In Olanda da un lustro

(e poi magari basta.)

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Sapete quant’è un lustro?

Sono cinque anni. Cinque anni che vivo in Nord Europa, io che amo solo il caldo e vivrei in un clima di perenne estate. Sono arrivata qui inseguendo un sogno multiplo che allargava le braccia a lavoro e amore. Scappavo da una realtà incattivita che non volevo più vivere, ho finito per trovare me stessa.

In un marasma di tumulto, viaggio interiore e cambiamenti climatici, ho avuto il tempo di deliziarmi con riflessioni leggere e sono queste che vi voglio raccontare oggi, al mio quinto giro di spago.

Dall’anno zero al numero cinque

Il 16 giugno 2016 mi morivo di freddo.

C’erano 18 gradi, era nuvolo e non ero assolutamente attrezzata al concetto. Nel mio universo, a giugno è giugno: quindi fa caldo, punto. Magari caldino, diciamo 25 gradi, ma certo non 18. Uscii a comprare una felpa. Nell’anno cinque, ce l’ho ancora. 10 euro, Bershka. Prima volta che vedevo Bershka, tra l’altro. Ci vado a correre d’inverno, oggi, con quella felpa lì.

Nell’anno 2021 soffro il caldo a bestia.

Ci sono 18 gradi e praticamente mi spoglio – sono in maniche corte, in ciavatta infradito, possibilmente in costume da bagno se mi metto in balcone. Con il tempo, ho sviluppato la teoria che non si tratta di una questione di integrazione con l’ambiente da parte del fisico, quanto piuttosto un fattore scientifico acqua – terreno – calore del sole. Oppure è semplicemente la menopausa.

Nonostante tutto, non mi sono mai davvero abituata al clima.

E ho finalmente smesso di vergognarmene. Ho attraversato tutte le fasi del dolore su questo argomento, una per anno. Negazione: c’erano 4 gradi e uscivo per principio in maglia di lana e senza giacca. Rabbia: “non può piovere per sempre!”. Contrattazione: “forse se tolgo gli strati poco a poco, mi posso acclimatare…”. Depressione: l’amara sconfitta, freddo e umido, pessimismo e fastidio. Accettazione: “fa freddo. E vabbeh, ho scelto io di vivere qui”.

Ma in qualche modo mi sono olandesizzata.

Solo nella corsa, ci tengo a precisarlo. In Italia non sarei mai uscita con due goccioline di pioggia; qui può pure esserci un tornado o un inizio di neve, vado lo stesso. A parte quando si manifesta la terribile combo vento- pioggia orizzontale. I motivi che mi hanno portata a essere la runner moderna sono vari, ma fondamentalmente tutto si riconduce a una cosa: in Olanda o fai così o cambi sport. Altro che La Spezia o Seattle.

Intervallo: lo so, il paragone con La Spezia e Seattle vi ha fatto rabbrividire.

Andiamo avanti.

Mi rifiuto di girare in bicicletta.

SPQL, Sono Pazzi Questi Locali. Però ho una bici tanto carina. La volete? La vendo, contattatemi in privato.

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E mi rifiuto di guidare.

Ma questo in realtà perché qui non ho la macchina e, nell’anno zero, quando mi capitava di guidarla, avevo accanto il tipico passeggero non voluto da nessuno, manina aggrappata in alto sia mai che i miei 24 anni di patente e 24 punti non fossero stati abbastanza, e “attenta-frena-guarda-mi rovini la frizione”. Se mi manca guidare? Sicuro. Ma qui obiettivamente la macchina mica ti serve tanto.

Continuo a sbirciare nei salotti altrui.

Vantaggi del camminare. Lo faccio distrattamente, mi interessano gli arredamenti, il fatto stesso che le vite siano letteralmente in piazza e ci si possa muovere in intimità e al tempo stesso convinti di essere trasparenti. Lo ho detto in uno dei miei primi articoli su questo sito, riconosci la casa di uno straniero dal fatto che ha le tende chiuse. Oppure forse ci sono due olandesi che stanno facendo sesso. Ma in questo caso puoi tirare le tende quanto ti pare, le pareti sono di burro ed è come avere i vicini in camera tua: un porno gratis per non-vedenti.

A proposito di intimità, non sono mai stata con un olandese.

E non credo nemmeno che succederà. Vuoi che lo stereotipo bello e biondo con me non acchiappa, vuoi che quando sono stanca il cervello mi si frigge e voglio parlare italonglese come esce, vuoi che non vado a dormire alle dieci di sera, vuoi che non mi faccio il bagno nel canale con l’olio di scolo delle barche, oppure vuoi che non voglio fare un porno gratis per non-vedenti. Nahh, l’ultima è una cretinata. Il resto potrebbe essere vero.

Comunque, capisco e parlo olandese molto di più di quel che credo (e racconto).

Anche se questi qui ti rendono l’impresa impossibile. Appena si accorgono che non sei madrelingua, cambiano in inglese. Se vogliono discutere, cambiano in olandese. Resta memorabile quella volta che, durante la festicciola annuale di quartiere, la mia ex-vicina di casa commentò con un’amica che nessuno avrebbe dovuto parlare in inglese solo per renderci la vita facile. Le risposi, in olandese, che mi stavo sforzando di imparare la loro lingua e che era un percorso lungo e difficile. La vecchia ammutolì. Accadeva nell’anno zero, immaginate dov’è il mio olandese adesso.

Devo ancora visitare le zone dei mulini.

Ecco, forse se avessi avuto la macchina, ci sarei andata. O forse il fatto di averli visti random durante qualche gita fuori porta ha appagato il mio desiderio. O forse non c’è nessun desiderio. Prima di lasciare questa nazione ci vado, dai.

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Il mulino di Leiden al tramonto

Ho smesso di fumare.

Ah ah, lo so, questa è buffa, nella nazione delle canne e dei pacchetti di sigarette da 36. Ma insomma, che corro a fare altrimenti?

E ultimo ma non ultimo, sono stata a un solo concerto in cinque anni.

Io. Al contrario di mia figlia, che è stata a diversi, incluso uno nella mitica sala del mitico Ziggo Dome e mi ha raccontato cose dell’altro mondo. Per quanto riguarda il mio, di concerto, non era nemmeno di qualcuno che mi piaceva. Non era di un cantante locale. Non era di qualcuno che conoscevo. Non era nemmeno per curiosità. Era per far piacere a un amico, avevo un buono sconto per Ticketmaster, ho comprato due biglietti e lo ho accompagnato. Alla fine è stato divertente, scoprire qualcosa di nuovo, e osservare le abitudini locali di lanciarsi bicchieri di plastica pieni di birra da una parte all’altra della platea in gesto coreografico, ma perché? Accadeva nell’anno quattro, poco prima che chiudessero il mondo. Qualche mese dopo, sarei venuta a scoprire che l’alternativa a quella serata avrebbe potuto dare una svolta alla mia vita.

E poi magari basta.

No, non sto pianificando di tornare in Italia. E’ semplicemente giunto il tempo di andare oltre. Avete suggerimenti per qualche nazione dove vivere mirabolanti avventure? Fatemi sapere nei commenti.

4 commenti
  1. Simone Lazzara
    Simone Lazzara dice:

    🤣🤣🤣 articolo bellissimo, rappresentazione perfetta dell’ Olanda!!!
    Manca solo il particolare della loro dieta da spiaggia ( friets Met frietsaus or pinda) 🤣🤣🤣

    Rispondi

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