa da noi. La lingua ha molto a che vedere con l’identità di un soggetto, quindi le imposizioni devono essere evitate, sono controproducenti.

4.Mettetevi in contatto con altre famiglie di italiani con figli che vivono nella vostra città e organizzate attività in comune.

È un ottimo metodo per aumentare l’esposizione alla nostra lingua. Qui a Barcellona questo è molto semplice perché la comunità italiana è molto numerosa.

5.Adottate un italiano corretto.

Sembra facile ma, dopo molti anni alternando spagnolo e catalano, si ha la sensazione che l’italiano ci sfugga di mano e anche la nostra lingua madre si sfumi gradualmente e si contamini per interferenza della seconda lingua, a maggior ragione se si tratta di lingue così vicine come lo spagnolo e il catalano. Ma val la pena sforzarsi di parlare un italiano corretto. Noi sì, loro no.

6.La lingua dei nostri figli è il bilinguismo o il multilinguismo.

Il code-mixing è normale e lo metteranno in atto quotidianamente. Preoccupatevi meno dell’accuratezza formale e della correttezza grammaticale e molto di più del fatto che l’esperienza del bilinguismo sia gradevole, positiva e gioiosa.

7.La lingua che i genitori decidono di usare tra di loro ha un peso e non va sottovalutata.

È interessante se ogni genitore usa la propria lingua anche col partner. Parlatene tra di voi e scegliete il sistema che vi funziona meglio.

8.Fate sì che il loro bilinguismo sia qualcosa di cui essere fieri e che gli faccia aumentare l’autostima.

Congratulatevi spesso con loro per lo sforzo, la sensibilità e l’impegno di ogni giorno nel vivere questa esperienza.

9.Infine, se avete dubbi o domande non esitate a informarvi e a chiedere aiuto.

Ci sono molti studi e molte pagine web sul bilinguismo. Lascio qui un link che è di validissimo aiuto. Potete anche contattare la sottoscritta, nel mio piccolo cercherò di aiutarvi come posso.

 

2 commenti
  1. Michela
    Michela dice:

    Ciao! Grazie per condividere la tua esperienza e per i consigli dati ☺️ Cosa ne pensi se i genitori tra loro parlano una terza lingua?

    Rispondi
    • Maria Luisa Barcellona
      Maria Luisa Barcellona dice:

      Ciao Michela, grazie per la tua domanda. Se i genitori parlano una terza lingua tra di loro e questa non è quella della società e del contesto in cui sono immersi, allora i figli saranno “receptive bilingual” in questa lingua. Ovvero, la comprendono ma non la parlano almeno finché non si presenterà l’occasione per farlo. Se invece questa lingua è quella del contesto in cui sono immersi, non avranno nessun problema nel parlarla. In entrambi i casi, non vedo inconvenienti nell’uso di una terza lingua tra i genitori.

      Rispondi

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