Otto cose che non sai del mio espatrio

barcellona

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Dopo aver partecipato alla challenge di Instagram “Le 8 cose che non sai di me”, in questo articolo mi accingo a rivelarvi le 8 cose che non sapete di me collegate al mio espatrio barcellonese.

  • 1. Sognavo la Francia, non la Spagna

Da piccola con mia mamma guardavo spesso il film “Il pranzo di Babette”, ambientato in Danimarca.

Babette, cuoca parigina di mezza età, si presenta alla porta della casa di due anziane sorelle che decidono di ospitarla. Per ricambiare il favore, e aiutata da un’inaspettata vincita alla lotteria, Babette preparerà loro un succulento pranzo francese a cui saranno invitati tutti i membri del villaggio.

Rimanevo affascinata dalla scena in cui Babette riceveva la tartaruga arrivata appositamente dalla Francia e da quella in cui la si vedeva intenta a preparare le quaglie. Quando il pranzo veniva servito in tutto il suo splendore, e vedendo le espressioni estasiate dei commensali mentre si gustavano ogni boccone, mi assaliva la voglia di potervici partecipare.

Credo che il mio amore per la Francia sia proprio iniziato con queste immagini. In seguito ho avuto la fortuna di seguire le lezioni di francese con una professoressa molto brava e appassionata, per cui ho cominciato a pensare che in futuro mi sarebbe proprio piaciuto vivere in Francia.

Quando nell’estate 2011 la mia migliore amica mi propose un road trip per la Spagna io non ne avevo nessuna voglia e, anzi, cercai convincerla ad andare in Bretagna, Normandia, Provenza…

Alla fine cedetti e, durante quella vacanza, incontrai l’amore della mia vita a Barcellona: mio marito!

PS. Tre anni fa però trascorsi due settimane a Bordeaux da sola per migliorare la lingua francese e vivere di croissant e crepes.

Amicizia

10 anni fa: io e Valentina in viaggio con la mia mitica Twingo!

  • 2. Ho poco senso dell’orientamento

Anzi, direi che sono pessima. Generalmente mi muovo sapendo il numero e la via esatta (e adesso che esiste Google Maps il mio cervello va davvero in sciopero). Al tempo del mio trasferimento non si usavano ancora queste applicazioni e mi scontrai con la strana  maniera di dare le indicazioni qui a Barcellona.

  • “Si trova “arriba o abajo” (sotto o sopra) della Diagonal, della Meridiana, della Gran Via (grandi viali che tagliano la città)”.
  • “Prendi questa strada in giù o in su”.

Quest’ultima mi faceva impazzire. Ci sono strade in cui è facile capire dove stiano il su e il giù perché sono in pendenza, ma in altre non è cosi facile, per cui alla loro risposta aggiungevo un’altra domanda per capire in che direzione fosse il mare (il giù) e in quale la montagna (il su), per poter decifrare l’indicazione ricevuta.

  • 3. Non digerisco l’aglio cucinato alla spagnola

Sono una buongustaia, adoro mangiare, però sin da piccola non ho mai digerito cibi dove sentissi troppo la presenza dell’olio fritto e rifritto o l’aglio. Ho sempre cucinato utilizzando aglio e cipolla, eppure l’aglio nei piatti spagnoli non lo digerisco. Non so se lo friggano di più, se l’anima dell’aglio spagnolo sia più pesante, non lo so. Magari voi avete qualche idea?

Mi blocca tutta la digestione e non riesco a mangiare altro per ore ed ore, motivo per cui purtroppo ho dovuto bandire alcuni cibi, tipo la salsa all i oli, una specie di maionese all’aglio che con las patatas bravas o el arroz negro è deliziosa! Per non parlare della paella di mio suocero, per cui direttamente digerisco 48 ore dopo 🙁

Paella spagnola

La buonissima paella assassina.

  • 4. Mi piace l’espressione spagnola “Buscate la vida”

Sarebbe l’equivalente del nostro “Arrangiati “e letteralmente significa ” Cercati la vita”. Chiaro no?

Mi ritengo una persona che ha sempre cercato di Buscarse la vida e trovare soluzioni.

Nel 2005 stavo studiando recitazione a Bologna e, per cominciare le lezioni, da un giorno all’altro ci venne richiesto il certificato di sana e robusta costituzione. Io e i miei compagni eravamo quasi tutti studenti fuori sede senza il medico di base a cui chiederlo, e stavamo cercando di capire come e dove farlo. Sinceramente ora non ricordo perché fosse così difficile (era anche un’epoca pre internet e cellulari), fatto sta che il giorno prima della consegna prevista del certificato ero disperata.

Uscii di casa e iniziai a citofonare dove vedevo la scritta “medico”. Finalmente qualcuno mi fece entrare. Trovai un medico molto gentile e, in preda all’agitazione, gli spiegai la mia situazione, implorandolo di sottopormi alla revisione per il certificato. Lui mi ascoltò e, senza dire una parola, mi fece accomodare nel suo ufficio, dove mi preparò e consegnò l’agognato certificato. Mi sorpresi e gli domandai se non fosse necessario auscultarmi, ma mi rispose con un sorriso che non ce n’era bisogno, chiedendomi poi se fossi incappata in lui semplicemente leggendo la dicitura sul citofono. Aggiunse anche che non gli dovevo niente perché voleva premiare la mia intraprendenza (o stravaganza, direi adesso).

Al momento mi senti molto orgogliosa di me stessa per poi rendermi conto, una volta uscita, che ero appena stata nello studio di uno psichiatra: suppongo che non mi fece pagare perché convinto di essersi assicurato una nuova cliente!

  • 5.  Sono un ghiro e vivo in un paese di vampiri

Sostengo da sempre che il mondo si divida in coloro che possono dormire poco e coloro che non ci riescono. Io appartengo a questo secondo gruppo. Ho provato varie volte a reggere i ritmi di altri ma finisce sempre che, dopo due giorni di euforia, ho mille afte in bocca, fame costante e un umore che non permette a nessuno di starmi a meno di due metri di distanza.

Eppure sono sposata con uno spagnolo (ci siamo sposati nel 2017), a cui piace andare a letto tardi, come molti qui. I suoi genitori, ad esempio, sono pensionati e vanno a dormire alle 2 o alle 3 di notte, mentre io e Alberto verso l’1. Lui con le sue sette ore di sonno regge bene, io avrei bisogno di otto, se non nove ore, per ricaricare le pile scariche dalla mia iperattività giornaliera.

Quando mi dovevo svegliare alle 7 di mattina era uno strazio perché verso le 23 iniziavo a dirgli che sarei dovuta andare a letto. Magari avevamo iniziato un film alle 22 e lui mi diceva “ma dai, se vai a letto a mezzanotte sono 7 ore”, e io gli rispondevo che non erano abbastanza, e con questi discorsi inutili alla fine andavo sempre a letto ancora più tardi. Insomma, io preferisco andare a letto un po’ prima e svegliarmi ad un orario decente per sfruttare la giornata. Alberto invece, notturno, adora fare le ore piccole il week end e godersi il lettuccio caldo la mattina.

Ed ecco che quando è sabato, ed è una bellissima giornata di sole, io sarei già pronta con gli scarponi da trekking alle 9 (vedi punto 6) mentre Alberto spesso è ancora tra le braccia di Morfeo.

  • 6. Adoro fare trekking in montagna, come i catalani

Sono milanese ma il mio posto del cuore è il Lago di Como, luogo di origine della mia nonna materna e culla di piacevoli ricordi estivi per me, mia mamma e mia cugina. Il lago mi manca molto: incorniciato dalle montagne è meraviglioso.

ciaspole

Io e Alberto durante un’escursione con le ciaspole sui Pirenei aragonesi.

Da quando vivo a Barcellona ho subito cercato posti di montagna dove poter fare lunghe passeggiate e raggiungere qualche vetta. E ne ho trovati! Fortunatamente, a un’oretta e mezza di macchina ci sono i Pirenei catalani, mentre per quelli aragonesi ci vogliono due ore e mezza. Fare trekking e andare in montagna è un’attività molto sentita dal popolo catalano: abituano da subito i bambini a camminare e nel week end si riversano nelle più vicine località di Montserrat o del Parco del Montseny. Con così tanta tradizione “montanara” non mi è stato difficile ricevere consigli su passeggiate e località da visitare!

  • 7. Non mi è mai piaciuto il calcio

Niente, non ce la faccio.

Amici, colleghi, fidanzati ci hanno provato in tutti i modi. Nel mondo del teatro alcuni hanno cercato di convincermi dicendomi che una partita di calcio è come uno spettacolo teatrale, ogni sera diverso, dipende dal lavoro di squadra, dall’ascolto tra i partecipanti, etc. Non mi piace, anzi, non lo sopporto.

Fino a che non ho sposato Alberto, e in quel momento ho scoperto che non mi sarei unita solo ad un marito spagnolo, ma anche a Santo Barça, ovvero, la squadra del Barcellona. Per i catalani fan di questa squadra, chiamati “culé”, è davvero una religione. Tuttora Alberto non si perde una partita alla tv o, pre Covid, davanti allo schermo del bar con amici (ma quante partite ci sono alla settimana?).

C’è una cosa però che mi piace, il fatto che sia motivo di unione: dico ad Alberto che è fortunato ad avere ancora la combriccola di amici dei tempi della scuola con cui, nonostante mogli e figli, mantiene l’appuntamento fisso per la birretta e due chiacchiere davanti alla partita.

  • 8. Non mi ero mai davvero ubriacata

Dai 16 anni in poi ho iniziato a bere i primi cocktail con gli amici (che schifezza, a ripensarlo ora, i daiquiri iper ghiacciati e ultra dolci). Da lì in poi di occasioni per ubriacarmi ce ne sono state, ed è capitato di perdere un po’ il controllo, ma non ero mai stata male. Vivevo in un paesino della Brianza ma uscivo con amici a Milano o Como, per cui mi ero abituata a bere poco ad inizio serata per poter guidare da sola al ritorno.

L’altra cosa da menzionare è che, almeno ai miei tempi, i cocktail delle discoteche milanesi e comasche erano piuttosto light in quanto a percentuale di alcol (o forse rispettavano semplicemente le giuste dosi utilizzando il misurino). Qui a Barcellona, invece, ricordo che una delle prime volte in discoteca Alberto mi disse di non ordinare nessun cocktail perché sarebbe stato “veleno per topi”, e di ripiegare sempre sulle birre. Lui aveva esperienza perché di ubriacature se n’era prese eccome, anche perché spesso nei bar versano l’alcol ad occhio e sono mooolto generosi (motivo per cui la Spagna è cosi amata dai giovani festaioli).

Morale della favola: sempre con la mia amica Valentina, qui a Barcellona, ho preso una sbronza di quelle epocali per cui ho davvero capito che cosa significasse stare molto male dopo una serata, e ho anche giurato che i cocktail nelle discoteche spagnole non li avrei mai più toccati 😛

Festa- Barcellona

Io “alcolica” con una delle fantastiche creazioni che popolano la Fiesta del quartiere di Gracia a Barcellona.

Che mi dite di voi in quanto a ore di sonno, ubriacature all’estero, capacità di buscarse le vida, digestioni difficili e rapporto con il calcio?

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