Otto curiosità su di me in Spagna

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Vista di Barcellona

1. Tra la Francia e la Spagna ho scelto quest’ultima.

Diversi anni fa, ebbi due offerte di lavoro nello stesso tempo. La prima offerta riguardava un posto come assistente di lingua italiana in una scuola di Lione per un anno e la seconda concerneva un dottorato di tre anni a Barcellona. Scelsi quest’ultima città perché l’esperienza durava più a lungo e partii un po’ controvoglia, non del tutto convinta. Non so come sarebbe andata se avessi optato per la Francia ma non mi sono mai pentita di aver accettato la Spagna.

2. Una permanenza di tre anni a Barcellona si è trasformata in un periodo molto più lungo.

L’idea iniziale era conseguire il mio dottorato e poi, al suo termine, andare altrove. Non sapevo se sarei tornata in patria o se me ne sarei andata in un altro Paese. Ho sempre avuto piedini pruriginosi, anche ora che sto scrivendo. Io sognavo i Paesi nordici o l’Inghilterra. E invece vivo a Barcellona da tanti anni e qui ho messo su famiglia.

3. In questa città ho scoperto la passione per lo swing.

Il ballo non è mai stato il mio forte ma non m’importa: questa musica mi riempie di allegria. In epoca pre-covid le piazze pullulavano di gente e io, dopo aver fatto un semestre di ballo in una scuola, per un periodo non mi sono persa nessuna “jam con clase abierta”. Ho imparato che se ti ostini ad aspettare che ti inviti l’uomo a ballare stai fresca. È bello prendere l’iniziativa e poi nessuno ti dice di no. Credo che chi va a queste jam lo faccia per mera passione e non “para ligar” (per cuccare). Infatti non è così che ho conosciuto mio marito. Ma questa è un’altra storia che ho già raccontato qui.

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4. Una delle cose che amo di più sono “las rutas nocturnas de patines”.

Ho sempre pattinato, da quando ero piccola, ma mai così bene come da quando vivo qui! Prima del Covid, ogni venerdì notte c’era una pattinata notturna e un percorso diverso per la città. Il lungomare era il punto di partenza e di arrivo e si poteva arrivare a gruppi di cento persone, tutti accomunati dalla passione per i rollerblade, con musica a tutto volume e allegria da tutti i pori. L’APB (Asociación Patinadores Barcelona) è un’associazione autorizzata dal Ayuntamiento e agli organizzatori “de las rutas” è permesso fermare il traffico per lasciar passare i pattinatori. Questa stessa associazione organizza anche interi weekend fuori Barcellona sui pattini. Per me questa è ormai preistoria perché sono in un’altra fase della vita, quella della maternità. Ma voglio sperare che tra qualche anno mia figlia avrà un bel paio di pattini ai piedi!

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Rutas de patines

5. Ho il C1 di catalano ma non ho ancora il C1 di spagnolo.

Credo che il mio spagnolo sia più fluente e più corretto del mio catalano ma non l’ho mai studiato a fondo, a parte un esame all’università in Italia, e non ne ho mai certificato le competenze. Cercherò di provvedere presto, vivo qui da troppi anni ormai e potrebbe tornarmi utile.

6. Gli spagnoli sono proprio belli.

Mi riferisco agli uomini spagnoli. Dalla Catalogna all’Andalusia, dalla Galizia alle Canarie. Nient’altro da aggiungere.

7. Viaggio con un piccolo trolley e una borsa. E basta.

Non mi porto neanche la giacca perché in aeroporto fa caldo e in Italia ne ho tante negli armadi. Il cappotto mi è solo d’impiccio durante gli spostamenti vari. Voglio sentirmi leggera. Ora che viaggio con una peperina di due anni, però, la situazione si è complicata e devo portarmi anche il passeggino.

8. Voglio studiare in una EOI (Escuela Oficial de Idiomas).

Uno dei miei sogni nel cassetto (sono tanti!) è quello di riprendere la lingua russa, che avevo iniziato anni fa, e raggiungere il livello C1. Voglio farlo in una EOI. Si tratta di scuole che si trovano in tutta la Spagna, offrono tante lingue, insegnanti qualificati e prezzi accessibili. Ma ci vuole molto impegno se si decide di studiare in una EOI, ed è per questo che preferisco rimandare ai prossimi anni. Ora non riuscirei a godermi il percorso perché sono alle prese con pannolini e roba varia.

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