Otto anni in un dolce soffio

panorama-australia-bluemountains

Blue Mountains, NSW (Terra ancestrale dei Darug, Gundungurra, Wanaruah, Wiradjuri; Darkinjung e Tharawal Nations)

Scrivendo questo pezzo, ascoltando i kookaburra che cantano come scimmie aggraziate ad un orecchio estraneo, mi pare quasi che gli ultimi otto anni della mia vita siano trascorsi in un soffio. In un dolce ed intenso soffio.

Sono arrivata in Australia per la prima volta nel 2010, dopo aver vinto una borsa di studio per frequentare sei mesi un’università a Sydney.

Da lì è cominciato il mio percorso in diverse istituzioni fino a dove sono ora, la Biblioteca di Stato del New South Wales.

Pur di partire ho lasciato tutto: una famiglia meravigliosa, degli amici strettissimi che sono ancora accanto a me e una storia d’amore decennale con la persona che – pensavo all’epoca – sarebbe stata il mio compagno di vita.

Ricordo come se fosse ora la quantità di lacrime che ho versato per un’intera settimana prima di partire. Non avevo mai pianto così tanto in tutta la mia vita. Non avevo paura del vuoto che avrei trovato andando dall’altra parte del mondo da sola, ma della pienezza che stavo lasciando. Pensavo che le persone che mi amavano si sarebbero dimenticate di me. Tutte le mie paure più irrazionali e buie vennero espresse in lacrime e disperazione durante quella settimana.

Quando sono arrivata, non conoscevo nessuno; il mio inglese era poco più che basico, non sapevo dove andare, avevo pochi soldi.

Ricordo bene quella sensazione di libertà e leggerezza, mescolata a paura e solitudine, appena uscita dall’aeroporto. Sensazione che ha lasciato posto quasi immediatamente ad un coraggio e una vitalità che non mi ricordavo più di avere, facendo di ogni giornata un’avventura ed un’opportunità per conoscere qualcosa di nuovo e superare un nuovo ostacolo.

Il primo anno è stato indimenticabile e mi sono divertita da matti.

A 27 anni, per la prima volta da sola e raggiante di gioia, ero aperta al mondo. Feste, vita sociale alle stelle, amicizie nuove, viaggi. Lavoravo moltissimo, ma riscoprivo la parte più gioiosa e sorridente di me stessa.

Con il passare del tempo però, ho cominciato ad avere paura di non farcela.

Lavorare in una pizzeria mi stava insegnando molto e mi permetteva di mantenermi, ma cosa avrei fatto a quel punto? Il mio visto stava scadendo e io, a parte aver imparato un po’ d’inglese, aver fatto qualche esame all’università e ricerche per la tesi, sentivo che non mi bastava.

Sapevo che il percorso di studi che avevo scelto era difficile e inusuale e avevo paura di non aver sfruttato abbastanza l’incredibile opportunità che avevo avuto.

La laurea in antropologia mi aveva avvicinato alle mie più grandi passioni: la conoscenza di diverse culture e la lotta per sostenere uguaglianza e diritti umani. Il mio grande rispetto e curiosità verso la cultura aborigena australiana avevano fatto il resto.

Il mio carattere stava venendo fuori: quella parte di me che non si accontenta e che, fino a quel momento, non avevo mai visto così chiaramente.

Ho cominciato a sentirmi frustrata e a contattare chiunque nel settore per riuscire a fare un tirocinio e ad allungare il visto.

Dopo mesi di tentativi inutili, anche la nostalgia era diventata un fardello pesantissimo con cui fare i conti. Sentivo dentro un senso di fallimento: casa mi mancava molto ma non ero ancora pronta per rientrare. A dicembre, un mese prima della fine del mio visto, ho deciso di comprare uno zaino nuovo e di programmare un breve viaggio prima di tornare a casa in Italia. 

Nel frattempo, tra le tante emails che avevo inviato, una persona in particolare mi aveva risposto chiedendomi di fissare un appuntamento.

Anche se ero contenta che si trattase del leader di una famosa biblioteca universitaria, sapevo che quell’ambiente non avrebbe offerto grandi opportunità a una studentessa italiana senza esperienza e con un visto in scadenza. Sono andata comunque e il colloquio è stato piacevole anche se, come mi aspettavo, sono tornata a casa a mani vuote.

Ancora mi emoziono se penso a quello che è successo dopo.

La notte del 24 dicembre, quel famoso leader di quella famosa università australiana mi ha scritto, dicendomi che il nostro incontro lo aveva colpito e che aveva in mente un progetto che sarebbe stato perfetto per me. Sapeva del problema del visto e aveva un paio di idee per rinnovarlo.

Da quel momento, la mia vita è cambiata radicalmente e per sempre.

Questa persona è divenuta una dei miei mentori e mi ha accompagnato nell’ombra permettendomi di crescere e trovare il mio posto del mondo. Oggi, ogni volta che a lavoro seguo uno studente o un tirocinante, rivedo me stessa qualche anno fa e mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se una persona sconosciuta, in un mondo sconosciuto, non mi avesse dato un’opportunità.

Quella email l’ho stampata e la riguardo come un piccolo miracolo quando la paura e la frustrazione mi avvolgono di nuovo.

Dopo quel nuovo inizio, c’è stato molto altro: lavoro, amore, nuove concezioni di vita, un’esplorazione profonda dentro me stessa.

Ma anche tanta nostalgia, tanta frustrazione, tanta gioia e senso di libertà.

Tanta paura e tanto coraggio.

In una mescolanza di tutto ciò che di bello e brutto accade quando concedi un’opportunità al destino.

4 commenti
  1. Alessandra
    Alessandra dice:

    Rileggere queste righe dense di emozioni e sentimenti mi ha arricchito notevolmente, mi ha fatto vedere le difficoltà che hai dovuto attraversare ma allo stesso tempo la tua caparbietà e la tua persona splendida ti hanno portata in un mondo tuo dove continui a splendere. Orgogliosamente tua amica.

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi