Il nüshu 女书 – la scrittura delle donne

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Oggi vi svelerò i segreti di una scrittura femminile pressoché sconosciuta in Europa: il nüshu 女书 , la scrittura delle donne.

Nel 2007, la scrittura delle donne è stata nominata patrimonio culturale immateriale.

Grazie alla chiacchierata online con Giulia Falcini ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze in merito.
La bellezza dei social è quella di poter conoscere gente interessante con la quale poter condividere interessi in comune. Questo è quello che è successo tra me e Giulia.
Siamo entrambe appassionate della cultura cinese, lei si è laureata nel 2016 in traduzione specializzata al Dipartimento di Interpretazione e Traduzione di Forlì e a gennaio 2018 ha conseguito il master di II livello in didattica della lingua cinese presso L’Orientale di Napoli.
E’ una ragazza che ama trascorrere del tempo in Cina, girandola parecchio, quasi sempre per corsi di formazione o per viaggetti.
Lei è anche una scrittrice che ha approfondito la tematica della scrittura delle donne- nel suo libro “Il nüshu. La scrittura che diede voce alle donne”.
Dove parlarne se non in un blog di donne?

Il nüshu si riferisce è una scrittura utilizzata solo dalle donne, segreta, un mezzo di comunicazione intimo.

Ciò permetteva alle ragazze di esprimere i propri pensieri e le proprie afflizioni in estrema libertà, esattamente ciò che nella società patriarcale nella quale vivevano era loro vietato.
Era usata a Jiangyong, una piccola contea all’estremità meridionale della provincia nello Hunan.
La maggioranza viveva nel villaggio di Shangjiangxu, un piccolo villaggio.

cina-donneLe ragazze si scambiavano piccoli segni di affetto amichevole, come ventagli decorati con calligrafia o fazzoletti ricamati con poche parole di buon auspicio.  Diventando così  jiebai zimei  “sorelle giurate”.

Giulia, raccontaci un po’: come ti sei avvicinata al concetto di scrittura delle donne?

Quando penso a come è nato il mio legame con il nüshu 女书 – la scrittura delle donne- , la prima parola che mi viene in mente è destino, o meglio, yuánfèn 缘分.
E’ stata una vera e propria “coincidenza fatidica” che mi ha portata a sentirmi a casa in un luogo così remoto e inesplorato della Cina, la contea di Jiangyong.
La prima volta che ho sentito parlare di nüshu risale a circa dieci anni fa, quando la mia professoressa di cinese accennò a questo argomento.
Per alcuni anni ho custodito il nüshu nei cassetti della mia mente, serbando la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo che provai la prima volta che sentii parlare di questa scrittura esclusivamente femminile, attualmente l’unica al mondo.
Successivamente, ho iniziato ad approfondire questo tema e circa quattro anni fa ho avuto la fortuna prima di conoscere la più grande studiosa di nüshu: la  Professoressa Zhao Liming dell’Università Tsinghua di Pechino, poi di recarmi per la prima volta in questi villaggi.
E’ nato un rapporto speciale con il villaggio di Puwei, il luogo in cui maggiormente ci si impegna per la diffusione di questa cultura.
Questo studio mi è servito non solo da un punto di vista linguistico, ma anche e soprattutto sociale.

Che cosa intendi per aspetto sociale?

L’amicizia con Hu Yanyu, una ragazza del luogo, mi ha permesso di comprendere che la bellezza di questa cultura non sono solo i suoi caratteri eleganti, ma anche e soprattutto le persone che ho conosciuto là.
Grazie al nüshu ho imparato che si può essere ricchi anche senza acqua corrente in casa e che l’umiltà e il buon cuore sono alla base di ogni grande persona.

E’ stato complesso scrivere il tuo libro?

La stesura del mio libro è stata una grande avventura.
Mi ha permesso di riflettere su tanti dettagli delle mie esperienze, di approfondire i particolari di questo splendido fenomeno culturale e di prendere coscienza della bellezza di tanti luoghi e di tante persone.scrittura femminile
L’idea di questo libro è nata da tutti gli incontri con la Prof.ssa Zhao Liming: dalla prima volta in cui l’ascoltai, pensai subito che quei meravigliosi racconti non potevano restare solo per me; e devo ringraziare la CSA Editrice per aver creduto in questo progetto.
Il mio libro non è solo un contenitore di nozioni storiche e geografiche sull’argomento ma anche una testimonianza personale.
Ho cercato di colorare le pagine di questo libro dando voce ai alle persone, ai colori, all’accoglienza, ai racconti, alle emozioni e ai paesaggi a cui devo e dovrò molto per sempre.

Ci dai qualche dettaglio su questa tipologia di scrittura?

Come già accennato, nüshu 女书 significa letteralmente “scrittura delle donne”.
La sua pronuncia si basa su quella dei dialetti locali, ovvero quelli dei villaggi situati intorno alla contea di Jiangyong, nella provincia dello Hunan, nella Cina meridionale. I caratteri femminili sono circa 396, ad ognuno dei quali corrisponde una sillaba del dialetto.
A differenza del cinese mandarino dunque, questi ideogrammi trascrivono suoni, non significati. Da qui l’importanza del contesto per comprenderne il significato.

Per quanto riguarda l’origine di questa incredibile scrittura, testimone della grande forza delle donne, è difficile stabilire una data precisa per la creazione del nüshu che con molta probabilità avvenne intorno al 1700, ma tale questione è oggetto di continui dibattiti tra gli studiosi.

Su una cosa però si è certi, la scrittura femminile nacque in risposta all’antica società patriarcale cinese, che poneva inevitabilmente le donne in una condizione di sottomissione.

Un aspetto fondamentale che ha portato alla nascita di questa scrittura è il fatto che le ragazze non potessero frequentare la scuola: per rimanere in contatto tra di loro, soprattutto dopo il matrimonio, si inventarono dunque un loro modo per comunicare.
Il nüshu rappresentò anche un modo per evadere dall’opprimente quotidianità, un mondo parallelo nel quale le donne si rifugiavano, dove sapevano di poter trovare comprensione e dove potevano sfogare il proprio dolore.
Non è un caso che, secondo la leggenda, il nüshu venne creato da una ragazza del villaggio di Jingtian, la quale fu scelta come concubina dell’imperatore.
La donna non venne ben accolta in corte, così la solitudine e la nostalgia per i suoi cari la portarono a creare una nuova scrittura, differente da quella degli uomini, per dar sfogo ai propri pensieri e farli arrivare ai familiari.

I testi in Nüshu venivano registrati su: stoffa (abiti, cinture e fazzoletti),  carta, ventagli e libri.

Questa scrittura è scomparsa o la si pratica ancora?

Ancora oggi, nei villaggi del Nüshu, le eredi si dedicano alla produzione degli stessi manufatti.
In ogni angolo di Pumei è possibile vederle intente alla realizzazione di articoli decorati con gli eleganti caratteri femminili. E’ impossibile non proiettarsi al passato, quando le donne affidavano al Nüshu le loro vite con la speranza che l’ago, il filo e il pennello potessero alleviare le sofferenze della quotidianità.
I canti Nüshu erano composti per la maggior parte da versi di cinque o sette sillabe, anche se talvolta si possono incontrare unità metriche più lunghe.
Le opere più estese contano dai quattrocento ai cinquecento caratteri, mentre le più corte ne hanno circa venti.
I brani trattano la vita privata e sociale delle donne: è possibile incontrare pezzi che descrivono il raccolto della stagione, le bellezze naturali e i gusti sublimi dei frutti della, le proprie disgrazie e sfortune.

E’ evidente come il Nüshu fosse molto più che una semplice “valvola di sfogo”, ma un vero e proprio sistema culturale.

Infine, un falso mito che mi preme sempre sfatare è quello della segretezza. Quando si pensa al nüshu, è inevitabile parlare di “lingua delle donne e per le donne” perché è proprio da loro che è stata concepita e messa al mondo.

È importante sottolineare che quella femminile, non fu mai una scrittura segreta.

Furono semplicemente gli uomini a non interessarsene mai, in quanto creata da quella parte di società considerata incapace di produrre qualcosa di apprezzabile.

Gli avvenimenti storici e sociali hanno portato ad un grande cambiamento rispetto alla reputazione attribuita alla scrittura femminile: gli uomini hanno iniziato ad interessarsi al nüshu, in contea ne parlano orgogliosi come di un simbolo che caratterizza la loro città e molti di loro sono direttamente impegnati nella promozione di questo fenomeno.

E non è un caso che oggi, nei villaggi, non appena le donne cantano, tutti si fermano, compresi gli uomini; e non per dovere o per riverenza, ma perché realmente catturati da questi suoni allo stesso tempo luminosi e struggenti.

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4 commenti
  1. Brusen
    Brusen dice:

    Emilia
    ” La scrittura che diede voce alle donne”
    ho letto e riletto il tuo interessante articolo ,è stato bellissimo venire a conoscenza di questa cultura a me sconosciuta fino a oggi.
    grazie, Bru

    Rispondi
    • Emilia
      Emilia dice:

      Ciao Bru, grazie mille per aver letto l’articolo. È un aspetto culturale del quale non se ne parla molto. Sono felice ti sia piaciuto e ti abbia trasmesso qualcosa di nuovo. Un abbraccio 🙂

      Rispondi

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