I nuovi viaggi: giochi della mente post Covid

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È una nuova realtà quella che ormai da un anno si presenta ai nostri occhi all’arrivo in aeroporto.

I nuovi viaggi: giochi delle menti post Covid.

Sono seduta al gate, ho già passato i controlli , dopo dieci anni per la prima volta torno a casa per Pasqua. È una sensazione strana, la mente va al momento del rientro, quando devo ancora partire.

Sono ormai lontani i tempi in cui arrivavamo in aeroporto accompagnati dall’intera familiare, nel mio caso sempre formata da mia mamma, uno dei miei fratelli e, a volte si e altre no, mio padre.

Gli addii da dietro le transenne, l’ultimo bacio prima di passare dall’altro lato. Un ultimo sguardo dovuto, dopo aver attraversato il controllo e la speranza di vedere una mano che da lontano mi rivolgesse un ultimo saluto: già mi mancate, lo stesso pensiero ogni volta.

Ogni partenza dalla Sicilia era sempre la stessa, loro aspettavano sempre che mi perdessi tra la folla, prima di girare le spalle e rassegnarsi all’idea che da quel momento il nostro unico contatto sarebbe stato attraverso la tecnologia.

Mia madre, in dieci anni ha imparato come mandare WhatsApp, messaggi di testo, audio, fare videochiamate. Io la chiamo la Ferragni della famiglia, per prenderla un po’ in giro.

A Madrid invece arrivo in aeroporto sempre da sola, nessuno mi accompagna, che tristezza direte!! Sbagliate.

Le mie partenze da Madrid, da un anno a questa parte sono solo per raggiungere la mia amata Sicilia, non ricordo nemmeno l’ultima volta che ho preso un aereo per dare spazio al mio spirito zingaresco.

Ma ad attendermi ci sarà la mia famiglia, mi aspettano solo momenti di felicità, emozioni, suoni, odori, quelli che non smetteranno mai di far parte di me. Ombre da fotografare, perché anch’esse sono essenza: quella vera.

Quando scendo dal taxi, mi si ripresenta la stessa immagine, sempre uguale: poche persone, controlli alla porta di entrata, la debita distanza sempre e ovunque. Il giorno in cui tutto questo sarà finito, ci ritroveremo ad aver paura perfino di tornare a stringerci la mano. Penso a quel momento e soffro già, io che vivo di forti abbracci, sento che se mi abituo a questa freddezza, perdo la parte migliore di me.

Oltre i controlli la fermata al Duty free è d’obbligo, ai miei piace la “stecca di cioccolato con le nocciole”, un classico, ne compro sempre almeno due, una normale e una con cioccolato fondente. Da qualche mese mi sono avvicinata all’alimentazione sana, il cioccolato fondente è più naturale e fa meno male.

Continuo il mio cammino verso il gate, è incredibile come gli aeroporti, che sembravano della piccole città luminose, siano tristemente spenti. Non manca solo il vai e vieni della gente , mancano le luci dei negozi, dei mille ristoranti aperti H24. La mia anima si rattrista, un pensiero rivolto a quei poveri impiegati che hanno perso il lavoro è d’obbligo, per i loro bambini non ci saranno uova di Pasqua, nemmeno quest’anno. Mi si riempie il cuore di amarezza, si, non sono solo triste, ho anche tanta rabbia dentro. I morti per Covid sono sulle bocche di tutti, ma dei suicidi della disperazione nessuno parlerà mai.

Mi siedo in attesa dell’apertura della porta.

Ormai ci siamo. L’aereo starà per arrivare.

Avete mai visto come vengono spostati i sedili degli aeroporti? A me non era mai capitato. 4 dipendenti cominciano a parlare tra di loro : – Questa fila dev’essere spostata , quest’ altra rimossa – Signora, potrebbe per favore cambiare posto -? Un dipendente si dirige amorevolmente a una donna che sta leggendo un libro.

Osservo, sembra di scoprire un mondo nuovo, quello in cui le cose non stanno al loro posto per inerzia, dietro ogni movimento c’è una persona che contribuisce a crearlo. La mano di ogni piccolo essere muove i fili di questo viaggio chiamato vita, di cui tutti facciamo parte.

Due bambini, alcune parole in spagnolo, altre in italiano, sono i figli bilingue di una coppia italo-spagnola. Una piange, l’altro osserva incuriosito i movimenti intorno a lui.

Le porte si aprono, ecco nuovamente arrivato il fatidico momento, il volo.

L’aereo è piccolo, a due posti, pauraaaa!!! Come sempre la telefonata, sempre l’ultima, mia mamma che mi augura buon viaggio, io che sdrammatizzo, morta di paura: – Questa volta non so se arrivo, in tutti i casi, sappi che vi voglio bene-.

Al contrario di quanto pensassi, il viaggio è tranquillo, al mio fianco un uomo, sulla cinquantina, prende discorso. Evvai – penso, – non mi sfuggi più. Io sono molto timida, difficilmente faccio il primo passo, ma quando sono in aereo mi trasformo, la paura è molto più grande della timidezza, non devo assolutamente pensare quando le turbolenze lo faranno muovere.

Cominciamo a parlare di Covid, anche lui come me, è convinto che dietro a tutto questo c’è qualcosa, interessi politici e d economici principalmente. Di pochi, certo, non di tutti. Non siamo negazionisti, solo scettici.

La solita sosta a Roma, uno scalo che, come sempre, mi costa caro.

L’aeroporto di Roma Fiumicino è piano di negozi: Gucci, Prada, Ferrari. Ma cosa avete capito? Li guardo da fuori, non mi soffermo nemmeno ad ammirare le vetrine. Io non sono masochista. Come sempre mi reco all’edicola in fondo al corridoio, il mio unico acquisto sono dei libri da portare a mio padre. Lui ama leggere e io amo sapere che posso farlo felice.

Anche gli arrivi in Sicilia ormai sono tutti uguali, nessuno mi aspetta all’apertura delle porte, qua e la gli uomini della protezione civile, uno mi ferma: – Lei ha il tampone molecolare, può andare a casa – .

Mi dirigo verso l’uscita, mio fratello mi raggiunge in macchina, al suo fianco mia mamma. Non scendono, non ci abbracciamo. Uno sguardo pieno di felicità, una stretta fortissima con il cuore, siamo nuovamente insieme, ma questi abbracci perduti non ce li renderà mai nessuno.

Maledetto Covid. Io che vivo di abbracci.

Il viaggio in macchina è sempre infinito, 1 ora e mezza, le strade piccole e buie, alla radio una canzone: En el muelle de San Blas. Per un momento mi fa dubitare di essere veramente arrivata nella mia amata terra. Ma le loro dolci voci sono reali. Sono a casa.

Mio padre aspetta dietro la porta, sembra me quando da piccola inquieta aspettavo che tornassero dal lavoro. Allarga le braccia: – Amore – mi dice. Il mio cuore piange di gioia e tristezza: – Papà, non posso abbracciarti, non posso avvicinarmi-. La sua pena si unisce alla mia, evito di continuare a guardarlo per non scoppiare a piangere.

Solo 5 giorni, dobbiamo aspettare solo 5 giorni, questi sono i tempi della nuova ordinanza…

Ho sempre affrontato ogni viaggio con la curiosità di vedere cosa mi aspettasse. Ho sempre pensato che tutto cominciasse al mio arrivo.

Oggi i miei viaggi sono i giochi di una mente post Covid.

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